Programmazione e controllo di gestione
Indice
1 Cos’è la gestione? 3
2 I vari tipi di controllo 3
3 Come si controllano i risultati? 4
4 Budget, cos’è? 4
5 Riclassificazione 5
5.1 Riclassificazione dello Stato Patrimoniale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 5
5.1.1 Criterio finanziario . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 5
5.1.2 Criterio funzionale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 6
5.1.3 Managerial Balance Sheet . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 7
6 Riclassificazione Conto Economico 7
7 Riclassificazione Rendiconto finanziario 9
8 Analisi 11
9 Indici statici 12
9.1 Principali indici di composizione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 12
9.2 Principali indici di correlazione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 13
10 Indici dinamici 14
10.1 Principali indici dinamici . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 14
11 Scomposizione finanziaria ROE 15
12 Ciclo monetario 16
13 Profili istituzionali e culturali del controllo 16
14 Dimensione materiale e immateriale del controllo 17
15 Attori e strumenti del controllo 18
16 Il budget 19
17 Caratteristiche e funzioni del budget 19
18 La formulazione del budget 20
19 Il processo di budgeting 22
19.1 Definizione di linee guida e obiettivi generali . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 22
19.2 Predisposizione del budget di vendita . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 22
19.3 Predisposizione dei budget settoriali . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 23
19.4 Negoziazione tra i vari livelli gerarchici . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 23
19.5 Coordinamento e revisione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 23
19.6 Approvazione finale e distribuzione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 24
20 Il budget Commerciale 24
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Figura 1: Il controllo graficamente
1 Cos’è la gestione?
- Verifica
- Esamina
- Guida
Sono dei possibili aggettivi che possono descrivere in minima parte ciò che è il controllo di gestione.
Precisamente il controllo non ha fine di verificare, controllare, ma deve andare a guardare alla guida dell’azienda per raggiungere un obiettivo comune. Il controllo deve essere un consulente, partner, ecc... dobbiamo vederlo come una cosa buona. Il fine del controllo è la guida. Come noi già sappiamo l’azienda è una ”comunità di persone”, possiamo dunque dire che attraverso la gestione guidiamo indirizziamo persone e organizzazione. In modo più preciso, attraverso la gestione guidiamo e indirizziamo il comportamento degli individui interi per il raggiungimento di un comune obiettivo.
2 I vari tipi di controllo
Come abbiamo precedentemente detto, il controllo è la funzione di guida dei comportamenti verso gli obiettivi aziendali. Una volta capito ciò, possiamo dire che il controllo varia a seconda di quelli che sono i comportamenti e gli obiettivi. Bisogna capire in quale forma di controllo ci troviamo. Presentiamo quindi tre diversi tipi di controllo.
- Controllo delle azioni
- Controllo dei risultati
- Controllo del personale e cultura interna
Controllo delle azioni: significa che vado a controllare tutto ciò che è stato svolto. In questo caso parliamo di un controllo molto diretto;
Controllo dei risultati: questa è una forma di controllo più meritocratica, in questo caso, mi fido dei lavoratori, non li controllo tutti i giorni, ma controllo solo i risultati finali;
N.B: Guardare solo le azioni svolte giornalmente dal personale aziendale non è ottimale, perché così facendo non si presta giusta attenzione a quello che sarà il risultato finale. Mentre guardare solo il risultato finale non permette di guardare le azioni svolte giornalmente.
Controllo del personale e cultura interna: dobbiamo sapere che quando si condivide uno stesso fine, con un unico obiettivo, allora non c’è più il bisogno di controllare azioni e risultati, però attenzione! Questo è un tipo di controllo molto instabile, se non viene affiancato da altri tipi di controllo.
Possiamo infine dire che il vero e proprio ”controllo di gestione” è dato dal controllo dei risultati, esso però ha bisogno di integrarsi perfettamente con gli altri 2 tipi di gestione precedentemente descritti.
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3 Come si controllano i risultati?
