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Concetti Chiave

  • L'intervento statale si è intensificato durante la Prima Guerra Mondiale, con il 32% delle industrie considerate ausiliarie e sostenute finanziariamente, in particolare nel settore siderurgico e meccanico.
  • L'Ilva ha visto una notevole espansione durante e dopo la guerra, integrandosi con aziende cantieristiche e aeronautiche, ma ha accumulato debiti che l'hanno messa in difficoltà finanziaria.
  • Il costo dell'intervento statale ha portato a un debito pubblico triplicato e a un'inflazione insostenibile, con i prezzi che quadruplicarono durante il conflitto.
  • Dopo la guerra, lo Stato italiano ha aumentato le tasse e tagliato le spese pubbliche per affrontare il debito, mentre la circolazione monetaria è aumentata, aggravando l'inflazione.
  • Il "Biennio Rosso" (1919-1920) ha visto forti tensioni sociali e scioperi, con richieste di riduzione dell'orario di lavoro e una maggiore partecipazione dei lavoratori nella gestione delle imprese, in un contesto di disoccupazione crescente.

Intervento statale e industria ausiliaria

Come rilevato, l’intervento statale era già abbastanza forte prima della guerra e si ampliò ulteriormente dopo. Ricordiamo che le industrie dichiarate ausiliarie (cioè utili alla causa bellica) furono sostenute, finanziate, ricevettero anticipazioni e garanzie bancarie. Nel 1918 il 32% delle industrie era “ausiliario”.

In particolare trassero beneficio la siderurgia, le industrie meccaniche, la cantieristica. Ad approfittarne maggiormente furono i grandi gruppi che integravano diverse produzioni come l’Ilva e l’Ansaldo.

L’Ilva nasce a Bagnoli agli inizi del 900 per produrre ghisa beneficiando della legge del 1903 che prevedeva agevolazioni per l’area di Napoli. Nel periodo dal 1910 al 1915 L’Ilva produceva il 90 per cento della lavorazione della ghisa in altoforno in Italia e i tre quinti della produzione nazionale di acciaio. La guerra portò ad una ulteriore crescita dell’Ilva.

Nel periodo della prima guerra mondiale, per sfruttare le opportunità offerte dalle commesse belliche, l'Ilva si integrò a valle acquisendo aziende cantieristiche ed aeronautiche; questo richiese ingentissimi investimenti e conseguenti debiti, che, a guerra finita, misero l'Ilva in gravi difficoltà finanziarie.

Espansione e sfide dell'Ansaldo

L’Ansaldo, nata per interessamento del governo sabaudo, con lo scopo di sviluppare un'industria nazionale per la produzione di locomotive a vapore e materiale ferroviario,  si espande sia nel campo siderurgico, sia in quello degli armamenti, meccanico e marittimo, grazie ad una forte integrazione verticale e grazie alla congiuntura bellica. Nel momento in cui scoppia la guerra l’Ansaldo capisce che la situazione può essere promettente, ma ha bisogno di capitali. Il capitale della società passerà da 30 milioni di lire nel 1914 a 500 milioni nel 1918. Nel corso degli anni 1914-1918 l’Ansaldo si scontrerà con gli altri gruppi italiani: uno dei primi scontri sarà contro la Fiat e porterà la società dei Perrone ad acquisire la Fiat San Giorgio, poi divenuta Ansaldo San Giorgio.

Relazione tra banche e industria

Anche altri settori (automobilistico, elettrico, chimico, ecc.) approfittarono dell’aiuto statale, mentre si faceva sempre più stretto il rapporto tra banca e industria. I 4 istituti più importanti (Comit, Credit, Banco di Roma e Banca di Sconto) finanziarono le industrie accettando scoperti fino ad intrecciare in maniera indissolubile il destino dei due settori.

Quali sono le conseguenze economiche della guerra?

Il costo di tale politica fu altissimo: si arrivò ad assorbire il 30% del PIL nel sostegno delle industrie ausiliarie. Il disavanzo pubblico crebbe enormemente, così come quello della bilancia commerciale. Anche l’inflazione raggiunse livelli insostenibili: nei 4 anni di guerra i prezzi quadruplicarono.

In tutto questo quadro di crisi, l’Italia è un paese che esce dalla I Guerra Mondiale vincitrice, ma con un grosso debito pubblico, triplicato rispetto a quello che aveva prima della guerra, inoltre un debito pubblico che ha superato il debito nazionale.

