Indice
L’altro gemello (Menaechmi, vv. 273-318)
A Epidamno sbarca il secondo Menecmo, quello che era rimasto a Siracusa, e che ormai da sei anni sta battendo tutte le coste dell’Adriatico, cercando in tutti i porti il fratello smarrito. Quando arriva in città, accompagnato dal suo servo Messenione, Menecmo incontra Cilindro, il servo che Erozia ha mandato al mercato a comprare il necessario per la cena di quella sera, a cui è invitato il primo Menecmo . Vediamo così svilupparsi un surreale dialogo basato sullo scambio di persona: Cilindro crede di parlare con il primo Menecmo, ma in realtà ha davanti il suo fratello gemello, che non sa chi sia questo servo che lo ha accolto al suo arrivo in città… conoscendo il suo nome e attribuendogli anche un’amante!L’arrivo a Epidamno
La prima persona che Menecmo (secondo) incontra all’arrivo a Epidamno sembra conoscerlo bene e gli parla di una sua amante e di un invito a pranzo… di cui Menecmo (secondo) è ovviamente ignaro. A Epidamno infatti è tutto pronto per la catena di equivoci e gli scambi di persona su cui si svilupperà l’intera commedia. La scena che precede quella qui proposta aveva offerto un dialogo tra Menecmo e il suo servo Messenione, che per molti versi preparava l’incontro con Cilindro. Messenione aveva tentato invano di dissuadere il suo padrone dall’addentrarsi per le vie di Epidamno, sperando che il lungo viaggio di ricerca del gemello – che dura ormai da sei anni – potesse ormai avere fine e i due tornassero finalmente in Sicilia. Per convincere Menecmo a non fidarsi di quel luogo e dei suoi abitanti, Messenione aveva coniato una paraetimologia scherzosa, che spiegava a suo dire il nome della città: Epidamno si chiamerebbe così perché nessuno può passarvi senza riportarne qualche danno. Ebbene, quella di Messenione sembra rivelarsi come un’intuizione corretta.Lo scambio di persona
Questo brano ci consente di osservare in che modo Plauto valorizzi nelle sue commedie una situazione comica ricorrente quella dello scambio di persona. Il dialogo tra il secondo Menecmo e Cilindro mette a confronto due forme diverse di inconsapevolezza e dall’asimmetria tra i rispettivi punti di vista nasce il disorientamento su cui si fonda l’effetto comico.Menecmo (secondo), infatti, non ha idea di chi sia questo servo che sembra conoscerlo e lo chiama con il suo nome, salvo poi affermare di conoscere la sua amante e di attenderlo per pranzo, due elementi di cui Menecmo (secondo) non è in alcun modo al corrente. Dall’altra parte, Cilindro crede di parlare con il Menecmo che lui conosce, e pertanto resta stupito dinanzi allo strano comportamento del suo interlocutore, che prima attribuisce a una sua improvvisa follia, poi alla consueta voglia di scherzare che lo coglie ogni volta che riesce a liberarsi della presenza di sua moglie.
Maledire se stessi
Lo scambio di persona si apre a un’ampia varietà di esiti paradossali, che in alcuni casi sembrano travalicare i limiti del genere comico e giungere a toccare i temi della tragedia. Nella conclusione del brano qui proposto Cilindro ha indicato al secondo Menecmo la casa in cui vive il suo gemello, il primo Menecmo; il servo, che non sa della storia familiare dei due gemelli e crede quindi che esista un solo Menecmo, è convinto che l’uomo con cui sta parlando sia anche il proprietario di quella casa. Menecmo, dal canto suo, non sa nulla di quella casa, e così, esasperato dalla situazione, lancia un’imprecazione contro chi vi abita. In questo non vi è nulla di particolarmente grave, nella prospettiva del secondo Menecmo; ma Cilindro rimane stupito al pensiero che Menecmo abbia maledetto se stesso, e lo invita a espiare questa sua colpa offrendo un sacrificio agli dèi, sperando che possano liberarlo dalla strana follia che sembra averlo colto.Questo spunto si presenta solo incidentalmente all’interno di questo dialogo e non avrà ulteriori sviluppi; ma il pubblico di Plauto avrà forse colto una possibile consonanza tra l’uscita di Menecmo che almeno dalla prospettiva di Cilindro sta maledicendo se stesso e quelle di vari personaggi della tradizione tragica che invocavano la punizione degli dèi su persone dall’identità ignota ma che poi scoprono essere essi stessi.
È celebre il caso di Edipo re di Tebe che apprende che la sua città è flagellata da una pestilenza perché in essa ancora vive l’assassino del precedente re Laio e allora maledice questo sconosciuto criminale; poco dopo Edipo scoprirà che egli stesso ha ucciso Laio che era anche suo padre e così si ritrova a essere l’oggetto della sua stessa maledizione. Forme analoghe di inconsapevolezza hanno così risvolti diversi sulla scena in base al genere di riferimento ma conservano in ogni caso un suggestivo effetto drammatico a cui nemmeno il servo Cilindro sembra saper sottrarsi.