Le seduzioni della cortigiana (Menaechmi, vv. 182-227)
È tempo di conoscere Erozia, la prostituta con cui il primo Menecmo ha una relazione, e che offrirà un banchetto per lui e per Spazzola . L’azione si sposta a casa di Erozia, e sulla scena troviamo Menecmo, Spazzola, ed Erozia stessa. Il dialogo fa procedere l’azione drammatica lungo due binari: Menecmo dona a Erozia il mantello che ha sottratto a sua moglie, ed Erozia dà ordine che si prepari un banchetto, a cui Menecmo e Spazzola saranno invitati (a questo scopo invia il suo cuoco al mercato). Nessuno dei protagonisti sospetta dell’esistenza di un secondo Menecmo, gemello del primo; il pubblico, che invece è avvertito fin dall’inizio, sa bene che la vicenda sarà complicata da scambi di persona. E, infatti alla cena si presenterà il secondo Menecmo.
Invito a cena
È possibile dividere il brano proposto in diverse sezioni in base al contenuto.
-Primi convenevoli (più o meno) affettuosi tra i personaggi
Menecmo si rivolge a Erozia come a una donna amata (v. 189 «amore mio»; v. 192 «bocciolo di rosa»); ed Erozia, sapendo di aver tutto da guadagnare dalla situazione, lo accoglie con altrettanta affettazione (v. 182: «anima mia»). Non è così per Spazzola, per cui Erozia non ha alcun interesse (v. 183 «Per me tu sei di troppo»).
-Le richieste di Menecmo
Dopo lo scambio iniziale, Menecmo va al motivo della sua visita; ha intenzione di cenare e bere a casa di Erozia insieme a Spazzola. Dopo cena la prostituta potrà decidere con chi passare la notte (vv. 185-189).
-Gli interessi di Erozia
Lei è pronta ad accettare, anche perché riesce subito a farsi regalare da Menecmo una veste che apparteneva alla moglie di quest’ultimo (vv. 190-192).
-La conclusione
Quindi i due vanno via, una volta confermato che il banchetto si farà (vv. 208-218).
-L’avvio dei preparativi
Erozia allora dà inizio ai preparativi, impartendo i suoi ordini al cuoco Cilindro (vv. 219-225).
L’etera manipolatrice
Se è vero che le donne, nelle commedie plautine, hanno spesso il ruolo passivo di ‘bene’ che gli uomini cercano di conquistare, i Menaechmi ci propongono in Erozia il personaggio di una donna più scaltra dei protagonisti maschili : sapendo di essere oggetto della passione di Menecmo, Erozia sa come fomentare le passioni dell’innamorato, usando parole leziose e atteggiamenti palesemente affettati, che nondimeno le consentono di ottenere in dono dall’uomo la veste della moglie.
Il servo ‘sceneggiatore’
Come spesso avviene in
Plauto, il servo è il personaggio che domina la scena: Spazzola si mostra ben più sveglio del suo padrone, riconoscendo che la dolcezza della prostituta è solo uno stratagemma per strappare qualche dono a Menecmo. Il servo lo fa presente al padrone senza mezzi termini (v. 193: «Una prostituta fa la leziosa, finché vede che c’è qualcosa da arraffare»), ma quest’ultimo sembra troppo innamorato per poter capire. Ancora il servo, quindi, ammonisce dei pericoli che incombono sul padrone per via di questo comportamento (v. 204) e inscena un breve siparietto riguardo proprio alla veste portata dal padrone (vv. 197-199), che evidenzia ulteriormente la ‘smania’ di Menecmo, e fissa l’attenzione del pubblico su quell’oggetto che di lì a poco causerà tanti guai al protagonista.
La battaglia a tavola
Nella scena precedente a quella qui proposta, Menecmo e Spazzola avevano già discusso apertamente del loro proposito di farsi invitare a cena da Erozia (vv. 173-175), che quindi è noto al pubblico. Quando la prostituta apre loro la porta, teoricamente è ignara della discussione tra i due. Tuttavia, non ha difficoltà a capire quale sia il loro proposito, anche se le viene proposto con una metafora: Menecmo la informa che si preparerà una battaglia in casa sua, in cui lui stesso e il parassita si sfideranno a colpi di bevute, e in questo modo stabiliranno chi tra i due è il più meritevole di trascorrere una notte d’amore con la prostituta. La metafora militare era stata preparata già da Spazzola, che dinanzi all’atteggiamento scostante di Erozia si era sentito accomunato ai «soldati in soprannumero » in un esercito. Paragonando una gara di ubriachezza a un combattimento, Menecmo mette in scena una parodia dei duelli tra gli eroi dell’epica, che si scontrano in ‘singolar tenzone’ per conquistare un premio o mettere fine a una guerra. Si tratta di una parodia che avrà ampia fortuna nelle successive descrizioni letterarie dei banchetti, e che riaffiorerà, per esempio, nella Satira 5 di
Giovenale (5, vv. 25-29), autore della prima età imperiale (I-II secolo d.C.).