Ascolta
00:00 00:00

Concetti Chiave

  • Il termine "principe" deriva dal latino "princeps", indicante il capofila di un gruppo e il senatore più autorevole nella Roma antica.
  • Con Ottaviano Augusto, il termine acquisisce un nuovo significato legato al "principato", consolidando il potere nelle mani di un singolo individuo.
  • Nel Medioevo, il concetto di principe si arricchisce con gli "specula principis", trattati che delineano le virtù del sovrano ideale.
  • Durante il Rinascimento in Italia, il termine si estende ai signori che concentrano il potere per risolvere conflitti, portando alla formazione di principati regionali.
  • Oggi, il mito della vita principesca persiste, rappresentando un aristocrazia con un ruolo simbolico e politicamente marginale.

Il principe e il principato


Origine e significato del termine principe

Il termine “principe” deriva dal latino princeps che significa “primo”, “preminente”, “migliore”. Nel corso della storia romana il vocabolo ha avuto utilizzi e significati differenti. In generale esso veniva usato per indicare il capofila di un gruppo di persone. In ambito politico, durante la prima fase della Repubblica, il princeps senatus (“principe del Senato”) era il più autorevole tra i senatori e aveva il diritto di intervenire per primo nel dibattito in aula. In epoca tardo-repubblicana, invece, con l’espressione princeps civitatis (“principi della città”) venivano designati i cittadini più importanti dello Stato, distintisi nella sfera pubblica per meriti civili o militari.

Evoluzione del termine nel tempo

Di questo titolo poterono, per esempio, fregiarsi Cesare e Pompeo che, grazie all’autorità acquisita, detenevano a tutti gli effetti le redini del potere. Ma è con Ottaviano che il termine princeps assume un nuovo significato, tanto la forma di governo con le sue riforme viene definita “principato”. Augusto, infatti, è sia princeps civitatis sia princeps senatus e quindi, in quanto individuato più eminente dello Stato per ricchezza e autorità, può votare per primo in assemblea. Egli pone alla base del proprio potere l’idea di “governo del migliore”, che agisce grazie al consenso dei cittadini e si presenta come garante della tradizione repubblicana, di cui mantiene le istituzioni e le magistrature.

Il principato e la trasformazione dello Stato

Facendosi attribuire alcuni poteri speciali, come la tribunicia potestas e l’imperium proconsolare, che gli garantiscono l’inviolabilità personale e il potere militare, avvia un processo di trasformazione della forma dello Stato romano che porta alla progressiva affermazione della “monarchia assoluta”, ossia del potere concentrato nelle mani di un singolo individuo.

Il principe nel Medioevo e Rinascimento

Il termine princeps non scompare dal vocabolario occidentale con la caduta dell’Impero romano, ma rimane in uso accanto al titolo di rex per indicare il massimo rappresentante del potere politico. Nel Medioevo fiorisce un vero e proprio genere letterario legato alla figura del principe. Si tratta degli specula principis (“specchi del principe”), una serie di trattati il cui intento principale è tracciare un ritratto del sovrano ideale, indicando le virtù morali necessarie per diventare un buon re cristiano.

A partire dal X secolo d.C., in seguito alla dissoluzione dell’Impero carolingio e all’affermazione del feudalesimo, alcuni membri della nobiltà che riescono a rendere ereditario il proprio potere sul feudo cominciano ad attribuirsi il titolo di “principe”. Da quel momento l’uso del termine si estende alla società aristocratica e viene utilizzato per indicare il grado più alto della nobiltà feudale.

Il termine “principe” assume un significato particolare nell’Italia centro-settentrionale dove, sul finire del XIII secolo, per porre fine ai ripetuti contrasti cittadini, alle lotte intestine e alla conseguente paralisi delle istituzioni comunali, si va affermando l’uso di concentrare il potere nelle mani di una sola persona, il signore, membro delle famiglie nobili più in vista della regione. Alcune di queste famiglie riescono, nel corso del Rinascimento, a fondare delle vere e proprie dinastie e a formare delle entità statali a carattere regionale che rievocano le legittimazione da parte imperiale e papale. Nascono così i “principati”, destinati a caratterizzare la vita politica italiana fino alla fine del XVIII secolo. Alla fine del sovrano rinascimentale italiano Niccolò Machiavelli dedicò un trattato, Il Principe (1513), che rappresenta ancora oggi uno dei massimi esempi sulla funzione del potere.

Il mito della vita principesca oggi

Oggi, dopo tanti rivolgimenti storici e sociali, a sopravvivere nell’immaginario è il mito della vita principesca, ricca e sfarzosa, trascorsa tra gli agi di corte: fotografie e servizi televisivi rinnovano il fascino di un’aristocrazia dal ruolo spesso soltanto simbolico e politicamente marginale.

Studia con la mappa concettuale

Domande da interrogazione

  1. Qual è l'origine del termine "principe" e il suo significato iniziale?
  2. Il termine "principe" deriva dal latino "princeps", che significa "primo" o "preminente". In ambito politico, era usato per designare il capofila di un gruppo, come il "princeps senatus" durante la Repubblica romana.

  3. Come si è evoluto il significato di "principe" con l'arrivo di Ottaviano?
  4. Con Ottaviano, il termine "princeps" assume un nuovo significato legato al "principato", dove il princeps civitatis diventa il garante della tradizione repubblicana, mantenendo le istituzioni e le magistrature, e ponendo le basi per una monarchia assoluta.

  5. Qual è il ruolo del "principe" nel Medioevo e nel Rinascimento?
  6. Nel Medioevo, il termine rimane in uso accanto a "rex" e si sviluppa un genere letterario dedicato al sovrano ideale. Con l'affermazione del feudalesimo, nobili iniziano a utilizzare il titolo di "principe", estendendo il suo significato alla nobiltà feudale.

  7. Come si è manifestato il potere dei principi in Italia durante il Rinascimento?
  8. In Italia, per risolvere conflitti cittadini, si concentra il potere in un solo individuo, il signore, portando alla nascita di "principati" che caratterizzano la vita politica fino al XVIII secolo, con famiglie nobili che fondano dinastie.

  9. Qual è il mito della vita principesca oggi?
  10. Oggi, il mito della vita principesca persiste nell'immaginario collettivo come un'esistenza sfarzosa e agiata, spesso rappresentata in fotografie e servizi televisivi, nonostante il ruolo politico dei principi sia diventato marginale.

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community