Prima di tutto per effettuare un controllo dei risultati, bisogna definire degli obiettivi da perseguire. Una volta fatto ciò, il secondo step è individuare sempre un individuo interno alla struttura aziendale da ”responsabilizzare” per la raggiunta dell’obiettivo finale. Se così non fosse, nessuno si sentirebbe incaricato di portarlo a termine. Proprio per questo possiamo dire che un punto fondamentale del controllo è la responsabilizzazione di un soggetto. Ora, dobbiamo sapere che gli obiettivi che poniamo hanno un impatto sulle decisioni, sono proprio queste ultime che ci porteranno ad un risultato finale.
Azione fondamentale del controllo è il feedback che riceveremo a fine periodo, ciò significa che andremmo a confrontare il risultato ottenuto (feedback) con l’obiettivo che avevamo predisposto, controllando così se c’è stato un margine di scostamento. Questo servirà per il periodo successivo e il prossimo obiettivo da perseguire. Tutto ciò perché dobbiamo sapere che nel controllo si passa da una logica retrospettiva ad una logica prospettiva, questo vuol dire che ad ex. (se ieri abbiamo fatto male, capiamo il problema che mi ha portato ad ottenere quel risultato e domani farò bene). Possiamo quindi dire che l’essenza fondamentale del controllo è il passaggio da una verifica ad una guida verso il raggiungimento di un obiettivo aziendale.
4 Budget, cos’è?
Supponiamo che sorga la domanda: Dove un’azienda traduce i propri obiettivi in risultati? Dobbiamo sapere che la programmazione viene riassunta in un documento programmatico, questo documento prende il nome di budget. Possiamo definire il budget come un documento previsionale (già articolato 1 2 in SP , CE ,...), esso guiderà una serie di decisioni che porteranno a dei risultati, che successivamente controlleremo nel bilancio.
L’analisi di bilancio: funzioni, caratteristiche, fasi e tecniche Le 3 forme di controllo che abbiamo precedentemente visto si devono integrare perfettamente tra loro, in modo da sfruttare i relativi vantaggi di ogni forma e limitare i rispettivi svantaggi. Sappiamo che il controllo dei risultati, precedentemente definito come il vero e proprio controllo di gestione, ci permette di analizzare i risultati raggiunti in modo da permetterci di migliorarci per il futuro, capire dove abbiamo sbagliato se otteniamo un feedback che si scosta troppo dall’obiettivo prefissato.
Lo strumento che ci permette di analizzare particolari risultati è il bilancio, esso però presenta un limite ovvero quello di guardare solo a determinati risultati. Con l’analisi di bilancio, in generale voglio vedere lo stato di salute dell’azienda, ma se volessi potrei scendere anche nei particolari. Per fare ciò innanzitutto abbiamo un prima fase in cui dobbiamo creare un obiettivo conoscitivo. È importante stabilire quest’obiettivo, perché a seconda di cosa io voglio studiare, devo effettuare una determinata analisi, che altrimenti non sarebbe necessaria.
Seconda fase è quella di ottenere il documento di bilancio. Il bilancio è il documento con cui l’azienda si presenta all’esterno. Successivamente segue la terza fase in cui procedo con una riclassificazione di bilancio. Riclassificare vuol dire riarticolare le voci del bilancio così che tutti i debiti(crediti) oltre i 12 mesi vadano nella parte superiore del bilancio e tutti i debiti(crediti) entro i 12 mesi vadano nella parte inferiore del bilancio. Possiamo dire che la riclassificazione è una lavoro di riaggregazione di una differente composizione delle grandezze di bilancio per dare evidenza immediata a delle grandezze di sintesi che possono supportare la mia analisi, ovvero stimare lo stato di salute di un azienda.
A 3 riclassificazione avvenuta si procede con una quarta fase in cui si procede con la vera e propria analisi , dove c’è la determinazione dei vari indici. Successivamente si procede con l’ultima fase, la quinta fase in 4 cui si vanno ad interpretare i dati ottenuti dall’analisi. Requisito fondamentale dell’analisi di bilancio è la compatibilità, devo confrontare i numeri, altrimenti presi singolarmente non mi dicono nulla. Alla base dell’analisi c’è l’interpretazione, fase soggettiva, ognuno da una propria interpretazione sullo studio di vari indicatori.
