Estratto del documento

3/05/2018: introduzione alla materia

Definizione di cos'è la teoria della relazione internazionale: interazioni tra paesi (interazioni tra governi nazionali), ma anche tra organizzazioni internazionali governative, non governative, multinazionali ed aziende internazionali. Questo è quello che è definito "oggetto di studio".

Ha una dimensione teorica forte anche se ha applicazioni a livello di policy molto significative (es: come il Giappone dal post 45' incida sulle relazioni estere sul Giappone? Una parte teorica sui valori democratici in politica internazionale, diffusione dell'identità e come questo incide concretamente su scelte di politica estera: c'è una dimensione teorica e di policy).

Esiste una sfera interna ed una sfera estera (esterna) che in realtà interagiscono l'una sull'altra.

Il punto di partenza della teoria delle relazioni internazionali è lo stato, è vero che tutti gli attori (non statali) sono aumentati soprattutto dopo la guerra fredda, è anche vero che però bisogna analizzare di partenza gli stati (stati sovrani = definiti in maniera specifica, il cuore soprattutto nei primi 80 anni di vita delle R. I. è stato soprattutto il "sistema" sulla base dell'osservazione empirica dell'aumento degli stati).

Le interazioni tra gli stati sono fondamentali dal punto di vista delle R. I., interdipendenza (dipendenza a vicenda); l'interdipendenza può essere politica, economica, a livello di sicurezza (alleanze militari, come la NATO). Esistono forme diverse di interdipendenza con gradi di intensità che cambiano nel tempo.

Le interdipendenze possono essere simmetriche ed asimmetriche.

Le relazioni internazionali come teoria sono state per molto tempo transatlantiche (prodotte negli USA e nell'Europa e l'ambito di analisi era collegato alla storia dell'occidente), atteggiamento che possiamo definire "post coloniale"; oggi parliamo di global area (global international relationship), studiosi che provengono da tutto il mondo che scrivono teorie con approcci molto relativi e differenti, inoltre generano teorie a partire dalla loro esperienza storica (non solo storia occidentale).

I valori che vengono definiti "fondamentali" motivano e spiegano i comportamenti, la ragione d'essere di uno stato. Nella scuola "realista" il valore chiave che spiega e giustifica il comportamento di uno stato è la sicurezza dello stato, colui che maggiormente viene utilizzato è "Machiavelli" (dimensione della sicurezza molto presente); il secondo valore è la libertà dei propri cittadini (approcci liberali), il che non significa che rinnegano l'importanza della sicurezza ma enfatizzano circa la libertà (John Locke). Il terzo valore è ordine e giustizia (scuola inglese); ultimo approccio è il welfare (ricchezza e benessere dei cittadini).

Abbiamo due dimensioni per parlare di stato: stato come governo e lo stato come paese (come somma di governo e società anche nella sua dimensione esterna: difesa dei confini, interdipendenza economica, quindi dimensione non solo territorialmente "esterna").

Possiamo parlare anche di jure e de facto, statualità giuridica e statualità empirica = stiamo parlando della solidità delle istituzioni politiche ed economiche e del grado di coesione sociale di questi paesi, stati che non sono uguali, capacità di fare dipende dalle capacità = a questo proposito possiamo parlare di "quasi stati" dove solo una delle due dimensioni, abbiamo spesso sentito parlare in questo senso di "stati falliti" (manifestazione di una statualità incompleta in una delle due dimensioni) come la Somalia degli anni 90'.

7/03/2018: introduzione alla scienza delle Relazioni internazionali

Differenza rispetto alla storia delle relazioni internazionali, diverse metodologie ed approcci.

Differenze tra storia delle relazioni internazionali e relazioni internazionali

Un approccio è di tipo storico mentre l'altro è di tipo politologico e questo è un dato di fatto.

L'ambito storico di interesse è il medesimo, soprattutto il mondo del novecento e molto spesso hanno rivolto l'attenzione all'ambito occidentale e danno molta importanza alla conseguenzialità degli eventi storici (elementi di similitudine).

Nell'approccio politologico si cerca di testare, in teoria di R. I., delle ipotesi che vengono formulate a partire da teorie mentre gli storici accumulano dati per costruire o supportare una tesi. L'evidenza storica è però importante per entrambi gli approcci (le vie e le finalità sono differenti rispetto all'evidenza storica).

