Concetti Chiave
- Dante Alighieri, nel "De Vulgari Eloquentia", propone la ricerca di un volgare illustre che unisca i vari dialetti italiani, elevandoli a lingua letteraria adatta a corti e tribunali.
- Manzoni sostiene che la lingua italiana debba essere il fiorentino colto, promuovendo l'uso di maestri toscani e viaggi in Toscana per gli studenti per diffondere l'unità linguistica.
- Pietro Bembo, nel suo "Prose della volgar lingua", enfatizza l'importanza della lingua toscana come modello di prosa e poesia, rifiutando l'idea di un linguaggio ibrido.
- Il Petrarchismo, influenzato da Petrarca, gioca un ruolo centrale nella poesia cinquecentesca, riproponendo temi di amore ideale e contrasto tra amore terreno e divino.
- Le figure femminili nei canzonieri cinquecenteschi, ispirate al Petrarchismo, sono spesso stilizzate e idealizzate, rappresentando bellezza e virtù in modo quasi soprannaturale.
Dante e il volgare illustre
La questione della lingua può risalire al "De Vulgari Eloquentia", trattato in latino di Dante Alighieri, scritto tra il 1303 e il 1305. Il tema centrale dell'opera è l'eloquenza della lingua volgare: Dante metteva al centro la ricerca di un volgare illustre, ovvero che avesse assunto i caratteri di lingua letterario all'interno del vario panorama linguistico italiano. Tra tutti i volgari italiani, l'autore ne cercava uno che fosse illustre, cardinale, regale e curale: illustre perché doveva dare lustro a chi lo parlava, cardinale perché, come il cardine è il punto fisso attorno al quale gira la porta, allo stesso modo la lingua deve essere il fulcro attorno al quale tutti gli altri dialetti possono ruotare, infine, regale e curiale perché deve essere degno di essere parlato nelle corti e nei tribunali. Nonostante alcuni dialetti come il toscano, il siciliano e il bolognese abbiano un'antica tradizione letteraria, egli non riteneva adeguato nessuno di essi e affermava invece che questo volgare illustre dovesse essere un'unione di tutti i dialetti italiani presenti a quell'epoca.
Manzoni e l'unità linguistica?
Differentemente lo pensava Manzoni, il quale sosteneva che la lingua dovesse essere il fiorentino colto di alto registro. Inoltre, nella sua relazione del 1868 "Dell'unità della lingua e dei mezzi di diffonderla", Manzoni proponeva l'impiego massiccio di maestri toscani nelle scuole, viaggi in Toscana per gli studenti e la redazione di un vocabolario del dialetto.
Bembo e il modello toscano
Allo stesso modo, ma molti anni prima, più precisamente nel 1525, lo scrittore veneziano Pietro Bembo riprese la questione della lingua, pubblicando "Prose della volgar lingua", trattato in tre libri comprendente i dialoghi (il pensiero Platonico a quei tempi era molto diffuso e venivano utilizzati largamente i dialoghi per far sì che le opere risultassero al lettore più semplici) che si immaginavano tenuti nel 1502 a Venezia, con la partecipazione di Carlo Bembo, Giuliano de' Medici, Ercole Strozzi e Federico Fregoso. Durante questi dialoghi ricchi di opinioni contrastanti, sorge il problema del volgare letterario. Una mescolanza di volgari darebbe luogo ad un linguaggio ibrido, senza alcuna tradizione. Al contrario, assai ricca di tradizione è la lingua toscana e questa dovrebbe usare chi volesse essere letto e inteso da tutti gli italiani, prendendo a modello i grandi trecentisti. Per questo Pietro Bembo attingeva al toscano scritto di Petrarca per la poesia e prediligeva Boccaccio aristocratico rispetto a quello comico come modello per la prosa. Bembo voleva dare un esempio da seguire a tutti gli altri intellettuali, per questo non scelse di rifarsi a Dante, in quanto egli utilizzava il pluringuismo, poco adatto per prefissare un modello stabile ed unico. Al contrario, la lirica di Petrarca aveva in sé tutti i requisiti per essere imitata, presentandosi con l'armonica levigatezza di un sistema chiaro e compiuto.
Petrarchismo e poesia cinquecentesca
Così, soprattutto dopo l'opera di Bembo, si diffuse il Petrarchismo che vide Petrarca assumere un ruolo centrale per il configurarsi della poesia cinquecentesca. Ovviamente, sul piano esistenziale, i canzonieri del Cinquecento ripropongono le tematiche del poeta toscano: da un lato una passione ideale, che anche quando non corrisposta, sia immortale, dall'altro il contrasto fra l'amore terreno e l'amore divino, vissuto come un insanabile travaglio interiore. Anche la donna cantata dai petrarchisti è spesso una figura stilizzata e quasi soprannaturale, che conserva caratteristiche costanti: la bellezza e la virtù, l'incedere insieme maestoso e modesto, lo sguardo che costringe all'amore, fino all'incarnato del volto e al colore dei capelli.
Domande da interrogazione
- Qual è il concetto centrale del "De Vulgari Eloquentia" di Dante?
- Come si differenzia il pensiero di Manzoni rispetto a quello di Dante riguardo alla lingua?
- Qual è l'importanza del trattato "Prose della volgar lingua" di Pietro Bembo?
- In che modo il Petrarchismo ha influenzato la poesia cinquecentesca?
- Quali sono le caratteristiche della donna cantata dai petrarchisti?
Il concetto centrale è la ricerca di un volgare illustre, una lingua che unisca i vari dialetti italiani e che possieda caratteristiche letterarie, rendendola degna di essere parlata nelle corti e nei tribunali.
Manzoni sosteneva che la lingua dovesse essere il fiorentino colto di alto registro, proponendo misure pratiche per la sua diffusione, mentre Dante cercava un'unione di tutti i dialetti italiani.
Il trattato di Bembo sottolinea l'importanza della lingua toscana come modello per la scrittura, rifiutando un linguaggio ibrido e proponendo la lirica di Petrarca come esempio da seguire.
Il Petrarchismo ha reso Petrarca centrale nella poesia cinquecentesca, riproponendo tematiche come l'amore ideale e il contrasto tra amore terreno e divino, con figure femminili stilizzate e quasi soprannaturali.
La donna è spesso rappresentata come una figura stilizzata, dotata di bellezza e virtù, con un comportamento maestoso e modesto, capace di suscitare amore attraverso il suo sguardo e le sue caratteristiche fisiche.