Prima di procedere con tutte le varie fasi, diamo un occhiata a come è composto il bilancio, esso è composto da 5 documenti:
- Relazione di gestione
- Stato patrimoniale
- Conto economico
- Rendiconto finanziario
- Nota integrativa 5
1 Stato patrimoniale
2 Conto economico
3 Ci sono due tipi di analisi: Per flussi e per indici
4 L’interpretazione è un passaggio fondamentale
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Prevalentemente la fase della riclassificazione riguarda, S.P, C.E, R.F. Lo S.P e il C.E scontano già una prima riclassificazione, cioè già evidenziano le grandezze fondamentali, atte a supportare determinati miei giudizi. La riclassificazione, soprattutto comporta una maggiore riallocazione dello S.P.
5 Riclassificazione
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Perché c’è bisogno di rimescolare le voci? Perché secondo il c.c il bilancio è una rappresentazione 2 veritiera e corretta della realtà. Ma è anche quella di valutare lo stato di salute di un’azienda per poi dare la migliore terapia, come abbiamo detto precedentemente il controllo assume un ottica retrospettiva orienta i comportamenti guardando a ieri per raggiungere degli obiettivi domani, effettuando i vari aggiustamenti.
Le due definizioni sono uguali? Dipende. Ai fini dell’analisi, per stimare quanto è indebitata a breve termine l’azienda, ho bisogno di riaggregare tutte le voci dello S.P in particolare i debiti a breve che mi servono per la mia analisi. Quindi per dare una migliore visualizzazione alle grandezze a me utili per esprimere giudizi ho bisogno di riaggregarle. In breve possiamo riassumere la riclassificazione in 3 punti:
- Operazione di predisposizione dei dati di bilancio per l’analisi economico-finanziaria e patrimoniale della gestione;
- Corregge alcune scelte fatte dal legislatore, non coerenti con le finalità dell’analisi;
- Ci possono essere infiniti criteri per la riallocazione, dipende dal fine ultimo.
I criteri più importanti per lo stato patrimoniale sono:
- Criterio finanziario;
- Criterio funzionale;
- Managerial balance sheet.
I criteri più importanti per il conto economico sono:
- Criterio di pertinenza gestionale;
- Criterio a valore aggiunto;
- Criterio a margine di contribuzione;
- Criterio a costo del venduto.
5.1 Riclassificazione dello Stato Patrimoniale
5.1.1 Criterio finanziario
Il criterio finanziario opta per una riarticolazione delle voci dello stato patrimoniale dividendo il documento in quattro sezioni, successivamente riorganizzare le voci per gli impieghi secondo una crescente liquidità e per le fonti secondo una crescente esigibilità.
Riassumendo in breve, il criterio finanziario comporta il vantaggio della possibilità di fare un confronto fra:
- Fonti (a breve e lungo termine)
- Impieghi (a breve e lungo termine)
Ha finalità di concedere una valutazione della liquidità, solvibilità (a breve) e della solidità patrimoniale (a lungo) dell’impresa. E interessa a:
- Banche;
- Società finanziarie;
- Società di rating;
- ...
5 Rendiconto finanziario
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Figura 2: Criterio finanziario
5.1.2 Criterio funzionale
Il criterio funzionale ci dice che quando sposto una voce dall’attivo al passivo devo cambiarla di segno. In questo tipo di riclassificazione otteniamo che il totale attivo è uguale al totale passivo. Quindi diciamo che il criterio funzionale si basa sul concetto che la solvibilità dell’impresa si regge sulla propria capacità di generare risorse necessarie e sufficienti, per quantità, qualità e tempo a far fronte ai propri fabbisogni finanziari. Questo criterio permette un confronto fra:
- Capitale raccolto all’esterno: costituito dal capitale proprio, dall’indebitamento finanziario a medio/lungo termine e dall’indebitamento finanziario netto a breve termine;
- Investimenti netti : capitale investito risultante dall’attivo dello Stato Patrimoniale depurato delle passività direttamente connesse all’esercizio dell’impresa (quali il TFR, fornitori, ecc...) e, in quanto tali, non finanziarie e non generatrici di oneri finanziari espliciti.