Storico Schroeder Paul: articolo del 96' (storia e teoria delle R. I. Non uso o abuso ma congruenza o discrepanze), questo storico parte da un'idea di base: ci sono similitudini e congruenze ma ci sono anche dei fraintendimenti (immagini che non corrispondono alla realtà), un'accusa fatta dagli storici ai teorici è utilizzare male la storia, viceversa gli storici vengono accusati di non essere in grado di comporre delle teorie (misunderstanding).

Idee con elementi di verità e di falsità

  • Il primo luogo comune degli storici: "voi cercate regolarità e vi perdete la ricchezza dei particolari storici".
  • Secondo luogo comune degli storici: definizione della politologia come disciplina "monotetico" (mentre la storia viene definita idiografica); monotetico: leggi che spiegano singoli comportamenti; idiografico: approcci che si concentrano sui particolari, sulla ricostruzione dettagliata di una realtà storica senza ambizioni di formulazione di teorie.

Esempi per comprendere queste definizioni

Monotetico: studio differenti guerre e, a partire da queste, individuo delle regolarità, cosa trovo che condividono queste guerre civili? (Si va alla ricerca di patterns).

Idiografico: non produce delle generalizzazioni.

  • Terzo luogo comune: "la storia spiega dall'interno, racconta degli eventi", verstehen (comprensione empatica): si analizza il fenomeno dall'interno, senza vederne la spiegazione causale (relazione tra diversi fenomeni in cui A spiega B).

Questi luoghi comuni hanno una parte di verità.

Rispetto al primo luogo comune: Lawis Namier afferma che "great outline and significant detail, not the deadly morass of irrelevant narrative", lo storico è interessato al dettaglio significativo, quello che sta andando a raccontare una storia (great outline: lo storico mentre racconta una microstoria sta facendo un lavoro più ampio = sta raccontando un pezzo della storia dell'umanità).

Rispetto al secondo luogo comune: gli approcci monotetico ed idiografico non sono degli approcci netti, c'è una separazione tra categorie esplicative ma questa separazione non è sempre esistita e si afferma a partire dall'ottocento (i filosofi tedeschi si preoccupano di separare le discipline umanistiche dalle "scienze dure", tutte quelle scienze dello "spirito" e questa separazione avviene tramite la separazione di monotetico e idiografico). Storicamente avviene questa separazione, che si afferma, anche se le storie non sono tutte uguali, ci sono tipologie di storie (che per i metodi utilizzati) si avvicinano molto all'approccio monotetico (oltre all'approccio descrittivo).

I fenomeni che noi consideriamo sono storici ma cambia la natura attraverso cui noi spieghiamo e guardiamo al fenomeno: per gli storici i cambiamenti da analizzare sono fenomeni all'interno della comunità degli uomini ("la storia è lo studio dei cambiamenti delle cose che cambiano" = "History is the study if changes of things that change"). Per lo storico si parte sempre e comunque dal comportamento umano. Il cambiamento storico va concepito e spiegato in termini di condotta umana, atti dotati di scopo non di comportamenti ("historical change is conceived and explained in terms of human conduct, that is purposive act of agency, not behavior"), molto spesso gli storici sono interessati alle motivazioni che muovono l'agire umano, motivazioni che hanno a che fare con la soggettività umana.

*Citazioni di Butterfield.

Ranke: storia diplomatica definita alla "Ranke", approccio mirato a scoprire l'unico, il particolare, la storia com'era davvero, visione oggettivistica. Metodologia empirica: fatti (non giudizi), osservazione, la storia deve restare idiografica e non cercare di generalizzare. Gli storici diplomatici dunque non sono interessati alle generalità, c'è un interesse per l'approccio idiografico.

Micheal Oakerschatt (Carr): in questo caso abbiamo un'approccio differente, c'è una visione costruttivistica della storia: la storia non deve raccontare solo eventi passati ma deve essere in grado di esprimere delle inferenze (qualcosa che possa essere utilizzato in tempi diversi). Parliamo di teoria costruttivistica della storia perché anche se non è possibile formulare una teoria di tipo "politologico" le teorie sono implicite nella storia e la differenza non è monotetica o idiografica (è impossibile guardare alla storia senza una visione ideologica di riferimento), la problematica è la divisione tra implicito ed esplicito.

1987: Hoffman: non può esistere una storia oggettivista (ci sono molti punti di vista per studiare un evento, anche se siamo d'accordo sui fatti "evenemenziale", anche se la nostra ricostruzione è uguale di un dato evento molto probabilmente daremmo una lettura diversa perché la complessità di qualsiasi realtà storica, anche differenti storici che studiano lo stesso evento daranno un peso diverso a fattori diversi perché la storia è selezione dei fatti, non è una raccolta di tutti i fatti come se fosse un'enciclopedia).

