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Sosia e Mercurio: un incontro inquietante (Amphitruo, vv. 263-307)
È nell’Amphitruo che prende corpo un racconto mitico: Giove si è invaghito di Alcmena e, per potersi unire a lei, assume l’aspetto del marito Anfitrione. Durante quella notte d’amore che Giove ha reso smisuratamente lunga, nella commedia plautina anche il dio Mercurio ha mutato il suo aspetto: ha preso le sembianze del servo di Anfitrione, Sosia, per poter sorvegliare la porta d’ingresso del palazzo. Quella stessa notte l’esercito rimpatria vittorioso e i veri Anfitrione e Sosia tornano a casa. Sosia, mandato da Anfitrione ad avvertire la moglie del suo arrivo, giunge presso la casa del padrone, senza inizialmente rendersi conto di non essere solo. A questo punto è Mercurio a vestire i panni del servus callidus: in tutto e per tutto identico a Sosia, Mercurio tesse un fitto controcanto ironico al monologo del servo, fino all’inevitabile faccia a faccia tra i ‘doppi’. Nel brano qui riportato Sosia finalmente si accorge della presenza di un tipo sospetto davanti a casa di Anfitrione ed è già in posizione di debolezza, vittima terrorizzata nella trappola tesagli da Mercurio.Mercurio servus callidus
Al rientro di Sosia in città i due ‘doppi’ sono destinati a ritrovarsi uno di fronte all’altro. Il momento in cui Sosia si accorge di una presenza sospetta davanti al palazzo del suo padrone è ritardato fino al v. 292 («Ma chi è costui… »); Mercurio invece ha subito pronto il suo piano d’azione, che comunica al pubblico, rendendolo ‘complice’ dell’inganno. Per recitare il ruolo di Sosia, Mercurio intende adottare il comportamento tipico del servo tramatore, che per definizione deve essere malizioso, scaltro, astuto (v. 268); ma questi aggettivi sono in realtà anche i tradizionali attributi di Mercurio stesso, il dio che protegge non solo il commercio, ma anche la frode e il furto. E in effetti Mercurio si immedesima con il servus callidus tanto che usa persino il suo linguaggio caratteristico («prendermi gioco di lui», v. 265, «mi prenderò gioco di lui», v. 295) e descrive il suo piano d’azione con la consueta metafora militare («con la sua stessa arma», v. 269). Il dio è ormai entrato perfettamente nella parte che ci aspetteremmo propria del servo: per ingannare Sosia si atteggia a rapinatore di strada (vv. 295 ss.) e facendo finta di non averlo visto, ma ben attento a farsi udire da lui («Gli parlerò ad alta voce», v. 300: un espediente collaudato nel repertorio del servo tramatore plautino), rivolge un’apostrofe ai pugni incoraggiandoli all’azione.L’identità vacillante di Sosia
Privato delle sue specifiche abilità, Sosia è un personaggio instabile, in preda al panico; arriva persino, paradossalmente, a esprimere stupore misto a timore per la prestanza fisica di un rivale che è perfettamente identico a lui (v. 299). «Sono perduto!», l’esclamazione metaforica con cui Sosia si dà per morto già al v. 295, diventerà una specie di intercalare del personaggio per tutta la scena: è la perdita della propria identità che diventerà nel finale concreta perdita di sé.Una notte lunghissima per Giove
In questa scena i commenti di Sosia sulla smisurata lunghezza della notte, con il puntuale contrappunto di Mercurio (vv. 271-290), richiamano l’attenzione sull’amore tra Giove e Alcmena: alla fine della commedia Alcmena partorirà due gemelli, uno figlio di Anfitrione, Ificle, concepito prima della partenza per la guerra, l’altro figlio di Giove, Ercole. Il tema mitico dell’amore provvidenziale tra il dio e la donna per la procreazione dell’eroe Ercole è riletto in chiave farsesca e ridotto ad argomento di commedia. Il brano è ricco di allusioni in questo senso: ai vv. 273-275 Sosia sottolinea la totale assenza di movimento in cielo, ribadita al v. 276, un riferimento implicito al languido abbandono degli amanti che sarà reso esplicito ai vv. 289-290 pronunciati da Mercurio. Ma l’associazione tra la lunghezza della notte e l’unione tra Giove e Alcmena è preparata dalla battuta di Mercurio al v. 278 «Tu rendi nel modo migliore al migliore degli dèi il miglior servigio»: l’espressione evoca l’epiteto ufficiale (e romano) di Giove Ottimo Massimo, ma in un’ottica che è quella ‘affaristica’ propria di Mercurio, dio dei commerci, come dimostra anche l’uso dell’espressione appartenente al lessico commerciale «lo collochi bene».Mercurio, dio dei confini… e dei ladri
La postazione di Mercurio sulla soglia della casa di Alcmena (v. 292) gioca probabilmente con la qualifica di Mercurio come custode dei confini e dio della prosperità; in Attica statue di Ermes itifallico (ossia rappresentato con un evidente fallo in erezione, simbolo di fecondità) erano infatti collocate a protezione delle porte di casa. Ora il dio rovescerebbe questa sua tradizionale attribuzione allontanando dalla casa i legittimi proprietari e tutelando, al contrario, la profanazione da parte di estranei. Mercurio è però anche il dio del furto, un’attribuzione richiamata da lui stesso nell’atteggiarsi a rapinatore di strada, che deruba le sue vittime del mantello, considerato un bene prezioso nell’antichità. Anche il Mercurio plautino dunque assomma, seppure rappresentandole in chiave comica, le prerogative tradizionali del dio – protettore degli spazi liminari (cioè ‘di confine’) e dei ‘passaggi’ di beni – sia nel senso dello scambio commerciale, sia in quello del furto: non a caso il dio dei ladri ha ‘derubato’ Sosia non solo del suo aspetto, ma anche del suo ruolo.Domande da interrogazione
- Qual è il ruolo di Mercurio nell'incontro con Sosia nell'Amphitruo di Plauto?
- Come reagisce Sosia quando si accorge della presenza di Mercurio?
- Qual è il significato della "notte lunghissima" per Giove e Alcmena?
- In che modo Mercurio rappresenta il dio dei confini e dei ladri?
- Quali sono le caratteristiche del linguaggio di Mercurio nel suo inganno a Sosia?
Mercurio assume l'aspetto di Sosia, il servo di Anfitrione, per sorvegliare la porta del palazzo e ingannare Sosia stesso, utilizzando la sua astuzia e malizia tipiche del servus callidus, un ruolo che si addice perfettamente alle sue caratteristiche divine.
Sosia si trova in una posizione di debolezza e panico quando si rende conto della presenza di Mercurio, che appare identico a lui. La sua identità vacilla e si sente perduto, esprimendo stupore e timore per la situazione.
La notte smisuratamente lunga è simbolica dell'unione amorosa tra Giove e Alcmena, che porterà alla nascita di Ercole. Questo tema mitico è trattato in chiave farsesca nella commedia, con allusioni alla mancanza di movimento in cielo e al languido abbandono degli amanti.
Mercurio, posizionato sulla soglia della casa di Alcmena, gioca con la sua qualifica di custode dei confini e dio della prosperità, ma inverte il suo ruolo tradizionale proteggendo la profanazione da parte di estranei. Inoltre, si atteggia a rapinatore di strada, richiamando la sua associazione con il furto.
Mercurio utilizza un linguaggio tipico del servus callidus, con espressioni come "prendermi gioco di lui" e metafore militari, per ingannare Sosia. Parla ad alta voce per farsi udire, un espediente comune nel repertorio del servo tramatore plautino.