Introduzione
Nel romanzo padre Cristoforo dimostra di avere un temperamento ardente e animoso ed una volontà sempre pronta a reprimere gli impulsi. La sua innata violenza viene nobilitata dalla pratica religiosa fino ad essere definita “santa violenza” e “indignazione santa” per la persecuzione di
don Rodrigo nei confronti di
Lucia.
Padre Cristoforo = Cristoforo Picenardi di Cremona
I critici letterari hanno fatto ricerche storiche sulla figura di padre Cristoforo, soprattutto facendo riferimento alla presenza dei cappuccini nel lazzaretto di cui, mettendo a rischio la propria vita, organizzarono l’assistenza sanitaria che l’autorità pubblica non era in grado di garantire. Infatti nel capitolo XXXI del romanzo si legge: “ il tribunale [di sanità] e i decurioni [del comune], non sapendo dove battere il capo, pensarono di rivolgersi ai cappuccini, e supplicarono il padre commissario della provincia, […] acciò volesse dar loro de’ soggetti abili a governare quel regno desolato.” Documentazioni storiche riportano che fra i cappuccini accorsi volontariamente a prestare questa opera di assistenza ci fu Padre Cristoforo Picenardi da Cremona, che morì di peste nel 1630. Da notare che è soltanto nel “Fermo e Lucia” che viene citata la città natale del religioso. Il cronista ci parla anche il forte desiderio del frate di mettersi totalmente a servizio degli ammalati e di morire per Gesù Cristo. Ne “I
Promessi Sposi”, l’origine di padre Cristoforo viene eliminata poiché nel manoscritto il casato di Ludovico è taciuto con lo scopo di non riaccendere dei vecchi rancori.
Padre Cristoforo e Alfonso III d’Este
Nel 1885, il critico : Sailer scrive di aver individuato lo spunto della vicenda in Alfonso III d’Este, duca di Modena, narrata da Antonio Muratori. Quest’ultimo scrive che Alfonso d’Este era un uomo violento ed impulsivo. A seguito della morte della moglie, Isabella di Savoia, egli attraversò una profonda crisi di coscienza che, nel 1629, lo portò ad entrare nell’ordine dei cappuccini col nome di Giambattista da Modena. Sappiamo che egli si dedicava alle opere richieste dall’ordine con molto zelo, a volte anche eccessivo.
Padre Cristoforo: Bernardo da Corleone
Altri studiosi identificano padre Cristoforo in Bernardo da Corleone, al secolo Filippo Latino che dopo aver ucciso in duello un commissario, per sottrarsi alla vendetta dei familiari, decise di farsi cappuccino, nell’ordine dei frati minori, dedicandosi ad una vita di preghiera di penitenza e di espiazione.
Riscontro storico del duello nella scienza cavalleresca del Seicento
Anche il duello di Ludovico è documentato scrupolosamente e colloca il lettore nel bel mezzo della scienza cavalleresca del Seicento. Infatti, la controversia nasce per motivi di precedenza, poiché nessuno dei due contendenti si vuole spostare al centro della strada, piuttosto stretta, nel mezzo della quale scorre un rigagnolo pieno di fango. Infatti, il nobile, ad un certo punto, ordina ai suoi bravi di gettare nel fango il contendente, definito un ribaldo. Il caso viene esemplificato in un testo di scienza cavalleresca del XVII secolo di G.B. Olevano, che ritroviamo anche nella biblioteca di don Ferrante. In un altro testo dell’epoca, il cui autore è anch’esso presente fra le opere di don Ferrante, si arriva ad affermare che, per la strada il borghese deve sempre cedere il passo al nobile. E sappiamo che Ludovico, non era di stirpe nobiliare: il padre era un mercante molto ricco, che si atteggiava a nobile e che provava vergogna a far risaltare la sua condizione di ricco borghese.