Concetti Chiave
- La Pop-art, originatasi negli Stati Uniti negli anni '60, si è diffusa globalmente, suscitando scalpore alla Biennale di Venezia del 1964.
- Utilizza un linguaggio visivo accessibile, concentrandosi su oggetti quotidiani e industriali per far prendere coscienza della loro presenza.
- Esistono affinità tra Pop-art e Dadaismo, ma mentre quest'ultimo aveva intenti polemici, la Pop-art interpreta e ridimensiona oggetti di consumo.
- Artisti come Andy Warhol e Roy Lichtenstein hanno dato un grande impulso alla Pop-art, utilizzando colori primari e temi della cultura popolare e dei fumetti.
- L'impatto visivo della Pop-art è intenso e diretto, simile a quello della pubblicità, con colori piatti e assenza di chiaroscuro per colpire l'osservatore.
Origini della pop-art
Il termine «Pop-art» deriva da “Popular art” ed è stato definito così in Inghilterra; ha avuto origine negli Stati Uniti intorno agli anni ’60 del XX secolo per poi diffondersi in tutto il mondo. Presentata alla Biennale di Venezia del 1964, essa provocò molto sconcerto fra il pubblico se non un vero e proprio shock.
Influenza della pubblicità
Essa parte dalla constatazione che noi viviamo, chi consapevolmente chi inconsciamente, in mezzo ad oggetti industriali; siamo bombardati da messaggi pubblicitari sia uditivi che visivi, che vengono moltiplicati in un altissimo numero di copie, ingranditi, presenti sui muri delle città, stampati sui giornali, trasmessi dai vari media ecc. Tali messaggi, come avviene sempre, hanno un linguaggio con cui ci parlano e che ormai siamo abituati a capire perché possediamo una mentalità consumistica. Siamo condizionati da tutto ciò e il nostro modo di comportarci e di capire l’immagine vengono di conseguenza modificati. Si chiama “arte popolare” perché essa utilizza un linguaggio visivo che è patrimonio di tutti e perché pone al centro dell’attenzione dell’osservatore degli oggetti comuni, quotidiani che possono essere nuovi, usati e a volte anche di scarto. Sono oggetti da cui siamo circondati, a volte molto banali; di essi ci serviamo tutti i giorni e qualche non ci accorgiamo nemmeno della loro presenza.
Confronto con il dadaismo
Per questi motivi, la critica ha visto dei punti in comune fra Pop-art e Dadaismo, a tal punto che qualcuno ha parlato anche di new-dada. È innegabile che esiste un rapporto fra le due correnti artistiche soprattutto se si pensa a Duchamp (un semplice orinatoio firmato R. Mutti) o alle opere di Schwitters, specializzato in collages fatti di oggetti comuni o di scarto. Tuttavia, mentre le opere di Duchamp o di Schwitters avevano uno scopo polemico, la Pop-art intende interpretare un momento storico, ridimensionando oggetti sopravvalutati o ritenuti quasi “sacri” come il televisore o l’automobile o constatando che l’arte fino ad allora aveva trascurato l’oggetto industriale, nonostante esso abbia una propria bellezza.
L’oggetto, apparentemente senza significato, viene isolato dal suo contesto abituale e l’artista si preoccupa di far prendere coscienza all’osservatore della sua esistenza.
Diffusione e artisti principali
La Pop-art ha avuto una grande diffusione in America e anche in Europa. In America si può ricordare Andy Warhol con il suo Barattolo di Campbell da 19 cent in cui l’oggetto è disegnato con una linea scura netta e i colori sono0 distesi senza nessun passaggio dal chiaro allo scuro, eccetto qualche cenno sul coperchio. Invece Roy Lichstenstein coglie uno degli aspetti salienti dell’immagine contemporanea, cioè il fumetto e fra di essi quelli più commerciali e di più vasta produzione come i fumetti di Walt Disney, con gli eroi popolari Topolino e Paperino. Altre volte, egli si orienta verso fumetti di avventura, il cui il protagonista è un personaggio superuomo onesto e sincero che risulta sempre vincitore del male e in cui ogni americano si vorrebbe riconoscersi. Negli anni ’70, l’artista comincia ad inserire nelle sue realizzazioni delle opere d’arte, scelte, soprattutto, fra quelle moderne. I colori utilizzati dall’artista sono pochi colori primari ve qualcuno secondario); essi sono distesi in superfice, senza ricorrere al chiaroscuro. Il loro impatto sull’osservatore vuole essere violento com’è violenta la pubblicità che ci bombarda.
Domande da interrogazione
- Qual è l'origine del termine "Pop-art" e quando è emersa?
- Come influisce la pubblicità sulla Pop-art?
- In che modo la Pop-art si confronta con il Dadaismo?
- Chi sono alcuni degli artisti principali della Pop-art e quali sono le loro opere significative?
- Qual è l'impatto visivo delle opere di Pop-art sugli osservatori?
Il termine "Pop-art" deriva da "Popular art" ed è stato coniato in Inghilterra; ha avuto origine negli Stati Uniti negli anni '60 del XX secolo, diffondendosi poi in tutto il mondo, come evidenziato dalla sua presentazione alla Biennale di Venezia del 1964.
La Pop-art si basa sull'idea che viviamo circondati da oggetti industriali e messaggi pubblicitari che influenzano il nostro comportamento e la nostra percezione. Utilizza un linguaggio visivo accessibile a tutti, ponendo l'accento su oggetti quotidiani, come affermato nel testo.
La critica ha notato somiglianze tra Pop-art e Dadaismo, ma mentre il Dadaismo aveva uno scopo polemico, la Pop-art cerca di reinterpretare oggetti considerati "sacri" e di far prendere coscienza all'osservatore della bellezza degli oggetti industriali trascurati dall'arte tradizionale.
Tra gli artisti principali della Pop-art ci sono Andy Warhol, noto per il suo "Barattolo di Campbell", e Roy Lichtenstein, che ha utilizzato il linguaggio dei fumetti, come quelli di Walt Disney, per esprimere temi contemporanei e commerciali.
Le opere di Pop-art, caratterizzate da colori primari e un impatto visivo violento, mirano a colpire l'osservatore in modo simile alla pubblicità, come sottolineato nel testo, utilizzando una tecnica di stesura dei colori senza chiaroscuro.