Concetti Chiave
- Popper rivaluta il kantismo, sostenendo che è fondamentale partire da problemi e teorie, mentre relativizza l'universalità delle categorie cognitive.
- Secondo Popper, la mente umana funge da "faro" che illumina parti dell'esperienza, piuttosto che essere un recipiente vuoto di conoscenza.
- Popper critica Kant per l'eccessivo ottimismo riguardo alla verità delle leggi formulate dall'intelletto, sottolineando la possibilità di confutazione da parte della natura.
- Il pensiero, per Popper, deve essere visto come un elaboratore di teorie piuttosto che come un semplice cercatore di conferme, enfatizzando l'importanza della falsificazione.
- Popper mette in discussione la consanguineità tra pensiero ed esperienza, evidenziando che le leggi non sempre si impongono alla natura come Kant sosteneva.
Popper e il kantismo
Popper, rispetto ai neopositivisti, rivaluta la posizione kantiana ammettendo che è possibile interpretare kantianamente il primato dei problemi, delle congetture; Kant, compiendo una “rivoluzione copernicana”, sosteneva che il nostro intelletto non trae le proprie leggi dalla natura, ma le impone ad essa, in quanto giudichiamo l’esperienza attraverso il pensiero e soltanto grazie ad esso cogliamo il senso delle cose; così Popper sostiene che dobbiamo ineluttabilmente partire da problemi, da teorie, da critiche. Naturalmente, egli non accetta l’universalità e la necessità delle categorie, relativizzando questo loro aspetto; pur essendo psicologicamente e gnoseologicamente a priori, le aspettative della nostra mente non sono gnoseologicamente valide a priori: abbiamo la possibilità di «scegliere» i nostri strumenti del pensiero, che non sono costituiti secondo 12 categorie universali.
La mente come faro
Questo kantismo di fondo è presente anche nella definizione che Popper offre della nostra mente: essa non è un recipiente vuoto (tabula rasa), ma un «faro» che illumina, ossia un deposito di ipotesi, consce o inconsce, alla luce delle quali percepiamo la realtà; la nostra mente «illumina» parti dell’esperienza, non tutta.
Qual è la critica all'ottimismo di Kant?
Inoltre, egli imputa a Kant un eccessivo ottimismo: sbagliava nel ritenere che delle leggi (formulate dall’intelletto) fossero necessariamente vere, o che noi riuscissimo senz’altro ad imporle alla natura (il rapporto tra pensiero ed esperienza avviene comunque, quasi secondo una consanguineità fra pensiero ed esperienza, per cui il pensiero ha sempre successo nei confronti dell’esperienza: non c’è il problema dell’errore, dello scacco dell’esperienza). La natura, assai spesso, si oppone molto efficacemente, costringendoci ad abbandonare le nostre leggi in quanto confutate; lo scienziato falsificazionista, nei confronti di un caso dell’esperienza che mette in crisi la propria teoria, deve avere la necessità e l’accortezza di abbandonarla: viene visto, più che alla ricerca di una conferma alle proprie teorie, come un elaboratore di teorie, sempre secondo l’idea che il principale momento epistemologico sia l’elaborazione di una teoria.
Domande da interrogazione
- Qual è la posizione di Popper riguardo al kantismo e al primato dei problemi?
- Come definisce Popper la mente umana e il suo ruolo nella percezione della realtà?
- Qual è la critica di Popper all'ottimismo di Kant riguardo alle leggi formulate dall'intelletto?
Popper rivaluta la posizione kantiana, sostenendo che dobbiamo partire da problemi e teorie, piuttosto che accettare l'universalità delle categorie kantiane. Egli afferma che la nostra mente non è un recipiente vuoto, ma un "faro" che illumina la realtà attraverso ipotesi (Popper e il kantismo).
Popper descrive la mente come un "faro" che illumina parti dell'esperienza, non come una tabula rasa. Essa è un deposito di ipotesi che ci permette di percepire la realtà in modo selettivo (La mente come faro).
Popper critica Kant per il suo eccessivo ottimismo, sostenendo che le leggi formulate dall'intelletto non sono necessariamente vere e che la natura può opporsi efficacemente a queste leggi, costringendo a rivedere le teorie (Critica all'ottimismo di Kant).