Introduzione
Riprendere il significato ultimo dell’essere uomo. Husserl: nei momenti di disperazione della nostra vita, vengono a galla le questioni che riguardano il senso o l’assenza di senso dell’esistenza umana in generale. L’interrogativo oggi punta alla umanità stessa dell’uomo, l’uomo diventa problema a sé stesso in mezzo alle sue miserie, antiche e nuove alienazioni e ai suoi deliri di onnipotenza.
I nemici dell’uomo
Camus: i carnefici di oggi sono noti umanisti, perciò non si potrà mai diffidare a sufficienza dell’ideologia umanistica. Levi Strauss: esseri umani significa appartenere ad una classe, ad una società, ad una nazione, ad un continente, e ad una civiltà, e per noi europei abitanti della Terra, la responsabilità per il crimine della sua distruzione. Sembra prevalere il dominio della violenza dell’uomo sull’uomo, della violenza di regime, della violenza tra uno stato e l’altro.
Morte dell’uomo
1960, si manda in frantumi la visione tradizionale dell’uomo che gli intellettuali e gli stessi rivoluzionari, si erano sforzati di rimettere in sesto dopo la guerra, raccogliendo i brandelli ritrovati nelle camere di tortura e nei campi di concentramento. L’esistenzialismo è un umanesimo. Visione comune: morte dell’uomo, divario tra il senso vissuto e la dissoluzione dell’uomo. L’uomo non è un oggetto difficile per il pensiero, ma un oggetto inesistente. L’uomo è morto nelle pratiche escogitate dall’uomo stesso negli anni '90 (grandi guerre mondiali).
Arendt: basta guardarsi intorno per capire che ci troviamo dinanzi ad un campo di rovine, dove è in rovina l’orizzonte stesso di umanità, che ha trascinato con sé il concetto stesso e le pratiche della compassione e della pietà, due atteggiamenti pratici che hanno da sempre costituito verità universalmente conosciute.
La morale rovesciata
Pietà e compassione appartengono alla secolare ed essenziale lista di quelli che Cicerone definiva communia, cioè obblighi comuni a tutti i popoli, per accedere a questa soglia di diritti bastava essere uomini, erano obbligazioni. Sia per Cicerone che per Seneca era assodata l’esistenza di alcuni obblighi detti humanum officium, ossia doveri degli uomini verso gli uomini. Obblighi elementari da rispettare solo per il fatto di essere uomini.
Oggi l’obbligo di aiutare il prossimo è diventato buonismo, e tramite un’inversione morale, spazzò via i communia, e l’umano viene cancellato da una morale rovesciata, l’effetto è la comparsa del reato umanitario (umanitario = orienta il pensiero, azione a migliorare la vita umana e la convivenza dell’uomo nella società).
Razzismo come buonsenso
Aumento dei reati di violenza, a sfondo di odio razziale. Dobbiamo decidere se la nostra etnia, se la nostra razza bianca, se la nostra società deve continuare a esistere o se deve essere cancellata. Marco Aime: il razzismo, è qui tra noi, si aggrappa un neo tribalismo, diritti sulla base del luogo di nascita, nella tradizione della nota banalità del male, il neo razzismo indossa la maschera del buonsenso, del sentire comune.
Relazioni deteriorate
Aria di ostilità, diffidenza, domanda di sicurezza. Italiani incattiviti, confusi, disorientati, arrabbiati, con diffusa sfiducia verso il futuro, non cresce la soddisfazione per la propria vita. Le relazioni sociali mostrano criticità.
Arendt: il mondo sta tra le persone e questo tra oggetto della massima preoccupazione e dello sconvolgimento più manifesto in quasi tutti i paesi. Le nostre relazioni sociali malate dicono che lo stare al mondo è coinvolto in una rovinosa perdita di umanità.
Un’economia che uccide
Economia che ha plasmato quell’ethos rovesciato per cui voler aiutare il prossimo, atteggiamento antieconomico, antisociale, immorale e presuntuoso. Il modello economico finanziario liberista si è dimostrato fallimentare in quanto generatore attivo di sperequazioni e disuguaglianze su scala globale. Assume l’uomo stesso come oggetto disponibile alla logica del profitto.
