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La politica economica internazionale

Politica commerciale

Il commercio internazionale, cioè il grado di apertura dell’economia nazionale verso i paesi esteri, è uno strumento importante della politica economica.

Viene coinvolto il soggetto pubblico, che ha il compito di favorire gli scambi e, per esempio, difendere gli interessi economici del paese dalla concorrenza sleale.

Le autorità di politica economica però sono indecise se lasciare il commercio internazionale libero di agire oppure intervenire con delle leggi.

La politica commerciale è l’insieme dei provvedimenti attraverso i quali le autorità pubbliche regolano i rapporti commerciali con i paesi esteri, può essere:

  • Protezionistica = c’è la minima apertura agli scambi internazionali.
  • Liberista = c’è la massima apertura agli scambi internazionali.

I paesi industrializzati aderiscono a organizzazioni economiche internazionali che salvaguardano e potenziano il libero mercato internazionale, grazie al quale c’è uno sfruttamento ottimale delle risorse, i prezzi sono più bassi e la qualità dei beni-servizi migliora a vantaggio dei consumatori.

WTO

La WTO, cioè l’organizzazione mondiale del commercio, è l’organizzazione economica internazionale più importante, che è entrata in funzione nel 1995, e vi aderisce la maggior parte degli stati.

Ha dei poteri normativi e sanzionatori, grazie ai quali interviene sul mercato con delle leggi per garantire e tutelare il libero scambio. Infatti, ha il compito di controllare che il commercio internazionale si svolga rispettando determinati principi, il liberismo economico, senza danneggiare i Paesi in via di sviluppo, che sostiene e aiuta.

Funzioni della WTO

Ha varie funzioni:

  • Amministra e applica gli accordi commerciali.
  • Funge da forum per le negoziazioni commerciali multilaterali.
  • Risolve i conflitti commerciali.
  • Controlla le politiche commerciali nazionali.
  • Collabora con altre istituzioni internazionali.

Principi chiave della WTO

È fondata su dei principi chiave:

  • Commercio senza discriminazioni = i paesi membri devono interagire economicamente tra di loro senza preferenze o discriminazioni, perché tutti devono essere trattati allo stesso modo.
  • Relazioni commerciali facilitate = ammette la presenza di tariffe doganali che regola per garantire condizioni commerciali stabili.
  • Concorrenza corretta.
  • Promozione dello sviluppo.

Anche se in realtà molti stati adottano politiche protezionistiche per difendere la propria economia, questo perché il protezionismo ha dei vantaggi:

  • Favorisce la nascita e la crescita delle nuove industrie nei paesi meno sviluppati.
  • Regola la bilancia dei pagamenti del paese riducendo l’indebitamento.
  • Difende alcuni settori produttivi in crisi per via della concorrenza estera.
  • Contrasta la concorrenza sleale estera grazie all’appoggio dello stato che dà, per esempio, vari aiuti e sussidi.

Barriere commerciali e dazi doganali

La politica protezionistica è un insieme di interventi di varia natura per ostacolare le importazioni di beni-servizi dai paesi stranieri. Infatti, le autorità di politica economica all’ingresso impongono delle barriere commerciali.

Si dividono in 2 gruppi:

  • Barriere tariffarie = vengono imposti dazi doganali per l’importazione. 1
  • Barriere non tariffarie = per altri tipi di ostacoli. 2

I dazi doganali sono somme di denaro prelevate quando la merce passa la frontiera e pagate ad appositi uffici esattori, cioè le dogane.

La tariffa doganale è l’elenco dei beni la cui importazione comporta l’applicazione di un dazio doganale.

Classificazione dei dazi

I dazi si classificano secondo:

1. Lo scopo

  • Dazi protettivi = proteggono le produzioni del mercato interno dalla concorrenza straniera.
  • Dazi fiscali = assicurano un’entrata pubblica aggiuntiva.

2. Le modalità di calcolo

  • Dazi specifici = calcolati in base a unità fisiche di merce, per esempio il peso, indipendentemente dal suo valore. Questo calcolo rende difficile l’evasione, ma grava allo stesso modo su merci con caratteristiche fisiche uguali ma con qualità diverse.
  • Dazio ad valorem = si applica un’aliquota calcolata sul valore della merce, determinato al momento della presentazione in dogana. È proporzionato al valore della merce, ma favorisce l’evasione fiscale.
  • Dazio misto = per la stessa tipologia di merci prevede l’applicazione sia di un dazio specifico che di un dazio ad valorem.

