Concetti Chiave

  • Kant sostiene che virtù e felicità non possono coesistere, enfatizzando la necessità di un mondo in cui siano unite.
  • Schopenhauer, con una visione pessimistica, ritiene che la felicità sia irraggiungibile e che l'unica via sia l'ascesi o nirvana.
  • Kierkegaard, attraverso la filosofia della scelta, afferma che la scelta giusta porta felicità, mentre la mancanza di scelta porta all'infelicità.
  • Secondo Kierkegaard, esistono tre stadi della vita: estetico, etico e religioso, separati da un abisso senza continuità.
  • La disperazione, una condizione mortale, può essere superata attraverso il rapporto con Dio, evidenziando il contrasto tra verità divina e non verità umana.

Kant e Schopenhauer: virtù e felicità

Per Kant non si può raggiungere contemporaneamente virtù e felicità, quindi postula un mondo in cui esse coincidono.

Per Schopenhauer, avendo una visione pessimistica che tutto è male, e che il nostro mondo è un pendolo che oscilla tra noia e dolore, non è possibile la felicità. L'unica felicità è l'ascesi (o nirvana).

Alla fine de Il mondo come volontà e rappresentazione per il saggio il nulla è tutto, per i comuni il tutto è nulla.

Kierkegaard e la filosofia della scelta

Per Kierkegaard, precursore dell'esistenzialismo e fautore del pensiero aut-aut, e quindi della filosofia della scelta, "la scelta giusta è quella che rende felici". L'angoscia è il sentimento che scaturisce dalle possibilità di scelta, l'angoscia continua a seguirci anche dopo la scelta, ma l'uomo che non sceglie è destinato ad essere infelice. Scegliere significa determinare la forma della propria vita, e se questo può sembrare spaventoso, sicuramente quando si compie la migliore scelta non si ha bisogno di farsi domande, lo si intuisce subito.

Per Kierkegaard non c'è sintesi, ma c'è la scelta, e tra un modo di vivere e un altro c'è un abisso senza continuità. Per lui non è la ragione o lo spirito a vivere, ma l'uomo singolo che fa le sue scelte.

L'angoscia e la libertà umana

Kierkegaard polemizza l'idealismo romantico e mette il singolo al primo posto. L'uomo è un essere singolo che deve scegliere tra alternative inconciliabili e quindi la libertà umana è vista come un mare di possibilità, quasi tutte dannose per l'uomo. Si ha quindi angoscia e l'uomo si sente paralizzato di fronte al nulla.

C'è sempre un abisso tra l'uomo e Dio, ovvero il finito e l'infinito, non c'è conciliazione.

Per lui l'idealismo abolisce l'individuo, la vita umana non è fatta di gradi e astrazioni, che di fatto non sono mai totali.

È l'individuo che vive le esperienze, irripetibili. Le questioni umane sono unicamente imputabili a scelte e azioni del singolo.

Gli stadi della vita secondo Kierkegaard

Per il filosofo esistono tre stadi: la vita estetica, etica e religiosa. Tra questi tre stadi non c'è continuità, non c'è un passaggio continuo, ma tra l'uno e l'altro c'è un abisso.

Il primo stadio è quello della vita estetica: l'uomo vive nell'attimo, irripetibile. Solo quando l'uomo si abbandona all'angoscia, rompe l'involucro dell'estetica e fa un salto. La vita etica è rappresentata dal marito, che può essere felice nel matrimonio. Questo stadio però comporta una scelta, e quindi l'accettazione anche dei lati negativi della vita etica. Subentra l'angoscia, e quindi il salto nella vita religiosa, simboleggiata da Abramo, che obbedisce al comando divino. C'è un rapporto assoluto con l'assoluto. La fede è paradosso e scandalo: Dio che è infinito diventa finito e mortale quando muore tramite suo figlio sulla croce, per gli uomini. Kierkegaard evidenzia la condizione angosciosa esistenziale dell'uomo. Infatti prima di compiere una scelta prova angoscia, il puro sentimento della possibilità.

L'avvenire per il filosofo lo vede negativo perché le possibilità sono tante e spesso negative, tranne quando l'uomo si avvicina alla fede.

La fede e la disperazione

L'angoscia mette in contatto l'uomo col mondo, la disperazione mette in contatto l'uomo con se stesso.

Quando l'uomo non vuole essere se stesso si dispera.

La disperazione è una malattia mortale che può essere guarita dal rapporto con Dio. Lo scandalo del cristianesimo è quindi l'uomo singolo davanti a Dio.

Anche nella fede l'uomo deve sempre scegliere.

Dio è la verità, mentre l'uomo vive nella non verità. L'uomo non può trarre da sé la verità.

Il Cristianesimo è un fatto storico particolare che non ha testimoni privilegiati.

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Domande da interrogazione

  1. Qual è la visione di Kant riguardo alla virtù e alla felicità?
  2. Kant sostiene che virtù e felicità non possono essere raggiunte contemporaneamente, postulando un mondo ideale in cui esse coincidono.

  3. Come si differenzia la visione di Schopenhauer da quella di Kant?
  4. Schopenhauer ha una visione pessimistica, affermando che la felicità è impossibile e che l'unica forma di felicità è l'ascesi, poiché il mondo è un pendolo tra noia e dolore.

  5. Qual è il concetto centrale della filosofia della scelta di Kierkegaard?
  6. Kierkegaard enfatizza che "la scelta giusta è quella che rende felici", e che l'angoscia è inevitabile di fronte alle possibilità di scelta, ma non scegliere porta all'infelicità.

  7. Come descrive Kierkegaard gli stadi della vita?
  8. Kierkegaard identifica tre stadi: estetico, etico e religioso, ognuno separato da un abisso, dove l'uomo deve affrontare l'angoscia e compiere scelte significative.

  9. Qual è il rapporto tra angoscia, disperazione e fede secondo Kierkegaard?
  10. L'angoscia connette l'uomo al mondo, mentre la disperazione lo connette a se stesso; la disperazione può essere superata attraverso un rapporto con Dio, evidenziando la necessità di scegliere anche nella fede.

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