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Concetti Chiave

  • Platone, allievo di Socrate, nacque nel 428 a.C. e visse un periodo di crisi ad Atene, cercando di rinnovare la città attraverso la sua filosofia.
  • Dopo un primo disastroso soggiorno a Siracusa, Platone fu venduto come schiavo ma successivamente liberato grazie all'intervento di un cittadino ateniese.
  • Fondò l'Accademia ad Atene, una scuola simile alle scuole pitagoriche, strutturata come una comunità e con un periodo di prova per l'ammissione.
  • Platone scrisse oltre trenta dialoghi, utilizzando il dialogo come forma per esprimere e trasmettere le idee di Socrate e le proprie filosofie.
  • La Repubblica è l'opera più significativa di Platone, in cui descrive la sua visione di uno stato ideale, rappresentando un punto di riferimento fondamentale per la filosofia politica.

La vita di platone

Platone fu uno dei filosofi più importanti della storia. Fu allievo di Socrate. Nacque nel 428 a.C. e morì nel 347 a.C. ad Atene. Era di famiglia aristocratica e divenne discepolo di Socrate dall’età di vent’anni. Il processo e l’uccisione di Socrate avvenuti nel 399 furono agli occhi di Platone una delle più grandi ingiustizie. Platone si trovò a vivere nel periodo di decadenza di Atene. Lo scopo di Platone fu quindi quello di introdurre importanti innovazioni che permettessero di rinnovare l’antico splendore di Atene e aprire gli occhi ai suoi concittadini. In questo senso l’opera di Platone si propone si proseguire il lavoro intrapreso da Socrate. Se ne andò da Atene per un lungo periodo perché non sopportava l’idea di dover vivere vicino a quelle persone che avevano condannato a morte il suo caro maestro. Trascorse molto tempo in Egitto, in Oriente, forse in Mesopotamia e infine in Sicilia.

Il soggiorno a siracusa

Venne infatti chiamato a Siracusa dal nipote (Dionigi il Giovane) e dal fratello (Dione) del tiranno della città, Dionigi il Vecchio, per cercare di aiutare nell’organizzazione migliore della città. Questo primo soggiorno a Siracusa si rivelò un disastro. Infatti il tiranno sospettava che il fratello e il nipote volessero spodestarlo e che anche Platone fosse d’accordo con loro e così decise di arrestare il discepolo di Socrate e di mandarlo al mercato degli schiavi a Egina, in Grecia. Tra i compratori di schiavi vi fu un cittadino ateniese che riconobbe Platone in quanto apparteneva ad una delle famiglie più in vista di Atene e decise di comprarlo per ridargli la libertà. Ma, fatto notare che si trattava di Platone, il venditore non voleva più quei soldi per non assumersi responsabilità troppo pesanti. Alla fine, siccome né il venditore né l’acquirente volevano prendersi quella somma, Platone ne divenne il possessore e fu rimesso in libertà.

L'accademia di platone

Tornando ad Atene, Platone sfruttò i soldi del suo riscatto per aprire una sua scuola. Comprò un edificio vicino al ginnasio appartenuto ad Accademo e per questo motivo Platone chiamò la sua scuola Accademia. La sua scuola aveva delle somiglianze con le scuole pitagoriche perché Platone aveva conosciuto durante il suo soggiorno a Siracusa molti pitagorici. Per entrare nell’Accademia c’era bisogno di un periodo di prova e la scuola era strutturata come una comunità. La struttura era molto simile a quella delle scuole pitagoriche anche se era completamente assente l’aspetto religioso. L’Accademia rimase aperta ad Atene fino al 528 d.C., venendo gestita poi dagli allievi di Platone. Platone venne richiamato a Siracusa perché nel frattempo era diventato tiranno Dionigi il Giovane. Anche il secondo soggiorno si concluse con un fallimento perché Platone si rese conto che veniva poco ascoltato e che la sua presenza creava delle tensioni e perciò, per non far degenerare la situazione, decise di andarsene dall’isola. Vi ritornò una terza volta con lo stesso esito. Infatti il tiranno lo chiamava per ricevere dei consigli, ma poi spesso questi erano poco graditi e scomodi. Addirittura, durante questo terzo e ultimo soggiorno a Siracusa, Platone venne arrestato, detenuto per un breve tempo e poi scarcerato. Da quel momento Platone decise di restare ad Atene fino alla sua morte. La fallimentare esperienza a Siracusa dimostrava la volontà di Platone di cambiare la politica, ma i suoi desideri si scontrarono rovinosamente contro la realtà del tempo.

