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Capitolo I – Il sistema freudiano

Sigmund Freud (Freiberg, 1856 – Londra, 1939) è considerato il padre della psicoanalisi, grazie al suo modello del funzionamento della mente che ci fornisce una visione totalmente nuova della natura umana. Egli parte dagli studi di Darwin sulla natura animale dell’uomo e dalle correnti meccanicistiche secondo cui ogni cosa può essere ridotta al quantificabile e al misurabile, e costruisce la propria visione antropologica di un uomo come un organismo biologico dominato da forze istintuali volte a soddisfare i bisogni fisiologici. Il nostro scopo è quello di analizzare il modello freudiano secondo le quattro teorie principali citate nell’introduzione.

Teoria della motivazione

Quello che ci chiediamo è: che cosa, secondo Freud, muove la mente e motiva il comportamento umano? La risposta sta, principalmente, nel concetto di pulsione. Secondo Freud la mente si trova in un perenne stato di tensione, e l’intera condotta umana è finalizzata semplicemente alla scarica di essa. Ma da cosa deriva questa tensione? Essa è il risultato del conflitto, perennemente in atto, all’interno della mente, di due pulsioni, la libido e l’aggressività.

Con “pulsione” si intende una spinta causata da uno stato di eccitamento del corpo, un’energia, una forza psicologica che possiede una fonte, una dimensione quantitativa, una meta e un oggetto: la fonte è normalmente un insieme di impulsi (o pulsioni istintuali), cioè le richieste e le pressioni interne che spingono verso l’attività, la meta è, di conseguenza, il soddisfacimento di tali richieste attraverso un'azione, e l’oggetto è il mezzo di cui l’individuo si serve affinché ciò avvenga, investendolo pulsionalmente con una certa intensità (dimensione quantitativa).

Questo investimento si chiama catexi, mentre il processo contrario, in cui l’individuo disinveste l’oggetto, si chiama decatexi. A seconda del tipo di richiesta, l’individuo può scegliere se investire l’oggetto di libido, un’energia “costruttiva” che tende all’unità, o di aggressività, un’energia “distruttiva” che tende, appunto, alla distruzione. È necessario, però, fare due importanti precisazioni: la prima è che queste due forze, coesistendo nella mente, spesso tendono ad amalgamarsi tra di loro, a fondersi, e ad operare insieme, e la seconda è che la gratificazione pulsionale non è l’unica motivazione del comportamento umano, in quanto ne esiste anche un’altra, basata sui processi di identificazione.

In pratica, la prima precisazione ci dice che un oggetto può anche essere investito nello stesso momento sia di pulsioni libidiche che aggressive, e la seconda che l’individuo non investe soltanto oggetti esterni, ma anche sé stesso. E da qui un altro concetto essenziale, che è quello di narcisismo: esso consiste in un’energia psichica indifferenziata che inizialmente viene investita sull’Io (libido narcisistica) e successivamente sull’oggetto (libido oggettuale), dapprima un oggetto simile a sé (scelta di carattere omosessuale) e poi oggetti esterni indifferenziati (scelta di carattere eterosessuale). Questo primo investimento narcisistico Freud lo identifica come narcisismo primario, e tende a fare tale precisazione in quanto può accadere, successivamente, che l’individuo disinvesta libidicamente l’oggetto e risposti tale energia nuovamente sull’Io, e tale processo prenderebbe il nome di narcisismo secondario.

Quindi, in sintesi: la mente è perennemente dominata dal conflitto, che può derivare sia della lotta tra le pulsioni contrapposte (libido e aggressività), sia da quella tra l’Io e l’oggetto, e la motivazione del comportamento umano è tendere alla scarica della tensione derivante da questo conflitto, per ottenere una gratificazione di carattere o pulsionale o narcisistico. Freud postula l’esistenza di tre punti di vista essenziali da tenere in considerazione nell’osservazione dei suddetti processi psichici, punti da non considerare singolarmente ma interdipendenti gli uni dagli altri:

