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Prima fase delle guerre d’Italia: 1494-1516
In Italia, l’equilibrio politico stabilito con la pace di Lodi del 1454 rimase sostanzialmente stabile fino all’ultimo decennio del Quattrocento.Nel 1492 scomparvero due importanti protagonisti della politica italiana. Morì papa Innocenzo VIII, al quale succedette Rodrigo Borgia, di origine spagnola, con il nome di Alessandro VI (1492-1503). Il nuovo pontefice era noto per la sua vita scandalosa e per il suo interesse a rafforzare il potere e la ricchezza della propria famiglia.
Nello stesso anno morì Lorenzo de’ Medici, detto il Magnifico, che grazie alla sua abilità diplomatica e al suo prestigio aveva svolto il ruolo di «ago della bilancia» dell’equilibrio italiano, cercando di mantenere rapporti relativamente stabili tra i principali Stati della penisola.
Le ambizioni degli Stati italiani e le potenze straniere
Dopo la morte di Lorenzo il Magnifico, la stabilità italiana fu minacciata dalle ambizioni espansionistiche di Venezia e dalle mire politiche di Ludovico Sforza, detto il Moro, signore di Milano.Ludovico Sforza voleva consolidare il potere che aveva sottratto al nipote Gian Galeazzo. Per raggiungere i propri obiettivi, Venezia, Ludovico Sforza e il papa erano disposti a chiedere l’intervento di potenze straniere, come era già accaduto in passato.
Il problema principale non fu tanto il fatto che questi governanti perseguissero i propri interessi personali, quanto il fatto che sottovalutassero la debolezza interna degli Stati italiani e la crescente potenza militare delle monarchie di Francia e Spagna.
L’idea di un interesse nazionale italiano comune era ancora poco diffusa ed era sostenuta soprattutto da alcuni intellettuali, come Niccolò Machiavelli e Francesco Guicciardini.
La discesa in Italia di Carlo VIII
Il re di Francia Carlo VIII voleva conquistare il Regno di Napoli, rivendicando i diritti dinastici che gli derivavano dalla discendenza angioina.Per preparare l’impresa, nel 1493 aveva stipulato la pace di Senlis con l’Impero e aveva ceduto alla Spagna alcune province di confine, in modo da ridurre il rischio di opposizioni durante la spedizione.
Carlo VIII ricevette inoltre incoraggiamenti e aiuti da Venezia e da Milano, che per ragioni diverse desideravano indebolire Ferrante d’Aragona, re di Napoli dal 1458 al 1494. Nell’agosto del 1494, Carlo VIII attraversò le Alpi alla guida di un potente esercito, che comprendeva circa 5.000 mercenari svizzeri e un'imponente artiglieria, superiore per dimensioni ed efficacia a quella vista fino ad allora in Italia. Nel febbraio del 1495, Carlo VIII entrò a Napoli, dove fu accolto come un liberatore da una parte della nobiltà, che pochi anni prima si era ribellata alla dinastia aragonese.
La formazione della Lega antifrancese
La rapida conquista francese del Regno di Napoli fece comprendere agli Stati italiani la gravità della situazione e il pericolo rappresentato dalla presenza di una grande potenza straniera nella penisola.Alla fine di marzo del 1495 venne quindi stipulata a Venezia una Lega antifrancese, alla quale aderirono Venezia, Milano, Firenze, lo Stato pontificio, la Spagna e l’Impero.
L’obiettivo era contrastare l’espansione francese e impedire a Carlo VIII di consolidare le proprie conquiste in Italia.
Nel maggio del 1495, il sovrano francese decise di ritornare in patria, lasciando alcuni presidi militari nel Regno di Napoli. L’esercito della Lega tentò di sbarrargli la strada presso Fornovo, il 6 luglio 1495, ma non riuscì a impedirgli il passaggio.
Nel frattempo, Ferdinando II d’Aragona, nipote di Ferrante e re di Napoli dal 1495 al 1496, riuscì a recuperare il regno grazie all’appoggio delle forze spagnole e veneziane.
Le conseguenze della spedizione francese
La spedizione di Carlo VIII si concluse senza risultati duraturi: il sovrano non riuscì a mantenere il controllo del Regno di Napoli e dovette ritirarsi dalla penisola.Tuttavia, la sua impresa ebbe conseguenze molto importanti, perché dimostrò la debolezza politica e militare degli Stati italiani di fronte alle grandi monarchie europee.
La discesa francese aprì così la strada a nuove invasioni e a una lunga fase di guerre per il controllo della penisola, durante le quali la Francia e la Spagna sarebbero diventate le principali protagoniste.
La crisi di Firenze e la ribellione di Pisa
Le conseguenze della spedizione furono particolarmente gravi in Toscana.Piero de’ Medici, figlio e successore di Lorenzo il Magnifico, si dimostrò politicamente incapace di affrontare la situazione. La sua eccessiva disponibilità ad accogliere le richieste di Carlo VIII provocò l’indignazione dei fiorentini, che lo cacciarono dalla città.
La crisi del potere mediceo favorì anche le rivolte contro il dominio fiorentino. Pisa, seguita da altre città sottoposte a Firenze, si rifiutò di tornare sotto il controllo della Repubblica fiorentina e iniziò una lunga lotta per difendere la propria autonomia.