C'è un elemento importante nella selezione dei fatti storici, e anche il modo di raccontarlo (scelte molto soggettive). La storia non può produrre una visione oggettivizzata della realtà, sarà legata a variabili di contesto e contingenti.

È vero che ci sono dei problemi su come i politologi utilizzano la storia: selection bias = è possibile che io analizzi dei fatti storici come conferma di teorie che posseggo già (se ho in mente che le variabili più importanti di uno stato post guerra fredda siano legate a variabili sistemiche di distribuzione del potere vado a cercarmi casi in cui è chiara una discrepanza a livello sistemico), in quanto il politologo non fa un lavoro sugli archivi per ricostruire la storia, si basa su una storia già ricostruita (mi servo del lavoro dello storico). Si parte dalla teoria e nella storia recente si vanno a cercare eventi pratici che si utilizzano a supporto della mia tesi (pregiudizio nella selezione); narrazione per aneddoti, generalizzazione a partire da una particolarità che è capitata; filtri teorici nella teoria internazionale ci sono alcuni approcci teorici (se siamo dei realisti teorici come Machiavelli, allora tenderò a valutare i fatti a seconda di come analizzo e percepisco la realtà); storicità della realtà spesso può accadere che l'analisi politologa resti in una realtà astratta, non collocata all'interno di una realtà storica, analisi così prodotte vengono definite astoriche; costruzione di cattedrali di "argilla": creare un database che viene astratto rispetto al contesto e producendo generalizzazioni che si fondano sul "nulla".

Cosa hanno in comune storia e IR

Raymond Aron: ciò che hanno in comune, è che cercano delle cause per eventi storici specifici; Carr: non è un teorico mainstream, non utilizzo dell'approccio idiografico, gli storici come i politologi vogliono attribuire delle cause che possono essere verificate (metodo comparato, statistico, storico = metodi di verifica che utilizza un politologo per testare delle ipotesi, compara casi diversi, ricostruisce storicamente, raccogliendo un'enorme mole di dati quantitativi).

I politologi non ignorano del tutto la storia, abbiamo politologi che effettuano delle analisi storiche molto dettagliate.

Trend

Ciò che sta accadendo: gli storici e i politologi si stanno avvicinando (dal 900' parliamo di uno sviluppo parallelo).

  • I politologi passano da un livello unico di analisi ad uno studio di sistemi internazionali.
  • Il focus passa sui grandi poteri (imperi russo, America) agli effetti delle rivoluzioni e dei movimenti sociali.
  • Si passa dalle narrazioni, dalle grandi storie sugli eventi (anni 50-60) alle analisi statistiche.

*Livelli di analisi chiesti perennemente in modo ossessivo.

12/03/2018

Dispense guardare: Tucidide, Hobbs (per lunedì prossimo).

  • Le R. I. nascono come disciplina nel 1919 (in Galles) e si affermano a seguito della II guerra mondiale. È una disciplina che nasce con una preoccupazione molto contingente (legata al periodo storico): spiegazione delle due guerre mondiali.

Le teorie di relazioni internazionali si occupano di stati (polity) ma questo non significa che lo stato sia stato l'unico attore nel sistema internazionale (la disciplina cerca di affermarsi come disciplina universale proiettando lo stato come soggetto principale dimenticando che in millenni di storia lo stato non era presente).

Quali sono le altre forme di organizzazione del potere diverse dallo stato?

Ogni autore utilizza un focus specifico nella propria analisi.

Tucidide ha come oggetto di base dell'analisi: la polis (come le polis, entità territoriali e politiche, giustificano la loro politica estera. A quali fonti di legittimizzazione si appellano?).

Machiavelli (nel 500'): si interessa a polis (subnazionali) come il principato. Competizione tra Francia e Spagna per il controllo dell'Italia, conflitti tra città-stato, e ha come obiettivo formare il principe di Firenze per controllare e non perdere il controllo del territorio.

L'unità di analisi più importante nel discorso di Machiavelli è il comune di Firenze (polis).

Grozio (600'-700'): nascita di un sistema di diritto internazionale, l'approccio è quello del sistema degli stati.

Definizione di stato

Per partire nell'analisi di tutto ciò che non è "lo stato" dobbiamo definire cosa si intende per stato.