3. La destinazione delle merci

  • Dazi di importazione = colpiscono le merci che, provenendo da paesi terzi, entrano nel territorio doganale dello stato. Hanno uno scopo protezionistico.
  • Dazi di esportazione = colpiscono le merci nazionali destinate a essere consumate in paesi terzi e sono applicati al momento in cui la merce lascia il confine dello stato. Hanno uno scopo fiscale.

4. I rapporti con gli altri stati

  • Dazio autonomo = determinato autonomamente da ciascun singolo stato, anche se in realtà gli stati fanno accordi, quindi questi dazi sono convenzionali.
  • Dazi preferenziali = sono più bassi rispetto alla tariffa doganale, perché agevolano le merci dei paesi in via di sviluppo o con i quali sono stati presi degli accordi particolari.
  • Dazi differenziali = sono più alti rispetto alla tariffa doganale, perché hanno uno scopo protettivo nei confronti delle merci importate da stati dai quali si vogliono scoraggiare le importazioni. Rientrano i dazi di ritorsione, rappresaglia, antidumping e antisovvenzioni.

Barriere non tariffarie

Le barriere non tariffarie sono dei provvedimenti restrittivi diversi dai dazi doganali, che hanno lo scopo di ostacolare le importazioni.

Sono strumenti di nuova generazione sempre più usati dalle autorità nazionali, perché sono meno visibili e riconoscibili. Infatti, variano da paese a paese e cambiano continuamente; per questo motivo è difficile contrastarli.

Barriere para-tariffarie

La barriera para-tariffaria consiste nel pagamento di una somma di denaro per l’importatore.

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Sintesi

La politica commerciale

Il commercio internazionale, cioè il grado di apertura dell’economia nazionale verso i paesi esteri, è uno strumento importante della politica economica.

Viene coinvolto il soggetto pubblico, che ha il compito di favorire gli scambi e difendere gli interessi economici del paese, per esempio dalla concorrenza sleale.

Le autorità di politica economica però sono indecise se lasciare il commercio internazionale libero di agire oppure intervenire con delle leggi.

La politica commerciale è l’insieme dei provvedimenti attraverso i quali le autorità pubbliche regolano i rapporti commerciali con i paesi esteri, può essere:

  • Protezionistica = c’è la minima apertura agli scambi internazionali.
  • Liberista = c’è la massima apertura agli scambi internazionali.

I paesi industrializzati aderiscono a organizzazioni economiche internazionali che salvaguardano e potenziano il libero mercato internazionale, grazie al quale c’è uno sfruttamento ottimale delle risorse, i prezzi sono più bassi e la qualità dei beni-servizi migliora a vantaggio dei consumatori.

WTO

La WTO, cioè l’organizzazione mondiale del commercio, è l’organizzazione economica internazionale più importante, è entrata in funzione nel 1995 e vi aderisce la maggior parte degli stati.

Ha dei poteri normativi e sanzionatori grazie ai quali interviene sul mercato con delle leggi per garantire e tutelare il libero scambio, infatti ha il compito di controllare che il commercio internazionale si svolga rispettando determinati principi, il liberismo economico, senza danneggiare i Paesi in via di sviluppo, che sostiene e aiuta.

Ha varie funzioni:

  • Amministra e applica gli accordi commerciali.
  • Funge da forum per le negoziazioni commerciali multilaterali.
  • Risolve i conflitti commerciali.
  • Controlla le politiche commerciali nazionali.
  • Collabora con altre istituzioni internazionali.

È fondata su dei principi chiave:

  • Commercio senza discriminazioni = i paesi membri devono interagire economicamente tra di loro senza preferenze o discriminazioni perché tutti devono essere trattati allo stesso modo.
  • Relazioni commerciali facilitate = ammette la presenza di tariffe doganali che regola per garantire condizioni commerciali stabili.
  • Concorrenza corretta.
  • Promozione dello sviluppo.

