Ascolta
00:00 00:00

Concetti Chiave

  • I cantari cavallereschi, componimenti in versi, continuano a intrattenere il pubblico popolare con storie di cavalieri, enfatizzando avventure e il tema dell'amore, a scapito della solennità dell'epica carolingia.
  • Il Morgante di Pulci si distingue per il suo spirito giocoso e burlesco, richiamando la tradizione comico-parodica e differenziandosi dalle opere più raffinate di Boiardo e Ariosto.
  • Nato a Firenze nel 1432, Pulci divenne amico di Lorenzo de’ Medici e influenzò la corte, ma fu emarginato con l'emergere di un clima religioso più profondo, che lo portò a lasciare la città.
  • Il Morgante è un poema in ottave con una narrazione non lineare, caratterizzata da episodi che si susseguono casualmente, e una lingua toscana parlata, ricca di espressioni vivaci e deformazioni.
  • Il riso nel Morgante combina divertimento e serietà, utilizzando la deformazione linguistica per esplorare la realtà in modo critico, mantenendo viva la tradizione popolare.

L'epica delle origini e i cantari

Se i valori politico-religiosi dell’epica delle origini avevano già perso la loro efficacia nel passaggio dall’età feudale a quella comunale, il racconto delle avventure di cavalieri e paladini continuava a godere di una grande fortuna presso gli ambienti popolari e incolti attraverso la recitazione dei cantari cavallereschi, componimenti narrativi in versi (la versificazione prediletta è basata sull’ottava), che trattano la materia cavalleresca carolingia o bretone. Tali componimenti vengono recitati nelle piazze da giullari e sono destinati a soddisfare le richieste di un pubblico ingenuo; in essi scompare la solennità epica dell’antica materia carolingia e si fa strada il gusto per la pura avventura. Acquista inoltre rilievo il tema dell’amore, ignoto alla primitiva epica carolingia, ma compare parallelamente anche il comico. Dovendo compiacere ed avvincere un pubblico non colto, gli autori ricorrono a meccanismi narrativi elementari, basati su una serie ripetitiva e potenzialmente infinita di avventure, su effetti di sorpresa, su iperboli straordinarie, intese a sbalordire, soprattutto negli scontri e nei duelli. La materia dei cantari sarà poi tenuta presente dai successivi poeti colti, Pulci, Boiardo e Ariosto, che riprenderanno quelle vicende dando loro una veste letteraria ed indirizzandole ad un pubblico del tutto diverso, cortigiano e comunque di condizione elevata.

Qual è il Morgante di Luigi Pulci?

Rispetto alle opere di Boiardo e Ariosto, più vicino allo spirito dei cantari è il Morgante di Luigi Pulci, che riprende gli intenti giocosi e burleschi tipici della tradizione “borghese” fiorentina, rimasta viva anche all’interno della Signoria medicea - si pensi ai canti carnascialeschi. Oltre a rifare il verso alla materia dei giullari, Pulci si richiama alle esperienze della poesia comico-parodica, da Cecco Angiolieri al Burchiello, con il suo gusto per la deformazione caricaturale e grottesca, per le realtà più materiali e corpose. Il racconto delle avventure cavalleresche diventa così lo spazio aperto non solo al divertimento, ma anche all’irriverenza e alla dissacrazione, quando il riso si trasforma in irrisione.

La vita e l'influenza di Pulci

Nato a Firenze nel 1432 da una famiglia antica e nobile, ma impoverita, Pulci ebbe un’educazione letteraria che comprendeva la conoscenza del latino, ma non ai livelli raffinatissimi degli umanisti. Intorno al 1461 cominciò a frequentare il palazzo dei Medici, dove divenne intimo amico di Lorenzo de’ Medici, il futuro “signore”. Amato per il suo umore giocoso, per il suo gusto per la deformazione burlesca, influenzò per un certo periodo il clima della brigata medicea. Tuttavia, verso il ’73-’74 il clima della cerchia medicea cominciò a mutare per l’influenza dei filosofi “platonici” dell’Accademia, tra cui Pico della Mirandola, e si instaurò un atteggiamento di profonda pietà religiosa, che lasciò sempre più ai margini Pulci e le sue posizioni estrose e le sue curiosità eterodosse in materia religiosa e filosofica. Nel 1476 si pose al servizio del capitano di ventura Roberto Sanseverino e lasciò Firenze. Mentre lo accompagnava a Venezia, morì di febbri a Padova nel 1484 e, accusato di eresia, empietà e magia, venne sepolto in territorio sconsacrato.

