Concetti Chiave
- Don Abbondio incontra due bravi di Don Rodrigo che lo intimidiscono per impedirgli di celebrare il matrimonio tra Renzo e Lucia, rivelando la sua vulnerabilità.
- Il carattere di Don Abbondio è descritto come inoffensivo e soggetto alle ingiustizie, evidenziando la sua incapacità di reagire alle minacce dei potenti.
- Durante un colloquio con il cardinale Borromeo, Don Abbondio cerca di giustificare la sua viltà di fronte alle intimidazioni, mostrando il conflitto interiore tra paura e coscienza.
- La storia di Gertrude illustra una relazione peccaminosa con Egidio, suscitando pietà nel lettore per la sua condizione di “sventurata” e le sue scelte sbagliate.
- La supplica di Lucia all'Innominato rappresenta un momento di vulnerabilità e speranza, mentre l'Innominato inizia a riconoscere la presenza di Dio nella sua coscienza, avviandosi verso la conversione.
Le seguenti frasi sono tratte da “I Promessi Sposi. Per ognuna di esse, indicare il contesto e il significato
Indice
L'incontro con i bravi
1) Siamo all’inizio del romanzo. Don Abbondio sta facendo la sua consueta passeggiata pomeridiana quando un bivio, segnalato da un tabernacolo devozionale, seduti su di un muretto si imbatte in due bravi di don Rodrigo che lo stanno aspettando. Per ordine del loro padrone hanno l’ordine di intimare al curato di non celebrare il matrimonio fra Renzo e Lucia.
2) Si tratta della descrizione del carattere di don Abbondio un uomo tranquillo, inoffensivo e soggetto al potere e quindi sottoposto alle minacce dei signorotti prepotenti, senza poter trovare la forza di reagire e di difendersi contro un ambiente potenzialmente sempre ingiusto e ostile
La minaccia dei bravi
3) “Don Abbondio è stato fermato dai due bravi e dopo i convenevoli di rito, tipici del Seicento, i due bravi passano allo scopo dell’incontro intimando con fare minaccioso al curato che il matrimonio fra i due giovani non dovrà mai essere celebrato
4) Don Abbondio pronuncia questa frase nel capitolo XXV, durante il colloquio con il cardinale Federigo Borromeo. Essa serve per giustificare di fronte alla propria coscienza e di fronte all’alto prelato la propria viltà di fronte alle minacce di Don Rodrigo. In pratica è come si arrendesse alla propria paura e che cercasse in tutti i modi di autoassolversi.
La storia di Gertrude
5) Siamo verso la fine del cap. X, quado lo scrittore inserisce una lunga disgressione per raccontare la vicenda di Gertrude. La frase sintetizza la narrazione della relazione peccaminosa con Egidio. Gertrude, per compensarla del fatto che non avrebbe potuto diventare badessa usufruire del privilegio di poter abitare in una parte del convento in disparte. Questo lato del monastero confinava con la casa di Egidio, un giovane scapestrato che, grazie all’amicizia con altri uomini scellerati (l’Innominato sarà uno di questi) poteva permettersi di farsi beffa delle leggi. Un giorno dalla finestra intravide Gertrude e attirato dalla difficoltà e dai pericoli che una relazione amorosa con una suora comportava, le rivolse e essa rispose, avviandosi così lungo una via senza ritorno. Nell’adoperare il termine “sventurata”, lo scrittore dà di provare una profonda pietà per Gertrude, quasi come se volesse attenuare la portata del peccato: in altri passi egli adopera i termini “infelice” e “poveretta”.
La supplica di Lucia
6) Si tratta della frase che Lucia rivolge due volte all’Innominato per pregarlo di lasciarla libera. Durante la notte, più volte essa tornerà in mente all’uomo, che già aveva dei dubbi sulla vita condotta fino ad ora. Le parole suonano come una forma di vaga speranza e Lucia, da prigioniera che supplica, piano piano si svela come colei che dispensa pace dell’animo e consolazione
7) Nel condurre una vita scellerata, l’Innominato non si era mai posto il problema dell’esistenza o meno di un Dio. Con l’avanzare degli anni, però nei momenti di abbattimento o di paura gli pareva sentire in fondo all’animo una voce che diceva. “Io sono però”. Si tratta della voce di Dio che ricorda all’Innominato che benché egli continui a condurre una vita senza Dio, questo Dio continua ad esistere in fondo alla sua coscienza. E se inizialmente questa voce gli sembrava odiosa, ora invece era indipendente dalla sua volontà, anche “suo malgrado”. L’Innominato è sulla via della conversione.
L'anatema di Padre Cristoforo
8) Siamo nella scena dell’incontro fra Padre Cristoforo e don Rodrigo, Quest’ultimo reagisce con arroganza alla richiesta del padre il quale passa allora a questa sorta di anatema che peserà sempre sulla coscienza di don Rodrigo. Infatti se fino ad allora era preso da ira, nel sentire questa predizione si spaventa ed assume un atteggiamento minaccioso.
Domande da interrogazione
- Qual è il contesto dell'incontro tra Don Abbondio e i bravi di Don Rodrigo?
- Come reagisce Don Abbondio alle minacce dei bravi?
- Qual è la storia di Gertrude e la sua relazione con Egidio?
- Qual è l'effetto della supplica di Lucia sull'Innominato?
- Qual è l'anatema di Padre Cristoforo e il suo effetto su Don Rodrigo?
All'inizio del romanzo, Don Abbondio, durante una passeggiata, incontra due bravi di Don Rodrigo che gli intimano di non celebrare il matrimonio tra Renzo e Lucia, evidenziando la sua natura sottomessa e incapace di opporsi ai potenti.
Don Abbondio, durante un colloquio con il cardinale Federigo Borromeo, giustifica la sua viltà di fronte alle minacce di Don Rodrigo, cercando di autoassolversi e arrendendosi alla sua paura.
Gertrude, confinata in un convento, inizia una relazione peccaminosa con Egidio, un giovane scapestrato. La narrazione esprime pietà per Gertrude, descrivendola come "sventurata" e "infelice", attenuando la portata del suo peccato.
La supplica di Lucia all'Innominato di lasciarla libera risveglia in lui dubbi sulla sua vita scellerata, portandolo a riflettere sulla presenza di Dio e avviandolo verso un percorso di conversione.
Durante un incontro con Don Rodrigo, Padre Cristoforo pronuncia un anatema che spaventa Don Rodrigo, facendogli assumere un atteggiamento minaccioso e lasciando un peso sulla sua coscienza.