Concetti Chiave

  • La Trasfigurazione, olio su tavola di Raffaello, è l'ultima opera realizzata prima della sua morte, esposta alla Pinacoteca Vaticana di Roma.
  • Il dipinto rappresenta due sezioni distinte: in alto Gesù Cristo trasfigurato e in basso la liberazione di un giovane indemoniato, con un contrasto tra sacro e profano.
  • Raffaello risolve la difficoltà di rappresentare la trasfigurazione di Gesù attraverso un alone di luce e una dematerializzazione del volto e dei capelli.
  • La parte inferiore del dipinto, caratterizzata da atteggiamenti drammatici, mostra la folla in movimento, in contrasto con l'aspetto divino della parte superiore.
  • I colori variano da toni caldi e brillanti in basso a tonalità più chiare e fredde in alto, con forti contrasti di luminosità che accentuano la drammaticità della scena.

Descrizione dell'opera

Si tratta di un olio su tavola, di 4,05 x 2,78 metri, esposto a Roma, nella Pinacoteca Vaticana.

La Trasfigurazione è l’ultima opera a cui Raffaello ha lavorato prima della morte ed è stata dipinta dal 15218 al 1520. Secondo quanto scrive il Vasari, alla morte di Raffaello, la tavola venne esposta dietro il suo capo, durante la veglia funebre.

Divisione della scena

La scena, che si svolge al tramonto (come si può capire dallo sprazzo di cielo presente a destra) è divisa in due sezioni: in alto il soggetto principale, cioè Gesù Cristo che trasfigura e in basso l’episodio che i Vangeli narrano immediatamente dopo cioè la liberazione del giovane indemoniato.

Tecnica pittorica di Raffaello

Il tema affrontato nella parte superiore, presentava diverse difficoltà: infatti,il pittore doveva rendere visibile il termine “trasfigurazione” cioè l’aspetto fisico ed umano di Gesù che si trasforma e acquisisce un aspetto divino. Raffaello risolve il problema traducendo con la tecnica pittorica il passo del Vangelo dove viene scritto: “ “il suo volto risplendette come il sole”. Ed ecco che egli dipinge il personaggio sollevato da terra, perché ha perso ogni requisito di fisicità, non solo è circondato da un alone di luce, ma egli stesso è formato da luce. Il suo volto e le ciocche dei capelli che svolazzano e gli incorniciano il viso sembrano quasi perdere di consistenza, come se fossero dematerializzati.

Contrasto tra le due sezioni

Al Cristo che trascende si oppone la folla agitata che riempie la parte inferiore del quadro, la cui descrizione è ricca di fisicità. Tuttavia, esiste un tratto in comune fra le due sezioni: le braccia del popolo che assiste alla trasfigurazione sono in movimento e tese verso l’alto, disponendosi così seguendo una linea convergente verso l’immagine del Cristo. La costruzione appare così piramidale: la folla è collocata in basso davanti all’altura si distinguono i nove apostoli, rimasti ai piedi del monte per prestare soccorso al ragazzino liberato dal demonio e insieme a loro anche i genitori; il padre sostiene il ragazzo mentre la madre è inginocchiata con le spalle rivolte verso lo spettatore; sul monte Tabor, giacenti a terra e presi da confusione e spavento, individuiamo tre apostoli (Giacomo, Giovanni e Pietro) e sopra di loro Gesù, accompagnato da Mosè, con in mano i Dieci Comandamenti e il profeta Elia. Sull’estrema sinistra sono collocati anche due santi che stanno assistendo alla scena. La nube luminosa dietro Gesù non è un semplice fondale, ma Dio Padre, l’infinito.

Qualità artistica e colori

La qualità artistica delle due parti non è la stessa; infatti, i personaggi della parte inferiore hanno degli atteggiamenti retorici per poterci comunicare la drammaticità dell’evento. Per questo motivo, è probabile che tale sezione sia stata completata dalla scuola di Raffaello che avrebbe compiuto l’opera prima della morte del maestro.

Merita anche soffermarci sui colori, che non sono gli stessi in tutto il dipinto. Nella parete inferiore e parzialmente nella base della parte superiore prevalgono toni caldi e anche brillanti come le vesti dei personaggi; man mano che si sale essi diventano più chiari e quasi freddi. La drammaticità della scena è creata anche ricorrendo a forti contrasti di luminosità. Le sorgenti luminose sono diverse.


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Domande da interrogazione

  1. Qual è l'importanza storica de "La Trasfigurazione" di Raffaello?
  2. "La Trasfigurazione" è l'ultima opera a cui Raffaello ha lavorato prima della sua morte, realizzata tra il 1518 e il 1520, e venne esposta dietro il suo capo durante la veglia funebre, come riportato dal Vasari.

  3. Come è strutturata la scena del dipinto?
  4. La scena è divisa in due sezioni: in alto si trova Gesù Cristo che si trasfigura, mentre in basso è rappresentata la liberazione di un giovane indemoniato, con un contrasto tra la calma divina e l'agitazione della folla.

  5. Quali tecniche pittoriche ha utilizzato Raffaello per rappresentare la trasfigurazione di Gesù?
  6. Raffaello ha reso visibile il concetto di "trasfigurazione" attraverso la luce, dipingendo Gesù sollevato da terra e circondato da un alone luminoso, come descritto nel Vangelo: "il suo volto risplendette come il sole".

  7. Qual è il significato del contrasto tra le due sezioni del dipinto?
  8. Il contrasto evidenzia la trascendenza di Cristo rispetto alla folla agitata in basso, con le braccia tese verso l'alto che convergono verso l'immagine di Gesù, creando una composizione piramidale che unisce le due parti.

  9. Come influiscono i colori sulla percezione dell'opera?
  10. I colori variano tra le due sezioni: toni caldi e brillanti nella parte inferiore comunicano drammaticità, mentre nella parte superiore i colori diventano più chiari e freddi, contribuendo a creare forti contrasti di luminosità che accentuano l'atmosfera del dipinto.

Domande e risposte

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