Indice

  1. Introduzione
  2. Padre Cristoforo
  3. Don Rodrigo
  4. Don Abbondio

Introduzione

Il mondo ideale creato dal Manzoni vede come protagonisti padre Cristoforo che alcuni critici letterari classificano come l’esempio più puro di cavaliere errante; don Rodrigo è il suo lato negativo, mentre don Abbondio ne rappresenta il lato comico. L’autore li inserisce in un insieme di circostanze e di condizioni particolari e locali.

Padre Cristoforo

Padre Cristoforo è di buona natura, però guastata dall’educazione ad un avvenire ambizioso che gli è stata impartita dalla famiglia. Il duello con un nobile che finisce tragicamente, risveglia in lui la coscienza e fa risalire alla superficie il suo vero modo essere. Egli si sente umiliato dai pregiudizi sociali del tempo a cui reagisce con violenza, ma nello stesso tempo è molto sensibile alla giustizia Tuttavia le penitenze, le volontarie umiliazioni a cui si sottopone non riescono del tutto a spengere il temperamento di un tempo che egli riesce comunque a tenere a bada con una grande forza di volontà. Con la sua superiorità morale conquista la stima, l’ammirazione e il perdono di tutti per il crimine commesso in gioventù.

Don Rodrigo

Don Rodrigo è lo stesso ideale, ma preso alla rovescia. Di natura violenta e senza cultura, gli è stata impartita una falsa educazione e delle cattive abitudini legate alla sua posizione sociale. La sua forte individualità è frutto da un insieme di motivi storici. In pratica, egli si configura come un antico feudatario che considera come proprietà personale, tutto ciò che lo circonda, uomini e cose, su cui cerca sempre di far valere, con la forza, i propri diritti, calpestando quelli degli altri. A renderlo ancora più sicuro di se e del proprio operato troviamo la borghesia (il Podestà, il notaio, il console, l’avvocato) e ciò lo autorizza ad unire alla forza e alla violenza l’intrigo e la corruzione. Su di lui pesa enormemente la coscienza di appartenere alla classe aristocratica. Il suo interrogativo più significativo è “Che cosa diranno i miei pari?” Da qui, nasce il suo essere puntiglioso, il suo punto di onore, la sua ostinazione, moventi di tutte le sue azioni. Tuttavia, si può notare che, a ben considerare, don Rodrigo non è il più malvagio dei suoi simili. Di fronte alle parole di padre Cristoforo, resta pensoso e alla fine non è poi così cinico e sprezzante come i suoi compagni di stravizi.

Don Abbondio

Don Abbondio viene dipinto con la stessa chiarezza. Rappresenta l’ideale alterato, ma molto più debole di un ideale di vita, come di solito viene inteso. D’altra parte, lo scrittore ci informa che egli ha abbracciato la carriera ecclesiastica non per vocazione, ma per aver la garanzia di una vita tranquilla e non solo economicamente. Come in don Rodrigo, il senso del bene e del male sono trascurati e il suo giudizio del mondo passa sempre attraverso la codardia e l’egoismo che lo spinge ad essere riverente e sottomesso ai nobili. Se la molla che spinge don Rodrigo è l’orgoglio, quella che spinge il curato è la paura. Il comico nasce proprio dalla contrasto fra la paura e il dovere che ha come uomo di chiesa e la conicità è tanto più vivace quanto più egli cerca di dissimulare il timore innato. Di natura buona e pacifica, ha una coscienza di sé assai ridotta e degli altri non ne ha nessuna. Il suo principio è quello di scaricare le responsabilità sugli altri.

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