Concetti Chiave

  • L'omerismo rappresenta una rivalutazione di Omero e altri poeti antichi, considerati simboli di un'arte primitiva, libera e spontanea.
  • La libertà creativa di autori come Shakespeare e Dante viene riconosciuta, sfidando l'idea che la grande arte derivi esclusivamente dalla cultura e dall'armonia.
  • Critici di fine Settecento sostengono che la vera poesia scaturisca da un'ispirazione irrazionale, legata al genio e alla fantasia.
  • Il Neoclassicismo si sviluppa come un movimento che ricerca valori classici, proponendo una bellezza ideale che va oltre la realtà.
  • La Grecia antica è vista come il modello di perfezione, evocando nostalgia tra gli intellettuali per un ideale di bellezza e nobiltà irraggiungibile.

Indice

  1. L'omerismo e la rivalutazione di Omero
  2. La libertà creativa di Shakespeare
  3. L'ispirazione libera e spontanea
  4. Il Neoclassicismo e il ritorno all'antico
  5. Il "bello ideale" e la Grecia antica

L'omerismo e la rivalutazione di Omero

L’attenzione verso il passato e gli inizi dell’umanità che accomuna Vico, Rousseau e gli altri esponenti della cultura non-illuminista del Settecento, dà origine all’omerismo, ossia la rivalutazione di Omero, un poeta fino ad allora giudicato rozzo e poco raffinato. Vari intellettuali dell’epoca (tra cui Goethe, Alfieri e Foscolo) vedono nel leggendario autore dell’Iliade e dell’Odissea l’incarnazione di un’arte primitiva, cioè libera e spontanea: essendo infatti il più antico dei poeti occidentali, Omero non poteva imitare nessuno, né seguire alcuna regola.

La libertà creativa di Shakespeare

Accanto al poeta greco vengono rivalutati anche altri autori ugualmente vissuti in età di “barbarie”, come Dante e Shakespeare. Mentre Voltaire condannava l’arte shakespeariana, il critico italiano Giuseppe Baretti nel Discorso su Shakespeare e sul signor di Voltaire (1777) ne loda la libertà creativa e «selvaggia». Alcuni anni prima infatti il giovane Johann Wolfgang Goethe aveva pronunciato questa esclamazione: «E io invoco Natura! Natura! Nulla è così natura come le creature di Shakespeare». In realtà, Omero, Dante e Shakespeare non sono affatto poeti privi di cultura; sono gli intellettuali del Settecento a ritenerli primitivi, interpretandoli secondo gusti e criteri della propria epoca.

L'ispirazione libera e spontanea

Per molti critici di fine Settecento la grande arte è frutto di un’ispirazione libera e spontanea. Per esempio, secondo Diderot la vera poesia ha in sé qualcosa di «enorme, di barbaro e di selvaggio». Come lui, altri intellettuali dell’epoca rovesciano l’idea classicista secondo cui l’arte sgorga dalla cultura e dall’armonia, sostenendo invece che essa derivi da istinto e fantasia, quindi da una componente irrazionale. Questo tipo di poesia può scaturire solo dal genio, inteso come insieme di qualità spirituali eccezionali che consentono all’artista di ergersi al di sopra degli uomini comuni. Si tratta di un concetto destinato a grande fortuna nella cultura romantica.

Il Neoclassicismo e il ritorno all'antico

Alla fine del Settecento, parallelamente alle tendenze preromantiche, si sviluppa anche un movimento incentrato sul ritorno all’antico e ai valori della classicità (semplicità, eleganza, misura), che proprio per questo prende il nome di Neoclassicismo. Esso si colloca a metà strada fra l’Illuminismo, con cui condivide il rifiuto per l’esuberanza barocca e l’esigenza di chiarezza, e il Preromanticismo, con cui invece ha in comune l’amore per quello che è primitivo e l’interesse verso le epoche passate.

A fine Settecento l’opera di Winckelmann diffonde un entusiasmo nuovo per l’arte e la cultura antiche. Rispetto alle tante manifestazioni di ritorno al classico che si sono susseguite nella storia europea, il Neoclassicismo si distingue per il fatto che ricerca una bellezza non presente in natura, ma soltanto ideale. Per raggiungerla l’artista può partire dalla realtà, a patto però di superarla. Deve insomma comportarsi come l’antico pittore Zeusi, che, dovendo dipingere Elena (incarnazione della bellezza secondo il mito), convocò le cinque ragazze più belle della città e raffigurò le parti anatomiche migliori di ciascuna di loro. L’esito del suo lavoro fu quindi una donna soltanto ideale, che sarebbe stato impossibile vedere nella realtà. In quegli stessi anni l' italiano Francesco Milizia idealizza un altra possibile via per raggiungere il «bello ideale»: l’artista deve eliminare dai suoi soggetti le imperfezioni e nobilitarne invece gli aspetti eccelsi.

Il "bello ideale" e la Grecia antica

Il «bello ideale» viene ricercato non solo nella forma, ma anche nei contenuti: gli artisti neoclassici riproducono nelle loro opere non più gli episodi della storia, ma le leggende e i personaggi della mitologia. In particolare, la Grecia antica diviene agli occhi di Winckelmann un mondo perfetto, la patria di tutti i veri amanti dello spirito classico. Per questo motivo, guardando alla Grecia settecentesca gli intellettuali tedeschi e nordeuropei provano un profondo sentimento di nostalgia verso una perfezione e una nobiltà eccelse, che è possibile sì immaginare, ma non più riportare in vita. Tale nostalgia, in realtà, è un sentimento ormai romantico. Tra i capisaldi della nuova poetica vi sarà infatti l’aspirazione a un qualcosa di lontano e irraggiungibile, che proprio per questo affascina di più.

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Domande da interrogazione

  1. Qual è il significato dell'omerismo nel contesto culturale del Settecento?
  2. L'omerismo rappresenta la rivalutazione di Omero, visto come un poeta primitivo e libero, in contrapposizione alla cultura illuminista. Intellettuali come Goethe e Foscolo lo considerano un simbolo di arte spontanea, priva di regole, essendo il più antico dei poeti occidentali.

  3. Come viene percepita la libertà creativa di Shakespeare nel Settecento?
  4. Nonostante le critiche di Voltaire, autori come Giuseppe Baretti lodano la libertà creativa di Shakespeare, definendola "selvaggia". Goethe esalta la sua connessione con la Natura, evidenziando che Omero, Dante e Shakespeare non sono primitivi, ma interpretati come tali dai contemporanei.

  5. Qual è la visione di Diderot riguardo alla poesia e all'arte?
  6. Diderot sostiene che la vera poesia possiede elementi "enormi, barbarici e selvaggi", contraddicendo l'idea classicista che l'arte derivi dalla cultura. Propone invece che l'arte scaturisca da istinto e fantasia, legata a un genio eccezionale.

  7. In che modo il Neoclassicismo si distingue da altre correnti artistiche del Settecento?
  8. Il Neoclassicismo si colloca tra l'Illuminismo e il Preromanticismo, rifiutando l'esuberanza barocca e cercando la semplicità e l'eleganza. Si distingue per la ricerca di una bellezza ideale, non presente in natura, ma raggiungibile attraverso l'arte.

  9. Qual è il ruolo della Grecia antica nella poetica neoclassica?
  10. La Grecia antica è vista come un mondo perfetto e ideale, fonte di ispirazione per gli artisti neoclassici. Winckelmann la considera la patria dello spirito classico, suscitando nostalgia tra gli intellettuali per una bellezza e nobiltà irraggiungibili, tipica del sentimento romantico.

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