Concetti Chiave
- L'analisi dell'aristocrazia siciliana in "I Viceré" mette in luce una nobiltà avida di potere e attaccata ai propri privilegi, con personaggi che cambiano atteggiamento per raggiungere scopi personali.
- La follia è un tema ricorrente tra i principi di Francalanza, evidenziata da comportamenti eccentrici che rivelano la decadenza della razza, dovuta ai matrimoni tra consanguinei.
- Don Blasco rappresenta una forte critica al clero, descritto come corrotto e immorale, che si oppone alle autorità solo quando i suoi interessi personali sono minacciati.
- Nonostante l'unificazione dell'Italia, i privilegi aristocratici e le disuguaglianze sociali persistono, mostrando la continuità della corruzione e del desiderio di potere.
- La società descritta da de Roberto presenta affinità con quella contemporanea, in quanto la corruzione politica e il potere dettato dal denaro rimangono problemi attuali.
I Viceré.
Federico de Roberto.
Qual è l'analisi dell'aristocrazia siciliana?
Con “I Viceré” l’autore compie un’analisi approfondita e spietata dell’aristocrazia siciliana, attaccata prima di tutto ai propri privilegi e al proprio denaro, avida di potere in secondo luogo, rancorosa ed egoista. Le vicende dei principi di Francalanza sono narrate sullo sfondo di un’epoca di cambiamenti, di crisi, che evidenzia ancor di più la natura avida e ambiziosa della nobiltà: alcuni personaggi infatti non esitano a mutare atteggiamento e idea solo per raggiungere un proprio scopo. Molto spesso però questi repentini cambiamenti di carattere dei personaggi non sono dettati da una scelta consapevole, ma da un eccesso di stranezza al limite dell’ossessione: è una specie di germe della follia, che caratterizza tutta la famiglia e svela la decadenza fisica della razza, dovuta ai continui matrimoni tra consanguinei. Esempi di follia se ne possono trovare ovunque: la marchesa Chiara che, dopo aver partorito un orribile feto, decide di conservarlo in una boccia; Lucrezia, che prima compie pazzie per sposare Benedetto Giulente, poi lo disprezza come marito e infine lo sostiene con tutta l’anima nella lotta politica; la stessa Teresina, forse il personaggio meno corrotto di tutto il romanzo, per un’obbedienza filiale esagerata sposa l’uomo che non ama causando il suicidio di Giovannino, innamorato di lei .
Critica al clero e don Blasco
L’analisi dell’autore non risparmia una forte critica al clero, soprattutto attraverso la descrizione del personaggio di don Blasco e del convento di San Nicola: San Nicola, più che un convento, è una vera e propria reggia, ricca, autosufficiente, e i monaci vivono in mezzo agli agi, in piena libertà; don Blasco bestemmia, frequenta e mantiene delle “amiche”, mangia e beve a sproposito, tenendo alta la bandiera dei Borboni. Quando però il vento cambia e i beni della Chiesa vengono espropriati, non esita a gridare contro le autorità clericali e a ricomprare alcuni terreni di San Nicola per costruirci sopra un proprio patrimonio.
Cambiamenti e continuità in Italia
Dunque, con l’unificazione, i cambiamenti investono l’Italia, ma i privilegi dell’aristocrazia e la distinzione tra ricchi e poveri, in un modo o nell’altro, rimangono sempre gli stessi. Forse ciò è dovuto al potere dei Francalanza consolidato da decenni , oppure al fatto che il nuovo governo piemontese, dopo aver promesso al Sud grandi innovazioni volte al progresso, lo ha abbandonato a sé stesso per favorire economicamente le regioni del Nord. In questo modo la corruzione e il desiderio di potere sono rimasti inalterati, e purtroppo si possono riscontrare ancora oggi. La corruzione a livello politico è presente nella nostra società così come lo era in quella dei Francalanza: favoritismi, politici che cambiano partito a seconda delle convenienze, alleanze che si creano e si disfano di nascosto, senza contare che nei giornali di oggi si possono trovare anche casi di corruzione riguardanti uomini appartenenti alla Chiesa. Insomma, sembra che la società descritta da de Roberto non sia poi tanto diversa da quella odierna, dato che i due ingredienti di fondo, il denaro e il potere, sono sempre gli stessi.
Domande da interrogazione
- Qual è la visione dell'autore sull'aristocrazia siciliana ne "I Viceré"?
- Come viene rappresentato il clero nel romanzo?
- Quali sono le conseguenze dell'unificazione italiana secondo l'autore?
- In che modo i personaggi del romanzo riflettono la follia e la decadenza?
- Qual è il legame tra la società descritta da de Roberto e quella contemporanea?
L'autore, Federico de Roberto, offre un'analisi spietata dell'aristocrazia siciliana, evidenziando la loro avidità, egoismo e attaccamento ai privilegi, con personaggi che mutano atteggiamento per raggiungere i propri scopi, rivelando una decadenza fisica e morale.
Il clero è oggetto di una forte critica, incarnata nel personaggio di don Blasco, che vive in agio e libertà, contraddicendo i principi religiosi, e si dimostra opportunista quando i beni ecclesiastici vengono minacciati.
L'unificazione porta cambiamenti, ma i privilegi dell'aristocrazia e le disuguaglianze sociali rimangono inalterati, con il nuovo governo piemontese che abbandona il Sud, perpetuando corruzione e desiderio di potere.
I personaggi, come la marchesa Chiara e Lucrezia, mostrano comportamenti eccentrici e ossessivi, simboli di una follia che affligge la famiglia Francalanza, evidenziando la loro decadenza morale e fisica.
La società dei Francalanza presenta similitudini con quella attuale, in cui corruzione, favoritismi e opportunismo politico persistono, suggerendo che i temi del denaro e del potere rimangono attuali e rilevanti.