Homo oeconomicus ossia la risoluzione dell’uomo in quanto tale, e cioè della sua natura e del suo essere, a impianto economico, l’odierna morte dell’uomo è sancita dal paradigma neoliberista 1970, che ha esteso l’economia, tanto da far diventare competizione e ricerca del profitto individuale, criterio pratico di tutte le sfere dell’agire. È quella funzione antropologica che ha cominciato a estendere la validità potenziale delle sue spiegazioni all’integralità delle attività umane. Se niente è fatto per il senso del dovere, per solidarietà e desiderio di creare, non restano da attivare le motivazioni estrinseche, ossia gusto del guadagno, promozione gerarchica.
L’uomo è per natura orientato alla ricerca del proprio tornaconto individuale. L’uomo come individuo a-sociale, volto alla massimizzazione dell’utilità sotto la spinta dell’egoismo razionale e della ragione calcolante la rational choice, secondo funzioni di utilità e leggi di preferenza. Teoria dell’attore razionale spiega ciò che accade nel mercato con gli scambi di merci e della moneta, ma tutte le forme dell’agire umano, amore, criminalità, credenze religiose, comportamenti politici, educazione. Tutto ciò che ha a che fare con l’altruismo, dono, gratuità, generosità, si manifesta come ipocrisia, idealismo, perché nell’uomo esiste una sola motivazione fondamentale ossia il guadagno. L’idea che le scelte debbano sempre essere coerenti può avere la conseguenza di spingerci a considerare razionali, da perseguire, anche comportamenti in contrasto con i nostri valori e desideri.
Massimizzazione dell’interesse personale impone una visione troppo semplificata del comportamento economico, separandolo dal contesto delle motivazioni umane. Smith sostiene che giustizia, umanità, generosità, fiducia, spirito pubblico (Hirschman: amore), sono le qualità più utili per la convivenza sociale, senza esse il mercato non sarebbe possibile.
Il lato oscuro dell’individualismo
Taylor: individualismo degenerato in narcisismo culturale o relativismo, fino a favorire il venir meno degli orizzonti morali. Narciso riconduce tutto al mio, mio io. L’individualismo è una delle cause principali del nostro disagio esistenziale. Antropologia dell’individualismo, decadenza dell’umano.
Taylor lato oscuro di tale antropologia
- Individualismo dell’auto realizzazione, porta affetti destrutturanti per le nostre stesse identità, favorisce ipertrofia dell’io, screditando le questioni o preoccupazioni che lo trascendono, restringimento della vita delle persone.
- Coscienza separata libertà radicale, atrofizzare nelle stesse coscienze l’autorità dell’ideale altruista, decolpevolizzare l’egocentrismo, legittimare il diritto di vivere per sé stesso.
Questa concezione si è rovesciata contro l’uomo, ha distorto l’ideale morale dell’autenticità e cancellato il tratto distintivo dell’umano iscritto nella socialità, fondamentale identità dialogica. Emergere del narcisismo, significa una perdita di sé stessi, implica identità minacciata dallo spettro della disintegrazione e dà un senso di vuoto interiore.
Lasch analizza la cultura del narcisismo, e può condurre fino alla guerra di tutti contro tutti, alla ricerca della felicità nel vicolo cieco di una preoccupazione narcisistica per il sé. Soler: narcinismo mette insieme narcisismo e cinismo: il narcisismo soffre per la mancanza dell’altro, da qui la tendenza di trasformare in causa i propri plus valori, plus godere, e i legami sociali sono minati.
La precarietà riguarda il lavoro, legami d’amore, amicizia, relazioni familiari. Il narcinismo ci lavora dentro, senza il nichilismo, opzione esistenziale filosofica, che si risolve in un cinismo per difetto. Perdita più devastante e disumanizzante del programma liberale: perdita dei legami comunitari e di vicinato, richiama il male di vivere dentro le relazioni sociali, fragili, competitive, superficiali, insoddisfacenti. L’uomo è più dell’io del soggetto, noi uomini ricerchiamo umano-comune, prerogativa di accogliere le differenze senza scioglierle nell’universale astratto, senza disperderle nell’uniformismo, creando condizioni per la loro condivisione.
