Concetti Chiave
- Il quadro occupa una posizione intermedia tra dirigenti e dipendenti, con responsabilità gestionali e non dirigenziali.
- I quadri sono definiti dal Codice civile come lavoratori subordinati che svolgono funzioni di importanza strategica per l'impresa.
- La loro unica prerogativa è l'obbligo del datore di lavoro di assicurarli contro responsabilità civile verso terzi.
- Esistono requisiti di appartenenza alla categoria degli impiegati, come collaborazione e professionalità, ma la distinzione con i lavoratori manuali si sta attenuando.
- Le differenze di trattamento tra operai e impiegati stanno diminuendo, con la manualità che spesso si sovrappone all'intellettualità.
Ruolo e responsabilità del quadro
La figura professionale del quadro è situata in posizione intermedia fra il dirigente, da un lato, e la massa degli impiegati e operai, dall’altro. Esso è investito di significative responsabilità gestionali ma non decisionali o dirigenziali. In sostanza, il quadro tende verso la dirigenza, collocandosi in una via di mezzo tra la base dell’impresa e l’apparato manageriale.
Definizione legale e normativa
L’articolo 2095 del Codice civile definisce i quadri come i prestatori di lavoro subordinato che, pur non essendo dirigenti, svolgono funzioni con carattere continuativo di rilevante importanza ai fini dello sviluppo e dell’attuazione degli obiettivi dell’impresa.
Come per i dirigenti, anche i requisiti dei quadri sono contenuti in leggi speciali e Contratti collettivi di lavoro. La categoria dei quadri non è dotata di un proprio apparato normativo: l’articolo 2 della legge 190/1985, infatti, stabilisce che ad essa si applicano le norme riguardanti la categoria degli impiegati.
Prerogative e assicurazioni
L’unica prerogativa peculiare del quadro consiste nell’obbligo, a carico del datore di lavoro, di assicurarlo contro il rischio di responsabilità civile verso terzi, conseguente a colpa nello svolgimento delle mansioni contrattuali.
A differenza del quadro, l’impiegato e la relativa categoria gode di un riconoscimento giuridico antico e ormai consolidato. Nelle prime fasi industriali, l’impiegato (meglio noto come «colletto bianco») era un lavoratore privilegiato perché non era tenuto al lavoro manuale e poteva contare su un elevato grado di istruzione.
Già nel 1919 il contratto di impiego veniva definito come «quel contratto per il quale una società o un privato, gestori di un’azienda, assumono al servizio dell’azienda stessa, normalmente a tempo indeterminato, l’attività professionale dell’altro contraente, con funzioni di collaborazione eccettuata ogni prestazione di mano d’opera».
Requisiti e distinzione attuale
I requisiti di appartenenza alla categoria degli impiegati sono la collaborazione, la professionalità e la non manualità. Dato che collaborazione e professionalità sono elementi comuni a tutti i lavoratori subordinati, l’unico requisito che consente di individuare con assoluta certezza la figura dell’impiegato e la mancata prestazione di mano d’opera.
Anche quest’ultimo requisito risulta però sempre meno distintivo: oggi, infatti, la manualità coincide spesso con l’intellettualità. Per questo motivo, la legge ha progressivamente eliminato le differenze di trattamento tra operai e impiegati.
Domande da interrogazione
- Qual è il ruolo del quadro all'interno di un'azienda?
- Quali sono le prerogative specifiche dei quadri rispetto agli impiegati?
- Come si definiscono i requisiti per appartenere alla categoria degli impiegati?
Il quadro si colloca in una posizione intermedia tra il dirigente e gli impiegati, assumendo responsabilità gestionali senza avere poteri decisionali. È fondamentale per lo sviluppo e l'attuazione degli obiettivi aziendali, come definito dall'articolo 2095 del Codice civile.
L'unica prerogativa peculiare del quadro è l'obbligo del datore di lavoro di assicurarlo contro il rischio di responsabilità civile verso terzi, a differenza degli impiegati che godono di un riconoscimento giuridico più consolidato.
I requisiti per gli impiegati includono collaborazione, professionalità e la non manualità, con quest'ultima che diventa sempre meno distintiva, poiché la manualità si sovrappone spesso all'intellettualità nel contesto lavorativo attuale.