Concetti Chiave
- Platone distingue tra bello e arte, con il bello considerato un'idea trascendente che può essere contemplata solo dall'anima.
- Il poeta è visto come un essere ispirato, la cui creazione artistica è guidata da una forza divina, paragonato a un magnete che attrae e comunica bellezza.
- Nel Fedro, Platone definisce la poesia come una "divina follia" che offre una visione superiore alla ragione e comunica bellezza e verità.
- Platone riconosce il declino della poesia ad Atene nel IV secolo a.C., spostando l'attenzione verso le condizioni tecniche e la funzione pedagogica dell'arte.
- La visione sacrale dell'arte dell'età arcaica viene messa in discussione, evidenziando un cambiamento rispetto alla concezione tradizionale dell'arte.
Qual è la distinzione tra bello e arte secondo Platone?
Platone è stato il primo a distinguere due problemi che la teoria moderna dell'estetica vedrà uniti: quello del bello e quello dell'arte o della poesia. Il bello (come il vero e il bene) è un'idea, che trascende il livello reale-empirico. Esso può essere solo contemplato dall'anima, che si eleva alla visione della pura bellezza sotto la spinta di eros: una forza demonica semidivina. Platone nello Ione (il dialogo giovanile che ironizza sui poeti) definisce il poeta «un essere leggero, alato, sacro, che non sa poetare se prima non sia stato ispirato dal dio, se prima non sia uscito di senno, e più non abbia in sé intelletto». Come il magnete, che non solo attira a sé il ferro, ma comunica la sua forza di attrazione a tutti gli anelli della catena contigui così la Musa trascina i poeti ispirati in una sorta di delirio superiore alla ragione.
La poesia come divina follia
Nel Fedro Platone ribadisce questo concetto, definendo la poesia una «divina follia» (mania), che comunica bellezza e verità in un atto di visione superiore alla ragione stessa. La prima formulazione di tale concezione si fa risalire a Democrito e ben corrisponde alla visione sacrale dell'arte caratteristica dell'età arcaica. Ma Platone è consapevole del fatto che questo tipo di poesia appartiene a un passato difficilmente recuperabile. Il declino dell'arte poetica nell'Atene del IV secolo a.C. e il rilievo crescente che ha assunto il paragone tra la poesia e le arti che imitano la natura, come la pittura e la scultura, gli fanno rivolgere l'attenzione, da un lato, verso le condizioni tecniche, sensibili, del fare artistico dall'altro, verso la funzione pedagogica e morale svolta dall'arte.
Domande da interrogazione
- Qual è la differenza fondamentale tra bello e arte secondo Platone?
- Come Platone descrive il ruolo del poeta nella creazione artistica?
- Qual è la visione di Platone sulla poesia nel contesto della sua epoca?
Platone distingue il bello come un'idea trascendente, contemplabile solo dall'anima, dall'arte, che è legata alla poesia e all'ispirazione divina. Il bello è un concetto ideale, mentre l'arte è un'espressione che richiede una sorta di follia ispirata (Ione).
Platone descrive il poeta come un essere sacro e ispirato, che non può creare senza prima essere toccato dalla divinità, perdendo temporaneamente il proprio intelletto (Ione). Questo processo è paragonato all'attrazione magnetica, dove la Musa guida i poeti in uno stato di delirio creativo.
Platone considera la poesia una "divina follia" che trasmette bellezza e verità, ma riconosce anche il declino dell'arte poetica nella sua epoca, spostando l'attenzione verso le tecniche artistiche e la funzione morale dell'arte (Fedro).