  • Il punto di vista dinamico, secondo il quale il conflitto è perennemente presente all’interno dell’individuo, a causa della lotta tra due istinti di base, quello di vita (libido), tendente all’equilibrio, e quello di morte (mortido), tendente alla disorganizzazione; le pulsioni libidiche e quelle aggressive, fanno parte, rispettivamente, l’una del primo istinto e l’altra del secondo.
  • Il punto di vista economico, secondo cui le varie pulsioni sopra descritte sono distribuite quantitativamente verso dei precisi oggetti, che vengono investiti, allo scopo di scaricare la tensione; come vedremo nel prossimo punto di vista, l’energia viene divisa tra tre diverse istanze in maniera il più possibile equilibrata, e da qui il nome “economico”.
  • Il punto di vista topico-strutturale, secondo cui la mente sarebbe divisa in tre parti, in maniera dinamica e funzionale: nella prima divisione Freud parla di tre sistemi, quali l’Inconscio, cioè l’insieme dei contenuti primitivi dominato dal principio primario piacere, tendente alla scarica totale dell’energia pulsionale, il Conscio, cioè l’insieme dei contenuti consapevoli, ed il Preconscio, cioè l’insieme dei contenuti non immediatamente coscienti ma che possono essere resi tali tramite uno sforzo da parte dell’individuo; nella seconda divisione Freud, rendendosi conto che alcune parti del conscio erano anche inconsce, sostituisce ai tre sistemi tre istanze, quali l’Es, che corrisponderebbe al precedente inconscio, il Super Io, cioè l’insieme delle norme e degli ideali che secondo il principio di dovere spingono l’individuo verso ciò che dovrebbe essere (Ideale dell’Io), criticandolo e sottoponendolo a senso di colpa e vergogna, se necessario, e l’Io, l’istanza regolatrice consapevole, in parte conscia e razionale e in parte inconscia (meccanismi di difesa), guidata dal principio secondario di realtà e indirizzata alla mediazione tra le due istanze precedenti.

Come vediamo, questi tre punti di vista coincidono con la motivazione sopra descritta: la mente, divisa in Es, Io e Super Io (punto di vista topico-strutturale) è guidata dal conflitto tra gli istinti primari (punto di vista dinamico), e per risolvere ciò tende alla scarica pulsionale attraverso l’investimento di oggetti o del sé, in vista della scarica della tensione (punto di vista economico). Detto ciò, possiamo passare all’analisi del modello freudiano secondo la teoria della personalità.

Teoria della personalità

I concetti di base del sistema freudiano che ci spiegano la teoria della personalità sono tre: il determinismo psichico, il punto di vista dinamico sopra visto, e un altro punto di vista, quello genetico. Il primo sta alla base di qualunque linea di sviluppo. Secondo Freud, infatti, la vita di un individuo è causalmente determinata: non esiste, cioè, nessun avvenimento della nostra vita psichica che avvenga per caso, in quanto ognuno è determinato da quelli precedenti, a livello conscio o inconscio. Questo implica, quindi, che tutti gli eventi sono collegati tra loro, ed hanno uno specifico significato che richiama, probabilmente, alla nostra vita infantile, e specialmente, come vedremo, ai nostri primi cinque anni di vita.

Quindi la personalità, per Freud, si struttura nei primi cinque anni ed è data da eventi tra loro concatenati. Ma che cosa intende l’autore per personalità? Qui possiamo rifarci al punto di vista dinamico sopra trattato, che quindi è un concetto ponte tra le due teorie. La “personalità” è l’insieme delle tre istanze Es, Io e Super Io impegnate nella ricerca di un equilibrio tra forze e conflitti interni e ambiente esterno, allo scopo di raggiungere un Io forte e stabile: essi nascono da una stessa matrice indifferenziata, nella quale all’inizio è presente soltanto l’Es, dominato dalle pulsioni e dagli istinti primari, che cercano in ogni modo di soddisfare il principio di piacere, e successivamente, sulla base di alcune linee di sviluppo geneticamente prefissate, nascono rispettivamente l’Io ed il Super Io.

“Geneticamente prefissate” apre facilmente la strada all’altro punto di vista che abbiamo citato, quello genetico: attraverso di esso, Freud fornisce ai fenomeni psicologici una dimensione temporale, stabilendone un punto di origine e delle linee di progressione, che spieghino la loro mutualità e reciprocità. L’autore, principalmente, parla di “sviluppo psicosessuale” per fasi, cioè un modello evolutivo maturazionale e di sviluppo stadiale, che analizza il “cammino” che la pulsione sessuale conduce in vista della gratificazione adulta totale nell’area genitale, passando prima per alcune gratificazioni infantili parziali in altre aree, dette zone erogene.