Anche se in realtà molti stati adottano politiche protezionistiche per difendere la propria economia, questo perché il protezionismo ha dei vantaggi:

  • Favorisce la nascita e la crescita delle nuove industrie nei paesi meno sviluppati.
  • Regola la bilancia dei pagamenti del paese riducendo l’indebitamento.
  • Difende alcuni settori produttivi in crisi per via della concorrenza estera.
  • Contrasta la concorrenza sleale estera grazie all’appoggio dello stato che dà vari aiuti, esempio sussidi.

Barriere commerciali e dazi doganali

La politica protezionistica è un insieme di interventi di varia natura per ostacolare le importazioni di beni-servizi dai paesi stranieri, infatti le autorità di politica economica all’ingresso impongono delle barriere commerciali.

Si dividono in 2 gruppi:

  • Barriere tariffarie = vengono imposti dazi doganali per l’importazione.
  • Barriere non tariffarie = per altri tipi di ostacoli.

I dazi doganali sono somme di denaro prelevate quando la merce passa la frontiera e pagate ad appositi uffici esattori, cioè le dogane.

La tariffa doganale è l’elenco dei beni la cui importazione comporta l’applicazione di un dazio doganale.

I dazi si classificano secondo:

1) Lo scopo

  • Dazi protettivi = proteggono le produzioni del mercato interno dalla concorrenza straniera.
  • Dazi fiscali = assicurano un’entrata pubblica aggiuntiva.

2) Le modalità di calcolo

  • Dazi specifici = calcolati in base a unità fisiche di merce, esempio peso, indipendentemente dal suo valore; questo calcolo rende difficile l’evasione, ma grava allo stesso modo su merci con caratteristiche fisiche uguali ma con qualità diverse.
  • Dazio ad valorem = si applica un’aliquota calcolata sul valore della merce determinato al momento della presentazione in dogana; è proporzionato al valore della merce, ma favorisce l’evasione fiscale.
  • Dazio misto = per la stessa tipologia di merce prevede l’applicazione sia di un dazio specifico che di un dazio ad valorem.

3) La destinazione delle merci

  • Dazi di importazione = colpiscono le merci che, provenendo da paesi terzi, entrano nel territorio doganale dello stato; hanno uno scopo protezionistico.
  • Dazi di esportazione = colpiscono le merci nazionali destinate a essere consumate in paesi terzi e sono applicati al momento in cui la merce lascia il confine dello stato; hanno uno scopo fiscale.

4) I rapporti con gli altri stati

  • Dazio autonomo = determinato autonomamente da ciascun singolo stato, anche se in realtà gli stati fanno accordi, quindi questi dazi sono convenzionali.
  • Dazi preferenziali = sono più bassi rispetto alla tariffa doganale perché agevolano le merci dei paesi in via di sviluppo o con i quali sono stati presi degli accordi particolari.
  • Dazi differenziali = sono più alti rispetto alla tariffa doganale perché hanno uno scopo protettivo nei confronti delle merci importate da stati dai quali si vogliono scoraggiare le importazioni; rientrano i dazi di ritorsione, rappresaglia, antidumping e antisovvenzioni.

Barriere non tariffarie

Le barriere non tariffarie sono dei provvedimenti restrittivi diversi dai dazi doganali che hanno lo scopo di ostacolare le importazioni.

Sono strumenti di nuova generazione sempre più usati dalle autorità nazionali perché sono meno visibili e riconoscibili, infatti variano da paese a paese e cambiano continuamente; per questo motivo è difficile contrastarli.

Barriera para-tariffaria

La barriera para-tariffaria consiste nel pagamento di una somma di denaro per l’importatore sotto forma di tasse doganali e oneri sull’import.

L’importo è limitato ed è consentito solo per recuperare le spese di operazioni necessarie per consentire l’ingresso delle merci nel paese, ma in realtà vengono utilizzate molto.

Proibizioni e contingentamenti

Un’altra barriera non tariffaria sono le restrizioni alle importazioni.

Sono di 2 tipi:

  • La proibizione = è un’interdizione incondizionata dell’import.
  • Il contingentamento = è una restrizione imposta da un governo che stabilisce una quantità massima di una tipologia di beni da poter importare nel paese.

Solitamente sono vietate dalla WTO, visto che prevede deroghe al divieto per ragioni economiche e non, ma alcune sono esentate, esempio le restrizioni sui prodotti alimentari o che riguardano la vita e la sicurezza; per quelle economiche consente di derogare al divieto per controllare l’esposizione finanziaria estera e l’equilibrio nella bilancia dei pagamenti.

