Concetti Chiave
- La ribellione dei plebei scaturì dalla mancata spartizione del bottino dopo la vittoria sui Volsci e gli Equi, portando i plebei a radunarsi sul monte Sacro.
- I plebei, in numero maggiore rispetto ai patrizi, generarono preoccupazione tra questi ultimi, alimentando timori su possibili azioni drastiche come una marcia su Roma.
- Le trattative tra plebei e patrizi portarono all'assegnazione di due tribuni della plebe, dotati di diritti di aiuto, veto e coercizione per tutelare gli interessi plebei.
- La struttura politica romana si basava su comizi centuriati per l'elezione di consoli e pretori e comizi tributi per i tribuni della plebe, mantenendo comunque un forte potere patrizio.
- Malgrado le riforme, il controllo del consolato e del senato restava nelle mani dei patrizi, limitando l’effettivo potere dei plebei nel governo.
Qual è la ribellione dei plebei?
Dopo la mancata spartizione del bottino ottenuto con la vittoria sui Volsci e gli Equi, ufficiali e soldati plebei lasciarono l’esercito e si accamparono, in armi, sul monte Sacro, a cinque chilometri da Roma.
I patrizi furono preoccupati; non si capiva bene cosa intendessero fare i plebei: marciare su Roma, creare uno Stato indipendente? Fra l’altro i plebei erano più numerosi dei patrizi.
Le concessioni ai plebei
Si venne a delle trattative ed i plebei ottennero un primo successo.
Venne loro concesso di avere due rappresentanti, i tribuni della plebe, ai quali furono attribuiti:
- Il diritto di aiuto (cioè di aiutare la plebe proponendo leggi in suo favore);
- Il diritto di veto (cioè la facoltà di annullare, pronunciando la parola «veto», che significa: «io lo vieto», qualsiasi legge sembrasse contraria agli interessi plebei);
- Il diritto di coercizione (cioè il potere di fare imprigionare chiunque violasse le leggi emanate in favore dei plebei). Questi tribuni venivano eletti dai plebei, che si riunivano nei comizi tributi. Le decisioni prese nei comizi tributi erano dette plebisciti (cioè «decisioni della plebe») ed i tribuni dovevano farle trasformare in leggi dello stato.
Struttura politica romana
Con queste riforme praticamente le strutture organizzative dello stato romano furono le seguenti: i cittadini che facevano parte dell’esercito, riuniti nei comizi centuriati eleggevano i consoli (capi dello stato, duravano in carica un anno) e i pretori (amministratori della giustizia, duravano in carica un anno); i plebei, riuniti nei comizi tributi, eleggevano i tribuni della plebe; consoli ed ex pretori andavano a far parte del senato, il quale proclamava la guerra, decideva sulle proposte dei consoli e dei tribuni.
Questo sistema lasciava ancora ai patrizi molto potere, in quanto erano nelle loro mani consolato e senato.
Domande da interrogazione
- Quali furono le cause della ribellione dei plebei?
- Quali diritti furono concessi ai plebei attraverso i tribuni della plebe?
- Qual è la struttura politica di Roma dopo le riforme plebee?
La ribellione dei plebei scaturì dalla mancata spartizione del bottino dopo la vittoria sui Volsci e gli Equi, portando ufficiali e soldati plebei a lasciare l’esercito e accamparsi sul monte Sacro, preoccupando i patrizi per le loro intenzioni.
I plebei ottennero il diritto di aiuto, il diritto di veto e il diritto di coercizione, permettendo loro di avere rappresentanza e protezione legale attraverso i tribuni, eletti nei comizi tributi.
Dopo le riforme, i cittadini dell'esercito eleggevano consoli e pretori nei comizi centuriati, mentre i plebei eleggevano i tribuni della plebe nei comizi tributi; tuttavia, il potere rimaneva prevalentemente nelle mani dei patrizi, che controllavano il consolato e il senato.