I dialoghi di platone

Platone scrisse, a differenza di Socrate, diverse opere. L’esigenza di scrivere era dettata dalla necessità di far conoscere a tutti le sue idee e quelle di Socrate, anche a coloro che non avevano avuto la possibilità di conoscerlo direttamente. Platone ricorse al dialogo per mantenere quella vivacità e quella forza che sono tipici del confronto diretto tra persone. La scelta del dialogo è quindi un tentativo di mediare alla necessità di tramandare i propri pensieri e a quella di ricreare il più possibile un confronto diretto tra due interlocutori. Sono dialoghi in cui il protagonista è sempre Socrate. I dialoghi da lui scritti sono più di trenta e tutti ci sono pervenuti interi grazie alla riscoperta dei classici avvenuta durante l’Umanesimo. Alcuni dialoghi però sicuramente non sono stati scritti da Platone, ma successivamente dai suoi allievi. Tuttavia la fedeltà al pensiero del maestro è tale da renderli perfettamente attribuibili a Platone. I dialoghi sono divisi in scritti della gioventù, della maturità e della vecchiaia. Gli scritti della gioventù furono quelli meno originali, cioè furono dialoghi in cui si esponeva soprattutto il pensiero di Socrate. Tra gli scritti giovanili ci sono l’Apologia, il Critone, il Gorgia, il Protagora e diverse altre opere. Negli scritti della maturità e della vecchiaia invece il protagonista è sempre Socrate ma espone le idee e i pensieri di Platone.

La filosofia di platone

Platone ricorreva molto spesso nei suoi scritti a miti da lui inventati con due finalità: da un lato, per facilitare la comprensione e rendere più piacevole la lettura delle sue opere e, dall’altro lato, per esprimere concetti particolarmente difficili. Platone si propose di continuare il lavoro di Socrate. L’accusa maggiore che venne rivolta a Socrate era la vaghezza. Platone invece elaborò una filosofia che aveva degli elementi assoluti e indiscutibili detta filosofia assolutista. Platone aveva un filosofare molto aperto a interpretazioni personali e piacque molto nell’Umanesimo, perché venne visto tra i filosofi dell’antichità come il più vicino alla cristianità. L’opera più consistente tra quelle di Platone è la Repubblica, composta da dieci capitoli, opera politica in cui viene esposta la visione platonica di stato ideale. Le opere importanti degli scritti della maturità di Platone furono Il Menone, Il Fedone, Il Simposio, Il Fedro e La Repubblica.

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Domande da interrogazione

  1. Qual è il legame tra Platone e Socrate?
  2. Platone fu allievo di Socrate e considerò la sua condanna a morte nel 399 a.C. come una delle più grandi ingiustizie, cercando di proseguire il lavoro del maestro attraverso le sue opere.

  3. Quali esperienze influenzarono la vita di Platone?
  4. Platone visse un periodo di decadenza ad Atene e trascorse tempo in Egitto, Oriente e Sicilia, dove tentò di aiutare a riorganizzare Siracusa, ma le sue esperienze si conclusero in fallimenti, evidenziando le difficoltà nel cambiare la politica del tempo.

  5. Cosa rappresenta l'Accademia di Platone?
  6. L'Accademia, fondata da Platone ad Atene, era una scuola che richiedeva un periodo di prova per l'ingresso e si ispirava alle scuole pitagoriche, ma senza l'aspetto religioso, rimanendo attiva fino al 528 d.C.

  7. Qual è la struttura dei dialoghi di Platone?
  8. Platone scrisse oltre trenta dialoghi, in cui il protagonista è sempre Socrate, utilizzando il dialogo per trasmettere le sue idee e quelle del maestro, con opere divise in scritti della gioventù, maturità e vecchiaia.

  9. Qual è la filosofia di Platone e la sua opera più significativa?
  10. Platone elaborò una filosofia assolutista, cercando di rendere comprensibili concetti complessi attraverso miti. La sua opera più consistente è "La Repubblica", che espone la sua visione di stato ideale.

Domande e risposte

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