Licenze non automatiche all'importazione

Per importare un bene in un paese viene richiesto il rilascio di una licenza al soggetto importatore, che viene rilasciata automaticamente perché ha la funzione di controllo o di raccolta dati a fini statistici.

In altri casi invece viene rilasciata dopo specifici controlli, esempio omologazione vetture.

Questa licenza viene giustificata per la tutela dei beni primari, ma rappresenta comunque un ostacolo.

Barriere tecniche al commercio

Le barriere tecniche al commercio sono delle regole tecniche create dai governi per proteggere il proprio mercato.

Sono:

  • Norme tecniche = documenti che definiscono le caratteristiche dei prodotti/processi di produzione.
  • Standard = documenti approvati da un organismo riconosciuto che fornisce regole o caratteristiche per i prodotti/processi di produzione.

Il soggetto che intende esportare ha dei costi aggiuntivi per raggiungere lo standard in sé e per far vedere che ha rispettato quello fissato.

Queste barriere hanno:

  • Vantaggi = favoriscono lo sviluppo del commercio internazionale perché l’adesione alle norme tecniche e agli standard rassicura i consumatori sulla qualità e la sicurezza dei prodotti.
  • Svantaggi = essendo diverse da stato a stato e cambiando nel tempo, rendono difficile il lavoro dei produttori/esportatori che devono modificare continuamente i loro prodotti.

Gli standard riducono la varietà di prodotti sul mercato e favoriscono le economie di scala, quindi ci sono meno costi e prezzi minori a vantaggio dei consumatori; si diffondono spontaneamente grazie anche al tramite di enti certificatori privati.

Purtroppo alcuni governi li fissano con la forza, ostacolando il commercio internazionale; per questo motivo bisogna cercare di armonizzarli istituendo degli standard internazionali.

TBT agreement

Il TBT agreement stabilisce una serie di principi e riconosce ai governi la possibilità di proteggere la salute e la sicurezza dei loro cittadini, disponendo un principio di armonizzazione per far adottare standard internazionali attraverso le organizzazioni internazionali.

SPS agreement

Un settore del commercio internazionale molto delicato e che dà tensioni è lo scambio di prodotti agroalimentari, perché ci sono degli scontri tra la tutela della salute di persone, animali e piante, delle ragioni economiche dei produttori e dell’identità nazionale; per equilibrare questo settore è stato fatto l’accordo SPS agreement, Sanitary and Phytosanitary agreement.

Barriere culturali e istituzionali

Una naturale barriera al commercio internazionale sono le differenze culturali/ambientali tra gli stati.

Sono di 2 tipi:

1) La distanza culturale = misura il grado di diversità tra le norme e i valori di un paese e quelle di un altro.

Ci sono 4 parametri:

  • La distanza del potere, riferita a quanto le persone ritengono possibile raggiungere status sociali migliori e fino a che punto la popolazione è in grado di sopportare le disuguaglianze sociali.
  • Il grado di tolleranza all’incertezza, riferita all’inclinazione delle persone ad accettare rischi nelle proprie decisioni.
  • Il grado di individualismo delle persone.
  • La masculinity, riferita alla prevalenza del maschilismo oppure, al contrario, delle femmine.

2) La distanza istituzionale = misura delle differenze tra le istituzioni dei due paesi.

Calcola:

  • L’intensità, cioè il grado di libertà presente nel paese.
  • La possibilità che il governo perda il potere in modo incostituzionale.
  • La qualità dei servizi pubblici messi a disposizione e dell’efficienza dell’apparato burocratico.
  • Il grado di incidenza dei regolamenti sull’operatività delle aziende nel territorio.
  • Il livello di fiducia dei cittadini nella legge.
  • In quale misura la forza pubblica è utilizzata per perseguire guadagni privati.

Maggiori sono queste distanze tra gli stati, più è difficile il commercio e l’interazione.

Le barriere istituzionali determinano il grado di affidabilità di un paese, che è fondamentale per attrarre gli investimenti esteri, esempio Italia e Grecia sono i paesi europei con più bassi investimenti perché hanno una situazione istituzionale scadente.