Misure fiscali post-belliche

Le spese pubbliche erano coperte solo in parte dalle entrate fiscali, le tasse. Lo Stato italiano per coprire la quota che manca:

- incrementa le tasse. Nel 1920 viene introdotta l’imposta sui conflitti di guerra, perché molti imprenditori avevano fatto molti guadagni dalle commesse belliche.

- taglia le spese attraverso l’abolizione del prezzo politico del pane, che genera una riduzione nel breve periodo della spesa, ma porta ad un calo della domanda.( Prezzo politico è il prezzo  fissato ad un livello inferiore al costo di produzione del servizio offerto. La differenza tra il prezzo politico e il costo viene coperta dalle imposte). 

- aumenta la circolazione monetaria. Nel dicembre del 1918 la moneta in giro era triplicata rispetto a quella che c’era nella guerra. Nel giro di 5 anni c’è una crescita sostanziale della circolazione monetaria che genera inflazione.

Smobilitazione e disoccupazione post-guerra

A queste componenti si aggiunge la questione sociale della: Smobilitazione e riconversione dell'industria italiana dopo la prima guerra mondiale.

Nel 1918 vengono congedati 1 400 000 uomini.

Nella primavera nel 1919 altri 400 mila uomini.

Nell’estate del 20 un altro milione.

Tutte queste persone che per 4 anni hanno fatto i militari devono cercare lavoro, ma il mercato italiano non è in grado di ricollocare la forza militare volontaria. A questo si contrappongono le aspettative dell’esercito di essere premiato dopo la vittoria. Il governo arriva così ad una serie di lavori pubblici, soprattutto per l’area nord est per sistemare il territorio, in modo da occupare questi lavoratori momentaneamente. Infatti nella seconda metà del 1919 la questione sociale diventa pesante nelle campagne, poiché non viene riassorbita la manodopera e avvengono una serie di licenziamenti.

Biennio Rosso e tensioni sociali

Il sistema economico industriale ha una forte difficoltà a ritornare ad una produzione di pace. L’emigrazione non funziona più e gli Stati Uniti dopo la Prima Guerra Mondiale chiudono le porte. La ripresa italiana è quindi segnata da:

- inflazione.

- disoccupazione.

Questo porta sul piano sociale al "Biennio Rosso"(1919-1920) dove, sulla spinta dei movimenti comunista e socialista, avviene una forte ondata di scioperi e rioccupazione delle campagne. Ci furono forti proteste nel settore agricolo: veniva chiesta l’assunzione obbligatoria nelle aziende agricole e in modo particolare:

- la riduzione oraria del lavoro senza riduzione del salari.

- partecipazione dei lavoratori alla gestione delle imprese.

L’idea comune di tutti era l’autogestione e collettivazione di fabbriche e terre.

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Domande da interrogazione

  1. Qual è stato l'impatto dell'intervento statale sulle industrie ausiliarie durante la Prima Guerra Mondiale?
  2. L'intervento statale ha avuto un impatto significativo, con il 32% delle industrie dichiarate ausiliarie che ricevettero sostegno e finanziamenti, beneficiando in particolare la siderurgia e le industrie meccaniche, come l'Ilva e l'Ansaldo.

  3. Come si è evoluta l'Ansaldo durante la guerra e quali sfide ha affrontato?
  4. L'Ansaldo si è espansa notevolmente, aumentando il capitale da 30 milioni a 500 milioni di lire, ma ha dovuto affrontare sfide significative, tra cui la concorrenza con altri gruppi come la Fiat.

  5. Qual è stata la relazione tra banche e industria durante il periodo bellico?
  6. Le banche, come Comit e Banco di Roma, hanno finanziato le industrie, creando un legame indissolubile tra i due settori, che ha portato a un aumento degli scoperti bancari e a una maggiore dipendenza delle industrie dal credito.

  7. Quali sono state le conseguenze economiche della guerra per l'Italia?
  8. L'Italia ha affrontato un aumento del debito pubblico, che è triplicato, e un'inflazione insostenibile, con i prezzi che sono quadruplicati durante i quattro anni di guerra, nonostante fosse uscita vincitrice dal conflitto.

  9. Come ha influito la smobilitazione post-bellica sulla disoccupazione in Italia?
  10. La smobilitazione ha portato al congedo di oltre 2 milioni di uomini, creando una crisi occupazionale poiché il mercato non era in grado di riassorbire la forza lavoro militare, generando tensioni sociali e richieste di lavori pubblici per occupare temporaneamente i disoccupati.

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