Le finalità di questo criterio sono principalmente due:
- Riunire e contrapporre gli elementi patrimoniali e le fonti di finanziamento delle diverse aree in cui si può suddividere la gestione, così da evidenziare gli impieghi netti richiesti dalla gestione operativa a cui far fronte mediante fonti di finanziamento onerose;
- Esporre in maniera analitica la dimensione e la composizione della struttura finanziaria dell’azienda, distinguendo, all’interno delle fonti di finanziamento, quelle derivanti dai prestiti ricevuti da quelle ”proprie” dell’azienda.
Il criterio funzionale pur considerando la dimensione finanziaria del fenomeno, tende a privilegiare il concetto di ”investimento produttivo di reddito” (ossia l’area di investimento contrapposta ad un risultato parziale, come il reddito operativo) ed è quindi particolarmente utile ai fini dell’analisi reddituale. Dal confronto dei risultati parziali delle varie aree reddituali dell’impresa con investimenti netti, si può verificare l’effettivo rendimento del capitale investito nell’impresa. Quando utilizziamo il criterio funzionale successivamente all’utilizzo del criterio finanziario, abbiamo bisogno di calcolare solo tre grandezze che sono:
- −CCN = D.E + D.F (P ) (1)op corr
- 6 −C = IM M + CCN + IM M F ondi (2)I op f in
- −P F N = CI P N (3)
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Figura 3: Criterio funzionale
Figura 4: Managerial balance sheet
5.1.3 Managerial Balance Sheet
6 Riclassificazione Conto Economico
La struttura del conto economico presenta costi e ricavi di competenza dell’esercizio, sostanzialmente procede con una differenza tra ricavi (flussi economici in uscita) e costi (flussi economici in entrata), possiamo notare come questi flussi interagiscono con l’azienda osservandoli nel circuito economico aziendale(fig.5). Il conto economico poi al suo interno va ad evidenziare l’utile o la perdita di esercizio.
Questi flussi vengono classificati in sezioni in base alla loro natura all’interno del conto economico. I primi che inserisco sono ricavi e costi della gestione operativa, successivamente ricavi e costi della gestione finanziaria e in fine ricavi e costi della gestione tributaria, precedentemente più o meno prima del 2016 trovavamo anche un ulteriore voce all’interno de conto economico dove raggruppavamo costi e ricavi provenienti dalla gestione straordinaria, successivamente il legislatore ha inserito anch’essi fra i flussi della gestione operativa Già dal conto economico riesco a vedere le grandezze gestionali che mi servono ai fini della mia analisi, ma una grandezza fondamentale non riesco ad osservarla, essa è il risultato operativo.
Guardando la struttura di un conto economico sorge spontanea la domanda: ma effettuando 6 Capitale investito
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Figura 5: Circuito economico aziendale la differenza fra i ricavi e i costi A e B che compongono la gestione operativa, non riesco già ad ottenere il risultato operativo? Dipende, perché il conto economico non si divide tra gestione tipica e atipica. Quindi devo prima vedere se tra A e B ci sono costi o ricavi non attinenti alla gestione tipica e se ci fossero devo depurarli e inserirli nella gestione atipica, per fare ciò procedo facendo:
− −RO = (A B) R + C (4)extra extra
L’unica grandezza che ci serve calcolare quando procediamo con la riclassificazione del conto economico è questo RO. In fine possiamo redigere la lista di grandezze fondamentali che ci sono utili al fine della riclassificazione:
- →RO Risultato operativo;
- →RN Risultato netto (utile o perdita);
- Fatturato;
- →OF oneri finanziari.
Il conto economico evidenzia il risultato della gestione operativa, finanziaria e tributaria. Come detto anche precedentemente il conto economico come lo stato patrimoniale presenta più modi di riclassificazione e sono:
- Criterio a valore aggiunto: è il valore aggiunto che un’impresa spalma sui beni prodotti dalle 7 materie prime assorbite dall’ambiente.
- Criterio a costo del venduto: Questo criterio richiede il calcolo del costo del prodotto finito (questo
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Programmazione controllo
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Lezioni, Programmazione e Controllo
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