Un’altra barriera alle relazioni economiche internazionali sono gli aspetti culturali/religiosi.

Integrazione economica

Associazione di commercio preferenziale

L’integrazione assume diversi gradi di apertura alle relazioni commerciali tra gli stati che aderiscono; la forma più lieve dell’associazione di commercio preferenziale è l’imposizione da parte degli stati di barriere commerciali, restando comunque liberi di stabilire le proprie politiche commerciali nei confronti di quelli che non aderiscono, esempio il British Commonwealth Preference Scheme stipulato tra il Regno Unito e i paesi dell’impero britannico.

Accordi sulla valutazione della conformità e l’accettazione, aree di libero scambio, unione doganale, mercato comune, e unione economica.

Altre forme di integrazione economica:

  • Gli accordi sulla valutazione della conformità e l’accettazione = il loro scopo è quello di eliminare/attenuare le barriere non commerciali di alcuni prodotti industriali.

In questo modo gli stati si impegnano reciprocamente a far rispettare ciò che è stato stabilito, consentendo ai prodotti stranieri di entrare liberamente senza bisogno di verificarli, esempio accordo tra l’Unione Europea e Israele per i prodotti farmaceutici.

  • Le aree di libero scambio = hanno un grado maggiore di integrazione economica.

In questo caso le barriere commerciali tra gli stati membri vengono eliminate, ma ogni stato è comunque libero di stabilire le proprie politiche commerciali nei confronti di quelli che non aderiscono, esempio il Nafta e l’Apec.

  • Le unioni doganali = eliminano ogni barriera commerciale tra gli stati membri, che adottano strategie comuni di politica commerciale nei confronti dei paesi che non aderiscono, esempio la Cee.

In questo caso c’è la libera circolazione delle merci, ma anche di capitali, di persone e lavoratori, creando così un mercato comune.

  • L’unione economica = è la forma più completa, dove c’è un’armonizzazione delle politiche monetarie e fiscali tra gli stati membri, esempio il Benelux e l’Unione Europea.

Unione Europea

L’Unione Europea è un’organizzazione internazionale a carattere regionale e la sua nascita si fa coincidere con il Trattato di Maastricht del 1992; oggi i paesi aderenti sono 27.

Perché uno stato possa entrare a far parte dell’Unione Europea deve rispettare i principi di Copenaghen, cioè condizioni economiche e politiche.

I paesi candidati, esempio Turchia e Serbia, devono essere situati geograficamente in Europa e devono:

  • Avere istituzioni stabili che garantiscono la democrazia e i diritti umani.
  • Avere un’economia di mercato funzionante e la capacità di fronteggiare la concorrenza.
  • Essere capaci di sostenere gli obblighi che derivano dall’adesione, inclusa quella politica, economica e monetaria.

Politica economica nell’ambito dell’Unione Europea

La nostra politica economica è condizionata dall’appartenenza all’Unione Economica e Monetaria, UEM.

I 2 organi più importanti sono:

  • La Commissione = ha sede a Bruxelles, ha il potere esecutivo e un ruolo importante di politica economica e di bilancio perché controlla l’andamento dell’economia degli stati membri.
  • Il Consiglio = ha sede a Bruxelles e ha il potere legislativo.

In materia di politica economica quindi gli stati membri non sono liberi di determinarsi autonomamente perché subiscono condizionamenti/limitazioni alla sovranità, articolo 11.

In alcuni settori l’Unione Europea ha la competenza esclusiva, esempio politica monetaria con la BCE, materia doganale e regolamentazione della concorrenza.

Gli stati devono rispettare 3 principi per far sì che avvenga una crescita:

  • Intelligente = investendo nei settori di ricerca e promuovendo l’innovazione.
  • Sostenibile = usare meglio l’energia tenendo conto dei problemi ambientali.
  • Inclusiva = garantire un accesso equo all’economia a tutti.

Altri criteri da rispettare, altrimenti non si può stare nell’Unione Europea, previsti dal Patto di Stabilità sono:

  • Un debito pubblico, prestiti, non superiore al 60% del PIL.
  • Un disavanzo pubblico/deficit, differenza tra entrate e spese, non superiore al 3% del PIL.

