Concetti Chiave
- Il comportamento del Principe è analizzato in due contesti: tempi normali e guerra, con sfumature specifiche per ciascuna situazione.
- Machiavelli propone un'alternativa tra crudeltà e pietà, valutandole in base alle conseguenze politiche piuttosto che a criteri morali tradizionali.
- L'autore sottolinea l'importanza del consenso e dell'opinione pubblica, evidenziando come il Principe debba considerare le reazioni dei sudditi alle sue azioni.
- Il dilemma tra essere amati o temuti si risolve a favore del timore, poiché la natura umana è vista come intrinsecamente malvagia.
- In guerra, il Principe ignora il consenso e predilige l'efficacia della crudeltà, come dimostrato dai risultati ottenuti da Annibale rispetto a quelli di Scipione.
Indice
Comportamento del Principe in Tempi Normali
Il capitolo è articolato in due blocchi: il primo riguarda il comportamento del Principe in tempi normali e con i sudditi; il secondo riguarda il suo comporta mento in tempo di guerra e comunque con le milizie. All’interno di ognuna di queste due parti c’è poi posto per una serie di sfumature e di precisazioni.
Crudeltà e Pietà nel Pensiero di Machiavelli
Il testo si apre subito con l’alternativa fra crudeltà e pietà, come è solito fare Machiavelli nel porre una scelta fra due estremi. Dei due valori (l’uno negativo e l’altro positivo) non viene espressa una valutazione morale come si intende tradizionalmente. La crudeltà e la pietà acquistano un aspetto positivo nell’ottica delle conseguenze politiche che esse hanno. In pratica, quello che conta del Principe non è tanto quello che egli è veramente, quanto l’immagine che egli è grando di produrre della propria persona. Questo tema dell’essere e del parere sarà ampiamente ripreso nel capitolo successivo. Pertanto ogni valutazione morale è assente da una simile impostazione, perciò siamo di fronte non ad un immoralismo, ma ad un amoralismo.
Il Problema del Consenso e dell'Opinione Pubblica
Dobbiamo aggiungere che l’attenzione che lob scrittore riserva al modo con cui nil Principe viene considerato, si potrebbe autorizzare a sostenere che Machiavelli aveva ben presente nella sua teoria politica il problema del consenso, come si direbbe oggi. Se da un lato il Principe è autocrate che manipola liberamente la massa dei sudditi, dall’altro, egli viene concepito come un capo che nei suoi comportamenti deve tener conto delle ripercussioni che esse possono avere nell’opinione pubblica.
Simulazione e Virtù Politiche
Machiavelli è costretto ad ammettere che esistono valutazioni morali codificate e generali (es. positive per la pietà, negative per la crudeltà) delle quali il Principe deve tener conto, anzi alle quali egli si deve adeguare. Di conseguenza, il contrasto fra moralità vigente e codificata e virtù politiche si risolve in una simulazione: si tratta di una “virtù” prescritta implicitamente, ma in seguito esplicitamente raccomandata. Detto questo, Machiavelli prosegue questa prima parte in una serie di distinzioni e con il gusto dell’analisi e della casistica che gli è proprio; a sostegno della propria tesi adduce argomenti tratti dalla cronaca contemporanea = vicende di Cesare Borgia) o dalla poesia latina (= Eneide).
Amore o Timore: Qual è il Dilemma del Principe?
Il problema preciso che lo scrittore pone è questo: è meglio essere amato che temuto. La risposta, in coerenza con i concetti politici e amorali sopra riportati è che è molto sicuro essere temuto, anche se moralmente non accettabile. La motivazione è data dal fatto che la natura umana è ontologicamente malvagia.
Comportamenti del Principe in Guerra
Nella seconda parte, dedicata ai comportamenti del Principe degli eserciti o comunque in guerra, non si parla più di preoccupazione di ottenere il consenso. Lo scrittore disprezza coloro che ammirano i risultati ottenuti da Annibale, senza però riconoscere la causa da cui essi derivano.. La crudeltà di Annibale, al comando di un esercito molto numeroso e composito, ha ottenuto ottimi risultati mentre i risultati derivati dalla “pietà” di Scipione sono del tutto negativi. Infatti, l’atteggiamento magnanimo di quest’ultimo, lo aveva spinto a concedere ai suoi soldati più libertà di quanta non ne convenisse alla disciplina militare. Per questo motivo, Fabio Massimo chiamò Scipione “corruttore dell’esercito”.
Domande da interrogazione
- Qual è il comportamento del Principe in tempi normali secondo Machiavelli?
- Come si relazionano crudeltà e pietà nel pensiero di Machiavelli?
- Qual è il ruolo del consenso e dell'opinione pubblica nella teoria politica di Machiavelli?
- In che modo Machiavelli affronta il dilemma tra amore e timore per il Principe?
- Come si comporta il Principe in guerra secondo Machiavelli?
Machiavelli distingue il comportamento del Principe in tempi normali da quello in guerra, evidenziando che in tempo di pace deve gestire le relazioni con i sudditi e considerare le sfumature delle sue azioni.
Machiavelli non valuta moralmente crudeltà e pietà, ma le considera in base alle loro conseguenze politiche, sottolineando l'importanza dell'immagine del Principe piuttosto che della sua vera natura.
Machiavelli riconosce l'importanza del consenso, affermando che il Principe deve considerare come le sue azioni influenzano l'opinione pubblica, pur mantenendo un atteggiamento autocratico.
Machiavelli sostiene che è più sicuro essere temuto che amato, poiché la natura umana è intrinsecamente malvagia, rendendo la paura un mezzo più efficace di controllo.
In guerra, il Principe non si preoccupa del consenso e disprezza i leader che non riconoscono l'importanza della crudeltà, come dimostrato dal confronto tra Annibale e Scipione, dove la pietà di quest'ultimo porta a risultati negativi.