Come vedremo, questa teoria è ben collegata al modello pulsionale, in quanto consiste nella ricerca di una soddisfazione di un istinto (fonte) attraverso l’investimento pulsionale (meta) di una precisa zona erogena (oggetto): le pulsioni, quindi, non sono minimamente organizzate, ed hanno percorsi propri ed indipendenti, tanto che Freud parla del bambino come un “perverso polimorfo”. Vediamo, adesso, nello specifico, le 5 fasi dello sviluppo psicosessuale freudiano:

  • Fase orale (0-18 mesi), collegata al bisogno fisiologico del nutrimento, che il bambino soddisfa attraverso la suzione; la zona erogena è quindi la bocca, e gli oggetti, a seconda che diano gratificazione sessuale o frustrazione vengono investiti libidicamente o aggressivamente.
  • Fase anale (18 mesi – 3 anni), collegata al bisogno fisiologico di espellere le feci, che il bambino soddisfa tramite l’espulsione ed il controllo sfinteriale; la zona erogena è quindi l’ano.
  • Fase fallico-edipica (3-5 anni), collegata al bisogno fisiologico sessuale, che il bambino soddisfa tramite l’autostimolazione genitale; la zona erogena è quindi il fallo.
  • Fase di latenza (6-12 anni), in cui sembrerebbe esserci una fase di “stallo” a causa della repressione degli istinti sessuali ed uno spostamento di interesse per le influenze culturali ed educative; non c’è una zona erogena specifica.
  • Fase genitale (12 anni in poi), collegata ad un ritorno, intensificato, degli impulsi sessuali; la zona erogena è nuovamente il fallo, e la meta è la scelta dell’oggetto eterosessuale dell’età adulta.

Nella terza fase, quella fallico-edipica, Freud riconosce un momento essenziale dello sviluppo: il complesso edipico. Esso insorge con la scoperta da parte del bambino di un terzo elemento nel suo rapporto con la madre, che prima considerava esclusivo, e cioè il padre: il piccolo comincia così a provare fantasie sessuali consce e inconsce nei confronti del genitore di sesso opposto e odio nei confronti di quello dello stesso sesso, che provocano, a loro volta, sentimenti ambivalenti di amore-odio verso entrambe le figure genitoriali. L’elaborazione di questo complesso, attraverso il controllo e l’abbandono dei desideri incestuosi, porterà alla formazione del Super Io (introiezione del divieto parentale) e alla scelta dell’oggetto eterosessuale nella vita adulta.

Come possiamo vedere, quindi, Freud considera la personalità formata nei primi 5 anni di vita del soggetto, dal momento che le prime tre fasi, come analizzeremo nel prossimo punto, sono essenziali per la comprensione della psicopatologia, che si basa principalmente sulla fissazione o regressione ad una di esse. Soltanto dopo i cinque anni e con il superamento della successiva fase genitale la sessualità si organizzerà e si costituirà la sessualità adulta e matura: il piccolo dell’uomo contiene l’adulto che diverrà e, reciprocamente, l’adulto che siamo divenuti contiene il bambino che siamo stati. È chiaro, quindi, che è possibile considerare il modello freudiano come un vero e proprio modello evolutivo, caratterizzato da un livello epigenetico (successione per stadi) e da un livello genetico (un'origine).

Teoria della psicopatologia

Il concetto ponte per spiegare la psicopatologia freudiana è quello del determinismo psichico sopra citato. Dall’idea secondo cui esiste continuità nella vita mentale, Freud trae l’ipotesi che come ogni elemento continua a sussistere, a livello conscio o inconscio, nella psiche dell’individuo, lo stesso fanno anche i desideri infantili inaccettabili e gli eventi traumatici dell’infanzia, i quali, per salvaguardare l’integrità dell’Io, sono stati rimossi e portati lontano dalla coscienza.

Ma come il desiderio lottava per essere appagato durante la vita infantile, continua a farlo pure durante la vita adulta, e l’individuo cerca di proteggersi attuando meccanismi di difesa più o meno adattivi: e da qui il concetto saliente della teoria della psicopatologia, e cioè il conflitto psichico tra i contenuti interni rimossi e le difese dell’Io. In ogni uomo, quindi, è presente un desiderio inconscio di appagare i contenuti infantili inaccettabili, i quali possono esprimersi in maniera più o meno adattiva attraverso il sogno, i lapsus, gli atti mancati, etc., oppure in maniera disadattiva attraverso il sintomo nevrotico: quando un individuo considera un contenuto inaccettabile lo rimuove (rimozione primaria), e qualora esso, a causa di stimoli esterni o interni, si ripresenta alla coscienza, viene nuovamente rimosso (rimozione secondaria); qualora quest’ultimo processo fallisce, compare il sintomo nevrotico, che potremmo definire come un “compromesso tra il bisogno di appagamento del desiderio inconscio e i processi difensivi dell’Io”, sintomo che provoca angoscia nell’individuo (angoscia segnale).

