Concetti Chiave
- L'industria italiana degli anni Ottanta era ancora in fase di sviluppo, con progressi significativi nell'autosufficienza produttiva, in particolare nelle attrezzature ferroviarie.
- Il settore tessile ha visto un notevole sviluppo, con un aumento delle importazioni di cotone e la meccanizzazione della produzione di seta, supportata da investimenti governativi.
- Le politiche protezionistiche introdotte nel 1887 hanno imposto tariffe sui manufatti esteri, proteggendo l'industria locale, ma penalizzando gli agricoltori meridionali.
- Il divario economico tra Nord e Sud Italia si è ampliato, con il Nord che beneficava dello sviluppo industriale mentre il Sud affrontava difficoltà di vendita dei propri prodotti agricoli.
- Questo squilibrio ha portato a un massiccio esodo di emigranti meridionali verso l'America, specialmente intorno al 1890 e nei primi anni del Novecento.
L'industria italiana negli anni Ottanta
L'industria italiana negli anni Ottanta era ancora insignificante se paragonata a quella inglese e tedesca; tuttavia, già nel 1881, l'Italia era in grado di fabbricare da sé tutte le attrezzature ferroviarie ad eccezione delle locomotive.
Progressi nell'industria tessile
I maggiori progressi furono compiuti nell'industria tessile: le importazioni di cotone grezzo triplicarono e le manifatture della seta furono meccanizzate. Nel 1884, il governo finanziò una grande acciaieria a Terni, al fine di fabbricare in proprio il materiale necessario alla costruzione delle navi da guerra.
Politiche protezionistiche e loro impatto
Per tutelare il mercato interno dalla concorrenza straniera, nel 1887 si abbandonò il libero scambio: sui manuffati esteri fu applicata una tariffa doganale che impediva loro di essere competitivi. I maggiori vantaggi furono ottenuti dall'industria siderurgica e del cotone, mentre i maggiori svantaggi colpirono gli agricoltori del Sud che producevano agrumi, vino e olio destinati all'esportazione.
Divario Nord-Sud e conseguenze
Un gran numero di agricoltori meridionali infatti non riuscì più a vendere all'estero i propri prodotti. I meridionali si trovarono praticamente obbligati ad acquistare solo prodotti nazionali, fabbricati nelle industrie del Nord. Si sviluppò un grande divario tra Nord e Sud perchè lo sviluppo industriale offrì prospettive di lavoro vantaggiose ad ampi settori della popolazione settentrionale, gli abitanti del Sud invece coltivavano appezzamenti che garantivano solamente la sopravvivenza. Intorno al 1890, pertanto, cominciò il grande esodo di emigrati meridionali verso l'America. Nei primi 14 anni del Novecento, il fenomeno si aggravò ulteriormente, raggiungendo la propria punta massima nel 1913.
Domande da interrogazione
- Quali furono i principali progressi dell'industria italiana negli anni Ottanta?
- Qual è stato l'impatto delle politiche protezionistiche sull'industria italiana?
- Come ha influito il divario Nord-Sud sull'emigrazione meridionale?
Negli anni Ottanta, l'industria italiana fece significativi progressi, in particolare nell'industria tessile, con un aumento delle importazioni di cotone grezzo e la meccanizzazione delle manifatture della seta. Inoltre, nel 1884, il governo finanziò una grande acciaieria a Terni per produrre materiali per la costruzione di navi da guerra.
Le politiche protezionistiche introdotte nel 1887, che abbandonarono il libero scambio, favorirono l'industria siderurgica e del cotone, ma danneggiarono gli agricoltori del Sud, costringendoli a vendere meno prodotti all'estero e a dipendere dai prodotti nazionali del Nord.
Il divario Nord-Sud si ampliò a causa dello sviluppo industriale al Nord, che offriva opportunità di lavoro, mentre gli agricoltori del Sud vivevano in condizioni di sopravvivenza. Questo portò a un grande esodo di emigrati meridionali verso l'America, che raggiunse il suo picco nel 1913.