Il processo di integrazione europea è avvenuto grazie a numerosi trattati nei quali ci sono le regole di funzionamento dell’Unione Europea e i suoi principi.

I trattati istitutivi sono:

  • Trattato CECA, 1951.
  • Trattato Euratom, 1957.
  • Trattato CEE, 1957.

Le modifiche sono:

  • Trattato di Bruxelles, 1965.
  • Atto Unico Europeo, mercato comune, 1986.
  • Trattato di Maastricht, comunità europea e unione europea, 1992.
  • Trattato di Lisbona, 2009.

Politica commerciale dell'Unione Europea

Con il Trattato di Lisbona l’Unione Europea ha acquistato competenza esclusiva in molte materie:

  • La politica commerciale con gli stati internazionali.
  • La conclusione di accordi internazionali nelle materie di sua competenza.
  • L’unione doganale.

Politica commerciale e politica estera

La politica commerciale è una delle principali forme di politica estera dell'Unione Europea.

Tra le sue competenze c’è anche l’adozione di sanzioni economiche/finanziarie internazionali, EMBARGO, o l’attuazione di soluzioni per una politica estera e di sicurezza comune, PESC, che vengono attuate tramite regolamenti per eliminare attività pericolose da parte di altri stati/organizzazioni; infatti di solito sono divieti di commerciare con il paese sanzionato in modo generale o specifico, esempio armi.

Strumenti della politica commerciale

La politica commerciale comune è un insieme di regole uniformi che disciplinano le relazioni commerciali tra stati membri e paesi terzi.

È attuata dagli organi dell'Unione attraverso una tariffa doganale comune, regimi comuni per le importazioni/esportazioni e concludendo accordi commerciali con altri stati.

Organi e gestione della politica commerciale

La politica commerciale europea è gestita dalla Commissione Europea, che opera con mandati approvati dal Consiglio; il Consiglio e il Parlamento sono colegislatori, cioè hanno gli stessi poteri.

Per la conclusione di accordi commerciali la Commissione deve però informare il Parlamento, che dovrà approvare l’accordo prima che possa essere concluso dal Consiglio.

Obiettivi della politica commerciale europea

La politica commerciale europea ha degli obiettivi: quello principale è di promuovere un commercio liberalizzato ed equo e poi di proteggere il mercato europeo da pratiche commerciali sleali.

Per farlo si adottano degli strumenti di tutela:

  • Le misure antidumping.
  • Le misure antisovvenzioni.
  • Il regolamento sugli ostacoli al commercio.
  • Le misure di salvaguardia.

Misure antidumping

Servono a proteggere il mercato comunitario da danni al sistema produttivo perché il prezzo di vendita di un prodotto esportato nel mercato comunitario è inferiore rispetto a quello dello stesso sul mercato d'origine.

Per questo motivo viene applicato un dazio all'importazione sui prodotti delle imprese esportatrici del paese esportatore da cui proviene la merce in dumping, che è pari alla differenza tra il prezzo della merce in vigore nel paese d’origine e quello di vendita nel mercato europeo.

Misure antisovvenzioni

Servono a proteggere il mercato comunitario da danni al sistema produttivo per via delle importazioni di beni prodotti da aziende di paesi terzi che beneficiano o hanno beneficiato di aiuti di stato.

Per questo motivo viene applicato un dazio compensativo all’importazione che innalza il prezzo finale del bene importato.

Regolamento sugli ostacoli al commercio

È uno strumento con il quale gli operatori economici e gli stati membri chiedono alle istituzioni comunitarie di attivarsi in relazione agli ostacoli al commercio posti da un paese terzo per eliminare il pregiudizio o gli effetti negativi sugli scambi.

Per ostacoli al commercio si intende ogni pratica commerciale adottata da un paese terzo ma vietata dalle norme commerciali internazionali dell’OMC, che riconoscono alla parte lesa il diritto di eliminare l’effetto.

Per pregiudizio si intende un pregiudizio che un ostacolo agli scambi causa all'industria comunitaria sul mercato.

Per effetti negativi sugli scambi si intendono gli effetti che un ostacolo al commercio causa alle imprese comunitarie sul mercato di un paese terzo.

Se ci sono questi ostacoli ogni soggetto può presentare una denuncia e verranno prese delle misure, esempio sospensioni di concessioni o aumento di dazi doganali.