La struttura e il linguaggio del Morgante

Il Morgante, che costituisce l’opera principale di Pulci, è un ampio poema in ottave di argomento cavalleresco, che trae il titolo dal nome dell’omonimo gigante protagonista. Pulci si proponeva inizialmente di dare una forma letteraria più degna ad un cantare popolaresco, l’Orlando, riversando nelle leggende dei paladini di Carlo Magno i suoi umori bizzarri e mutevoli, oltre ad inserire episodi e personaggi nuovi. La prima redazione, pubblicata probabilmente nel 1478, non ci è pervenuta; nel 1483 uscì una nuova edizione ampliata, intitolata Morgante maggiore. Il poema trae l’argomento dalle leggende carolingie, narra le avventure e gli amori di Orlando e di altri paladini e termina con la morte di Orlando a Roncisvalle.

L’opera, man mano che veniva composta, era letta alla corte medicea, e conservava in sé i caratteri di una poesia destinata più ad essere ascoltata che letta. La narrazione non ha un disegno unitario ed organico: gli episodi scaturiscono l’uno dall’altro in modo apparentemente casuale, e spesso procedono a sbalzi, senza legami evidenti tra loro. Il poema presenta una mutevole avventura di toni diversi: buffoneschi, seri ed eroici, patetici e teneri, fiabeschi. Occorre però precisare che questi umori bizzarri non sono indizio di una mente superficiale: il riso di Pulci ha un fondo serio e pensoso, che emerge a tratti nel poema (ad esempio nell’episodio del diavolo Astarotte).

Alla legge della mutevolezza e della varietà si adeguano anche la lingua: una lingua che viene forzata al di là dei codici consueti del linguaggio letterario e che si colloca perciò agli antipodi rispetto al canone classicistico del levigato unilinguismo, fissato dalla tradizione petrarchesca e ripreso da Poliziano. Il fondo è il toscano parlato, ricco di modi di dire vivaci ed incisivi, su cui, però, Pulci innesta una variegata ricerca linguistica, attingendo volentieri ai gerghi furbeschi (di cui lo scrittore compilò anche un vocabolario) e recuperando termini latini, letterari e scientifico-filosofici. Su tutto domina il gusto della deformazione, che perdurerà nel secolo successivo e troverà in Italia un grande interprete, Folengo, artefice del latino maccheronico, e fuori d’Italia si esprimerà nel capolavoro di Rabelais, Gargantua e Pantagruele.

Studia con la mappa concettuale

Domande da interrogazione

  1. Qual è il ruolo dei cantari nell'epica delle origini?
  2. I cantari cavallereschi, recitati da giullari, soddisfacevano il pubblico popolare con avventure e temi amorosi, distaccandosi dalla solennità dell'epica carolingia e introducendo elementi comici e meccanismi narrativi semplici.

  3. In che modo il Morgante di Pulci si distingue dalle opere di Boiardo e Ariosto?
  4. Il Morgante si avvicina allo spirito dei cantari, incorporando elementi giocosi e burleschi, e riflettendo la tradizione fiorentina, mentre Boiardo e Ariosto seguono un approccio più elevato e raffinato.

  5. Qual è la vita di Luigi Pulci e la sua influenza sulla corte medicea?
  6. Pulci, nato a Firenze nel 1432, divenne amico di Lorenzo de’ Medici e influenzò la brigata medicea con il suo umore giocoso, ma fu marginalizzato con l'arrivo di un clima più religioso e filosofico.

  7. Qual è la struttura e il linguaggio del Morgante?
  8. Il Morgante è un poema in ottave che narra avventure cavalleresche con episodi apparentemente casuali, utilizzando una lingua toscana vivace e deformata, lontana dai canoni classicisti.

  9. Quali sono i temi principali del Morgante e come si manifestano?
  10. I temi del Morgante includono avventura, amore e umorismo, con toni variabili che spaziano dal buffonesco al serio, rivelando un fondo pensoso e critico attraverso la deformazione e l'ironia.

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community