Anthropology of life – Barbara Ghiringhelli
Quando l’altro è di un’altra specie
L’antropologia e la relazione uomo-animale
Il libro fonda le sue basi nel contemporaneo percorso di revisione della definizione di “cultura”, “natura” e “specie” e di ripensamento di tali categorie in termini di rapporto/interazione.
Un dibattito sulla relazione tra uomo e altri organismi viventi, nello specifico gli animali, che sono passati dall’essere considerati meri “oggetti” funzionali per l’uomo a “soggetti” in grado di instaurare relazioni con l’uomo.
1.1 La nascita degli Human-Animal Studies
Da sempre l’antropologia include nei suoi studi anche quello avente a che fare con la relazione tra uomini e animali. La parola relazione però non deve essere intesa come uso che l’uomo fa dell’animale sul piano utilitaristico e simbolico, in tale relazione si direbbe infatti che l’uomo sia il “soggetto” mentre l’animale l’ “oggetto” (visione chiaramente antropocentrica).
L’uomo al fine di rafforzare la propria identità, denigra e allontana ciò che negli animali è troppo simile al suo comportamento culturale; se da un lato l’animale è natura dall’altro l’uomo è cultura. L’animale è l’altro, il diverso al quale viene affiancata l’etichetta di inferiore.
Secondo Rivera questa negazione dell’altro (uomo, donna o animale) crea un’analogia tra razzismo, sessismo e specismo, quest’ultimo affermatosi con la riduzione dell’animale a mero bene di consumo.
Oggi, vi è un nuovo approccio all’argomento, partendo dalla ridefinizione e riconsiderazione, sia da un punto di vista epistemologico che ontologico, del modo in cui l’antropologia ha concepito il rapporto natura/cultura.
In Epifania Animale, Roberto Marchesini stimola la riflessione chiedendosi se gli animali esistono o sono solo uno specchio capace di fare uscire l’eccellenza e la specialità dell’essere umano (questo nel caso in cui si rimane intrappolati nell’idea che uomo e animale siano due entità opposte). Il termine animale viene usato in negativo in termini di mancanza: animale è quell’ente che manca di qualcosa rispetto all’uomo.
L’antropologia, la più scientifica delle discipline umanistiche e la più umanistica delle scienze
Dall’inizio dell’antropologia moderna, ci sono due correnti che differenziano coloro che ritengono che lo scopo dell’antropologia sia più che altro descrittivo, e che essa si debba porre al fianco delle discipline umanistiche (come la storia, la retorica e la critica letteraria); e coloro che invece sostengono che l’antropologia sia una scienza nomotetica, che cioè possa e debba individuare le leggi generali che governano i fenomeni e che debba porsi al fianco delle scienze naturali (come la biologia e la psicologia).
Oggi però oltre a queste due posizioni se ne prospettano di nuove che vedono proficua la contaminazione tra antropologia e scienze naturali e che tale contaminazione non rappresenti una perdita delle specificità della disciplina. I sostenitori di tale posizione sottolineano che non bisogna ragionare in termini di dualismo tra natura e cultura perché ciò sarebbe un impedimento allo sviluppo di un dibattito maturo.
L’antropologia si occupa di fattori sia organici che sociali nell’uomo, quindi di entrambi i tipi di fattori dal momento che essi risultano associati negli esseri umani in natura.
Principalmente l’animale manca di cultura, di linguaggio, di pensiero. Negli ultimi quarant’anni si registrano numerose scoperte: forme di apprendimento, comportamenti simbolici, linguaggi e culture sarebbero presenti anche in altre specie viventi.
Anche le discipline umanistiche mettono in discussione la prospettiva separatista che ha condotto al divorzio tra cultura e natura, uomini e animali. Così anche l’antropologia sviluppa un nuovo interesse verso lo studio del rapporto uomo-altre specie.
Nel panorama internazionale appare così un nuovo campo di studi, gli Human-Animal Studies, dove uomo e animale sono considerati entrambi soggetti capaci di relazione interspecifica. Lo studio ha come obiettivo di ricerca l’interazione uomo-animale. Tante e diverse sono le discipline interessate a questo tema (biologia, psicologia, sociologia, antropologia, economia e medicina).
