Due classi sociali diverse
I due personaggi appartengono a classi sociali totalmente opposte. Renzo è un filatore di seta, è una persona del popolo, dedita al lavoro e umile. Don Rodrigo, che si configura come l’antagonista. È il simbolo della nobiltà del Seicento, arrogante, soverchiatrice e parassitaria, tutta dedita alle apparenze. Nonostante questo, i due percorsi presentano elementi in comune.
L’abbandono del proprio ambiente
Entrambi sono costretti ad abbandonare il proprio ambiente: Renzo prima fugge dal paese e si rifugia a Milano per sfuggire alle minacce d
don Rodrigo e quindi scappa anche da Milano, per sottrarsi alla ricerca da parte della giustizia. Don Rodrigo vive isolato nel suo palazzotto: in concomitanza con la visita pastorale del cardinale Federigo decide di fuggire a Milano per non dover ricevere il prelato e mantenere nei suoi confronti un atteggiamento di riverenza. In seguito decide di restare nella capitale lombarda onde evitare il contagio.
La richiesta di aiuto all’autorità
Per realizzare i loro progetti, entrambi si rivolgono ad un’autorità, ma con esiti diversi. Renzo contatta inutilmente il dott. Azzecca-garbugli, mentre don Rodrigo prima chiede l’aiuto del conte Zio, tramite il cugino Attilio e al Padre Provinciale dei Cappuccini per fare allontanare Padre Cristoforo da Pescarenico. Successivamente sollecita l’appoggio dell’Innominato per rapire Lucie e ci riesce.
La peste
La peste colpisce tutti e due livellando le due condizioni sociali. Rodrigo muore nel lazzaretto abbandonato persino dai suoi fedeli bravi che, pur essendo in punto di morte lo tradiscono e ne approfittano per rubargli dei beni. Anche Renzo si ammala, però guarisce e ne esce immune, dettaglio che gli permette di lasciare il bergamasco e ritornare al paese per avere notizie di Lucia. Per il signorotto la peste è un castigo, per Renzo, invece, il morbo rappresenta una forma di purificazione (una sorta di Provvidenza divina) che gli permette di ritrovare Lucia.
Il palazzotto
All’inizio del romanzo il centro del potere è rappresentato dal palazzotto di don Rodrigo. Alla fine, in esso ritroviamo Renzo che vi fa ritorno per il banchetto del matrimonio voluto dal Marchese, successore di don Rodrigo. Ora, però la dimora è spoglia e tutti la evitano, segno che ormai la potenza del suo rivale in amore è declinata.
Il comune interesse per Lucia
Entrambi provano interesse versa la stessa ragazza; l’amore di Renzo è legittimo e destinato alla formazione di una famiglia, mentre quello del signorotto è dettato da un capriccio e da una scommessa con il cugino Attilio.
Evoluzione vs staticità del carattere
Nel corso del romanzo, si registra una maturazione del carattere del giovane. Gli errori commessi, come la vicenda all’osteria della Luna piena gli procurano tanti insegnamenti e alla fine del romanzo ci troviamo di fronte ad un personaggio più responsabile e riflessivo. Invece don Rodrigo rimane sempre chiuso nel suo orgoglio aristocratico. Solo quando si accorge di essere stato contagiato dalla peste si rivolge al Griso in modo supplichevole.
Il rapporto con la giustizia
Anche il rapporto con la giustizia è diverso. Nel corso del romanzo, Renzo cerca sempre la giustizia degli uomini e quella Dio. Inizialmente, la sua impetuosità di giovane lo spingerebbe a farsi giustizia da sé, ma poi diventa più riflessivo e riesce a dominare tale impulso vendicativo. Per don Rodrigo la
giustizia è inesistente e si fa continuamente beffa delle grida promulgate dal potere costituito.
Il confronto diretto fra i due personaggi nel lazzaretto
Il punto culminante del contrasto fra i due personaggi si ha nel confronto fra i due uomini all’interno del Lazzaretto. Don Rodrigo ormai è privato di tutto e di tutti ed è ridotto alla totale impotenza. Invece Renzo, sotto la guida di padre Cristoforo perdona il suo nemico e l’iniziale odio si trasforma in compassione. In tal modo Renzo acquista un’elevata statura morale, simbolo del trionfo della Provvidenza divina.