Misure di salvaguardia

Servono a proteggere il mercato comunitario di un prodotto dai danni al sistema produttivo che derivano dai cambiamenti dei flussi commerciali.

Le salvaguardie ordinarie sono previste dall’accordo OMC, ma ci sono anche salvaguardie speciali, esempio prodotti cinesi.

Per questo motivo vengono applicati dazi o quote all’importazione nei confronti di un determinato prodotto.

Gli accordi commerciali dell'UE con il resto del mondo

UE nell’OMC

L'Unione Europea insieme ai suoi stati membri è parte della WTO, quindi, agendo tutti insieme, hanno un peso significativo nei negoziati multilaterali che purtroppo negli ultimi anni non hanno avuto esiti significativi perché sono come bloccati; per questo motivo l’Unione ha aperto negoziati con i principali partner commerciali.

Accordi commerciali con Paesi terzi

L’Unione ha concluso molti accordi sia bilaterali, uno stato, che multilaterali, più stati, che con paesi terzi.

Sono accordi di libero scambio; alcuni sono stati conclusi e regolano definitivamente gli scambi internazionali tra i paesi dell’Unione e lo stato terzo, mentre altri non funzionano ancora.

La procedura per la stipula di questi accordi è complessa: la Commissione deve presentare un possibile accordo al Consiglio, che deve autorizzarla ad aprire i negoziati necessari, e verrà affiancata da un Comitato che fa da tramite.

Interessi particolari dei singoli membri

Nella stipula di questi accordi l'Unione esprime la sua politica commerciale e farlo è difficile perché gli interessi dei paesi non sempre coincidono, esempio diverse caratteristiche produttive; quindi le decisioni prese dall’Unione sui dazi o sugli accordi di libero scambio suscitano frequenti contrasti.

L’Unione Doganale Europea

L'unione doganale è un elemento fondamentale del mercato interno dell’Unione, sulla quale ha la competenza esclusiva, ed è caratterizzata dall'assenza di frontiere interne e regole comuni alle frontiere esterne, esempio tariffa doganale comune.

Fa sì che le merci importate in qualsiasi parte dell'Unione siano soggette ad una tariffa comune e alle stesse disposizioni doganali.

Codice doganale comunitario

L’unione doganale europea è disciplinata dal codice doganale comunitario, dove viene definito il campo di applicazione e il contenuto del diritto doganale europeo.

L'articolo 3 definisce il territorio doganale dell’Unione Europea, dove non ci sono più frontiere tra gli stati membri ma solo tra quelli extraeuropei; quindi viene costituita un'unica grande frontiera verso l'esterno.

Ogni stato membro applica gli stessi dazi nei confronti degli stati terzi e le merci vengono sdoganate una sola volta quando entrano nel territorio dell’Unione perché dopo circolano liberamente.

Tariffa doganale comune (TARIC)

La tariffa doganale comune è la tariffa esterna applicata ai prodotti importati nell'Unione Europea.

Per utilizzare la tariffa bisogna avere un codice identificativo del bene da importare, che si trova nella nomenclatura combinata utilizzata tramite dei database dove ci sono il codice dei beni e la loro tariffa doganale applicabile.

L’attuazione della politica doganale è affidata alle amministrazioni doganali dei singoli stati membri, che collaborano tra di loro.

Ruolo dei funzionari doganali

I funzionari doganali hanno 2 funzioni:

  • Di esattori = riscuotono dazi e imposte all’importazione.
  • Di sentinelle = impediscono l'ingresso di merce non consentita o pericolosa nel territorio dell’Unione.

Obiettivi della politica doganale

La politica doganale europea è uno strumento della politica commerciale grazie al quale si possono raggiungere vari obiettivi:

  • Realizzare gli obiettivi della politica commerciale europea, privilegiando i rapporti con determinati stati e regolando le relazioni commerciali degli stati membri con i paesi terzi.
  • Eliminare il commercio sleale/illegale attraverso le amministrazioni doganali, che controllano le frontiere per evitare il contrabbando/contraffazione, esempio beni di lusso e sostanze stupefacenti.
  • Garantire una concorrenza corretta tra le imprese che operano nel commercio internazionale grazie alle misure di protezione e ai dazi, che sono un’entrata importante per il funzionamento dell’Unione.
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