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Conferenze sulla retorica

Conferenza del 19 settembre

Retorica da τεχνη ρητωριχη (vd. Latino ars dicendi)

τεχνη ars = è una tecnica e non un’arte, ha degli aspetti “spirituali” ma è pur sempre una tecnica.

Secondo Cicerone (che cita Aristotele) è nata a Siracusa dove Coraci e Tisia stilano le regole per comporre discorsi da usare nei processi (durante la tirannide dei Tinomenidi i sovrani espropriavano i proprietari terrieri per dare i loro possedimenti in pagamento a soldati mercenari. Da qui nacque la necessità per gli avvocati di comporre convincenti discorsi da usare nei processi in cui i proprietari rivendicavano i loro possedimenti.) La retorica si basava su ars et praecepta.

In Grecia si formarono due scuole di retorica: gli atticisti, che adottavano uno stile razionale e sobrio, e gli asiani, che invece cercavano di smuovere i sentimenti dell’uditorio.

Spesso i due stili erano intercambiabili a seconda del tema, della situazione e del tipo di pubblico.

Presto il retor diventa uno dei responsabili dell’educazione dei giovani tra i 14 e i 17 anni, affiancando il grammaticus e il letteratus. L’obiettivo era dare una formazione che portasse il giovane a diventare in primo luogo apprendista avvocato poi ad aprire uno studio proprio.

La retorica fa largo uso della topica, cioè quell’organizzazione mentale che permette di ordinare le idee secondo uno schema per topoi (luoghi) intellettuali che rispondono principalmente alle 7 circumstantiae (*):

  • Chi
  • Cosa
  • Dove
  • Con cosa
  • Perché
  • In che modo
  • Quando

Con l’avvento del cristianesimo, si pensa di non avere più bisogno dell’arte della persuasione, considerata tra l’altro espressione della civiltà pagana (nel 384 si ha una vera e propria battaglia a suon di discorsi tra Simmaco e S. Ambrogio per la questione dell’altare della Vittoria) ma S. Agostino riabilita la retorica pensando che sia utile a difendere la verità. Con l’Illuminismo e il Romanticismo si assiste ad una scomparsa della retorica, sostituita da altre discipline come la matematica.

Anche in età romana, all’inizio, questa disciplina non fu vista di buon occhio: nel 92 a.C. ne vennero chiuse le scuole, e spesso si assistette ad una cacciata di massa di oratori e filosofi, visti come individui sfrontati e esperti nell’arte di “ingannarsi con le parole” (Lucilio).

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