Esiste quindi, nell’individuo, una “coazione a ripetere”, e cioè un'irreprimibile tendenza automatica alla ripetizione nel tentativo di neutralizzare i traumi, come se la situazione di pericolo superata esistesse ancora. I primi studi di Freud sulla psicopatologia si sono basati sull’isteria, e precisamente sulla ricerca di spiegazioni dei sintomi isterici: lo psicanalista, già consapevole del fatto che alla base di essi vi fosse una riattualizzazione di un evento traumatico di natura sessuale, basò i suoi studi su un quesito fondamentale: esisteva un trauma singolo originario, o un insieme di traumi parziali, apparentemente banali e non rilevanti, ma insieme potenzialmente pericolosi?

Dopo avere consapevolizzato che la seconda opzione aveva più credibilità, egli fece un altro passo avanti, comprendendo che tali traumi di natura sessuale non erano obbligatoriamente realmente avvenuti, bensì “fantasticati” dall’individuo: l’evento traumatico, in pratica, il più delle volte non è realmente accaduto, ma è carico di un significato simbolico, ovvero viene elaborato soggettivamente dal paziente, sulla base del desiderio inconscio. Quindi: la psicopatologia è spiegabile attraverso un trauma di natura sessuale, a cui l’individuo dà un significato simbolico sulla base del desiderio inconscio, trauma che viene rimosso per salvaguardare l’integrità dell’Io, ma che può riattivarsi durante la vita adulta a causa di stimoli interni e/o esterni, e manifestarsi attraverso il sintomo nevrotico, e cioè attraverso uno stato di angoscia che lo avverte della presenza del pericolo.

Per concludere questa teoria, possiamo affermare qual è, sostanzialmente, l’origine di questi traumi di natura sessuale, e cioè una fissazione o una regressione ad uno o più stadi dello sviluppo psicosessuale. Secondo Freud sono due le cause principali scatenanti: l’eccessiva gratificazione o frustrazione di una delle fasi dello sviluppo, o un non superamento del complesso edipico. Dal tipo di fissazione e dalla fase specifica, deriverà uno specifico sintomo nevrotico, e dalla gravità di questa fissazione dipenderà la disadattività e la rigidità dei meccanismi di difesa utilizzati dall’Io per proteggersi.

Teoria del metodo

Il metodo di cui Freud fa uso nel suo modello strutturale è quello della psicoanalisi: esso consiste nello studio e nella comprensione dei fenomeni inconsci collegati alla formazione del sintomo nevrotico, e per fare ciò si serve di alcune tecniche, come il transfert, le libere associazioni, l’interpretazione dei sogni, etc. Il sintomo, infatti, come sopra detto, possiede un significato simbolico: esso è collegato, attraverso un significato psichico soggettivo, ad un evento traumatico di natura sessuale, reale o immaginario, avvenuto durante la vita del paziente. Scopo della psicoanalisi è trovare questo significato, riattualizzare il trauma e risolverlo.

Il terapeuta, per fare ciò, deve essere in grado di instaurare un’alleanza terapeutica con il paziente, cioè un atteggiamento di collaborazione atto a rendere chiari i processi che hanno portato alla malattia. Fondamentale, a questo scopo, è il transfert: con esso intendiamo un processo inconscio attraverso cui l’individuo (il paziente) sposta su un altro individuo (il terapeuta) schemi di sentimenti, pensieri e comportamenti sperimentati durante l’infanzia con figure significative; qualora esso rifletta la malattia, parleremo di nevrosi di transfert, e lo scopo è quello di intuirlo, comprenderlo e risolverlo, in modo da risolvere, conseguentemente, il trauma infantile e la nevrosi attuale.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/07 Psicologia dinamica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher chicca.ci di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dinamica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Pontificia Salesiana - Unisal o del prof De Nitto Anna Lucia.
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