La scoperta dei grandi pilastri delle discipline antropologiche nel XX secolo
L’epoca moderna ricca di scoperte, giunge fino alla frammentazione della figura del Humanitas. Freud: grandi ferite narcisistiche che sul piano dell’autocoscienza dell’uomo hanno smontato la convinzione di ritenersi un essere superiore nel creato. L’umanità ha sopportato tre grandi mortificazioni che la scienza ha creato: rivoluzione copernicana la nostra terra non è al centro dell’universo, teoria dell’evoluzione uomo provenienza dal regno animale, scoperta dell’inconscio io non è padrone in casa propria, ma deve fare affidamento a quello che avviene inconsciamente nella sua psiche.
Queste umiliazioni, aprono alla nuova via: l’uomo approfondisce il proprio essere nella misura in cui esce dal ripiegamento su sé stesso e si apre al cosmo alla vita, psiche. L’uomo inizia il cammino verso sé stesso solo liberandosi dalla gabbia narcisistica e lasciando istruire da ciò che è l’altro, tramite un decentramento e una spogliazione delle nostre pretese. Levinas: l’alterità costituisce l’uomo stesso, la struttura è essere gli uni per gli altri.
Le pratiche del dono
Mauss: i fenomeni economici non sono separabili da altri aspetti della vita sociale, e non possono essere ridotti a puri calcoli di interesse e di scambio derivati dal baratto. Le società del '900 scambiavano beni e servizi tramite la pratica del dono, pratica che crea legame sociale e che fa sentire obbligati a dare, ricevere, ricambiare. La libertà del ricambio del dono riguarda il contenuto del dono, il tempo e il legame che si va a generare, coltivare e rafforzare. Il dono è una relazione, alleanza, tramite esso si formano l’autonomia personale e la sua appartenenza sociale.
Matrice universale di ogni socialità umana, dare, ricevere e ricambiare, come il fondamento costante del diritto. Henaff: esistono tre figure pratiche principali:
- Cerimoniale obbligo di donare a propria volta, basato sulla reciprocità.
- Dono gratuito unilaterale, testimonianza di generosità spontanea, qualità psicologica e morale, fondato sul piacere, rendere felice qualcuno.
- Mutua assistenza dimensione più sociale, disponibilità, basato sull’aiuto.
Il dono ci dice che l’uomo è Homo reciprocus, le cose hanno un valore sentimentale oltre a quello venale, non c’è solo una morale mercantile. Aime: chi dona attende un contro dono.
La parentela
Le relazioni di parentela sono la grammatica elementare della relazione sociale. Levi Strauss: esogamia, sistema che permette di creare legami con altri gruppi, potenzialmente nemici. La progressiva emersione delle relazioni familiari, è una prosecuzione della logica del dono, che mette capo a un altro caposaldo umano: prevenire ostilità, avviare legge dell’ospitalità. L’analisi dello scambio può aiutarci a comprendere la solidarietà che unisce il dono al contro dono. Il carattere primordiale della parentela è quello di ricercare il relazionarsi di famiglie elementari.
Ricoeur: la parentela svela la fondazione per riconoscimento reciproco. La reciprocità dell’essere, sottende la costituzione della parentela sia nella costruzione sociale, che nel rapporto di procreazione, dimostra l’efficacia della relazionalità. L’unico rapporto che genera e rafforza la vita, e la vita insieme è quello con chi è diverso da sé. Ogni comportamento fusionale è mortifero, perché il non rischiare l’incontro con l’altro, porta irrimediabilmente alla morte di sé e del gruppo, le culture che si sono aperte sono progredite.
Le istituzioni politiche arcaiche
Le pratiche del dono e della parentela devono produrre il vivere insieme. Aristotele: l’uomo non è fatto solo per vivere, ma per vivere bene. Levi Strauss: lo scambio dei doni si fonda su una struttura spirituale trascendente e universale, su una legge dello scambio. Hobbes: homo homini lupus, che non avveniva nelle società primitive poiché preferivano l’unità ai conflitti interni. Le istituzioni politiche creano le condizioni per poter vivere insieme nella pace. Le istituzioni politiche arcaiche mostrano società senza stato e contro stato. Stato nostra concezione moderna di ente dotato di potestà territoriale. Il potere deve restare assente, la politica deve essere praticata come esperienza permanente di libertà e di emancipazione. Queste società rifiutano lo stato, in quanto figura minimale.
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