Lo stato è un territorio definito, ha una popolazione permanente sotto la giurisdizione di un'autorità suprema, lo stato fornisce 5 beni fondamentali (5 principi di legittimizzazione) che sono: sicurezza, la libertà, l'ordine e la giustizia e il benessere economico. I diversi approcci teorici di R. I. si concentrano su uno di questi beni.

Pace di Vestfalia: il sistema degli stati che nasce dalla creazione di imperi coloniali, sistema globale (non più legato al mondo europeo, occidentale).

Gli stati sono una forma di polity contingente (recente e non sono destinati a durare per sempre).

Ogni sistema di polity ha una propria legittimità che nasce da una fonte differente. Legittimità: Impero Cinese si riferiva al cielo come fonte di legittimità, il Sacro Romano Impero che si legittima dal punto di vista religioso.

Le fonti di legittimità extrapolitica cessano di essere rilevanti quando nasce lo Stato Moderno (nuova forma di polity); lo stato si impone contro altre entità come quella della Chiesa (che si legittima dal punto di vista religioso).

La pace di Vestfalia (nascita del sistema degli stati, interdipendenti) si afferma anche grazie al principio tra queste fonti di autorità (chiesa / stato). Da Vestfalia non c'è bisogno di una legittimità extrapolitica per essere "legittimati" dalle proprie popolazioni.

La pace di Vestfalia (due trattati chiave nella storia europea), questi due trattati creano una grande illusione: creazione di stati sovrani che non hanno bisogno di fonti di legittimità extrastatali. L'illusione è l'idea che alla fine delle guerre di religione nascano tutti stati uguali, sovrani, principio di non ingerenza, rappresenta l'idea che esista una sovranità statale. *Nel principio di non ingerenza esiste un'idea di presunta eguaglianza: molti stati sovrani formalmente (giuridicamente) non riescono per alcune fasi a garantire una sovranità di fatto (es: quasi stati, stati falliti). *Differenza tra una sovranità de jure ed una de facto.

L'impero

Impero Greco (500 – 1000 A.C): polity, primo esempio, polity ateniese. Molto interessante è il sistema di alleanze (due fasi di alleanze di Atene). La politica estera di Atene si basa sulla comunanza della lingua, delle tradizioni e della storia, non si basa su un elemento giuridico formalizzato (approccio dell'impero romano) ma molto a livello di diplomazia informale. Le alleanze servono ad Atene a difendere la libertà dei cittadini (alleanze che nascono da valori oltre che da interessi, oltre che una comunanza storica). A differenza di Sparta la legittimità è la forza bruta (due modelli molto differenti: Atene e Sparta).

Sparta e Atene creano un sistema di alleanze: prima vittoria 490 a.C. Maratona; sconfitta a Termopoli e vittoria a Salamina (con la sconfitta dei persiani). Perché quest'alleanza poi crolla?

Alleanza basata su una potenza forte (Atene) concentra ancora più potere, Sparta abbandona l'alleanza e cerca di contrastare Atene (counter-balance). Quello che va studiato concretamente è quando e quali condizioni rendono più favorevole la balance of power o salire sul carro dei vincitori (secondo i realisti classici l'obiettivo è lo stesso: la sicurezza del mio stato e dei miei cittadini).

Tucidide che vive questo momento storico, si preoccupa di analizzarle e di dare dei consigli rispetto alla conduzione delle battaglie e ricostruisce la storia ateniese.

I realisti quando elaborano una teoria tendono a creare

Anteprima
Vedrai una selezione di 9 pagine su 39
Relazioni Internazionali Pag. 1 Relazioni Internazionali Pag. 2
Anteprima di 9 pagg. su 39.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Relazioni Internazionali Pag. 6
Anteprima di 9 pagg. su 39.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Relazioni Internazionali Pag. 11
Anteprima di 9 pagg. su 39.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Relazioni Internazionali Pag. 16
Anteprima di 9 pagg. su 39.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Relazioni Internazionali Pag. 21
Anteprima di 9 pagg. su 39.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Relazioni Internazionali Pag. 26
Anteprima di 9 pagg. su 39.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Relazioni Internazionali Pag. 31
Anteprima di 9 pagg. su 39.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Relazioni Internazionali Pag. 36
1 su 39
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze politiche e sociali SPS/06 Storia delle relazioni internazionali

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Annamarianannirusso di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Relazioni internazionali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi L'Orientale di Napoli o del prof Hanau Santini Ruth Maria.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community