Essendo un campo di studi relativamente giovane non vi è ancora 1 un’uniformità terminologica, si utilizzano infatti come sinonimi: Human-Animal Studies, anthrozoology, multispieces ethnography, anthropho-zoo-genesis, multispecism. Tutti indicano approcci che individuano ed enfatizzano metodi innovativi per includere l’animale non umano nelle indagini e negli studi culturali.
L’interesse di indagine è per lo più l’interazione uomo-animale. La presenza dell’animale non può essere ignorata, continuare a considerare gli animali oggetti porterebbe solo ad una comprensione parziale della realtà; l’uomo vive in un mondo che è descritto da Abram David “as more than a human world”.
1.2 Verso un’ “anthropology of life”
Uno dei cardini di questa nuova prospettiva di ricerca consiste nel rovesciare la visione tradizionale dell’animale oggetto trasformandola in una visione in cui l’animale diventa “reale”, facente parte della sfera relazionale e sociale dell’uomo.
L’animale viene concepito come partner attivo di un rapporto biunivoco e reciproco scambio con l’uomo, acquisendo così la dignità di soggetto. Esistono poi circostanze in cui una determinata specie animale possa significativamente offrire soluzioni nuove all’uomo per ciò che riguarda il rapporto con sé stesso e con l’ecosistema in generale.
Obiettivo dell’etnografia multispecie non è solo riconoscere la soggettività dell’animale, ma far ripensare alle categorie d’analisi in modo che possano includere tutti gli esseri viventi.
L’antropologo Kohn parla di espansione dei confini dell’antropologia, proponendo un’“anthropology of life”, antropologia che non comprende solo l’uomo, bensì il rapporto tra uomo e altre specie viventi.
Concetto che Ingold esprime con “bring the anthropology back to life” per sottolineare come considerare altri esseri viventi nell’ambito di studi dell’antropologia possa essere un’opportunità per comprendere la vita umana. Shanklin si esprime sostenendo che l’investigazione dell’interazione tra uomo e animale potrebbe essere uno degli sforzi più prolifici dell’antropologia.
Haraway, in riferimento al rapporto tra umani e animali non umani parla di specie compagne, coinvolte nel processo di “becoming with”; incontro come forma di “co-being”, “being with” e “intra-active”.
Marchesini parla invece di rapporto di soglia, processo che mette in relazione il soggetto con l’altro costruendo da una parte una migliore consapevolezza identitaria, dall’altra una maggiore apertura al mondo. L’animale è una soglia in quanto non umano; l’interazione con l’uomo fa capire l’importanza di valorizzare l’animale proprio in quanto diverso.
Per Squillacciotti il rapporto natura-cultura è caratterizzato da una processualità relazionale storico-biologica, per cui uomo e animale appartengono alla stessa specie.
Mentre quindi l’umanismo distingue uomo da animale, il postumanismo accoglie ed integra le diversità dei due soggetti (ridefinizione del concetto di naturcultura).
È necessario riconoscere che lo studio dell’uomo deve comprendere anche quegli ambiti di incontro e relazione che esso ha con gli “altri” esseri viventi del Pianeta. La rivisitazione del rapporto uomo-animale permette all’antropologia di indagare sull’ampia questione del confronto dell’uomo con l’alterità attraverso la quale è possibile riflettere più in generale sul nostro tempo, sulla società e sulle relazioni che intratteniamo con l’animale e con la natura in generale.
L’urgenza è quella di mettere in discussione l’antropocentrismo, insito nell’antropologia, curabile mediante l’incontro con l’altro. Secondo Marchesini anche l’alterità animale, così come quella etnica e culturale, partecipa alla costruzione dell’identità umana.
Presupposto fondamentale è il riconoscimento della soggettività dell’animale. Numerose sono le indagini che negli ultimi anni si sono poste l’obiettivo di indagare la relazione uomo-animale riconoscendo la possibilità dell’animale di essere interlocutore, partner, compagno, persona.
Numerose sono le conferenze e i congressi internazionali che hanno incluso questo tema, per citarne alcune: il IV Convegno biennale dell’associazione Nazionale Universitaria degli antropologi Culturali (ANUAC), la quattordicesima conferenza dell’European Association of Social Anthropologists (EASA)
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