Concetti Chiave

  • Platone, allievo di Socrate, è noto per le sue opere complete, in particolare per il dialogo della Repubblica che riassume le sue concezioni filosofiche.
  • Rispettando Socrate, Platone evitò di rivelare verità profonde nei suoi testi, sostenendo che la trasmissione delle verità richiedesse l'interazione orale.
  • Secondo Platone, gli scritti non sono sufficienti per trasmettere verità, poiché solo il dialogo permette di porre domande e ricevere risposte.
  • Platone utilizzava il mito come comunicazione indiretta per non rivelare tutto, adattando il livello di comprensione ai suoi allievi.
  • La scrittura filosofica di Platone, sebbene impegnativa, era accessibile a un pubblico più ampio rispetto alla scrittura naturalistica e poetica precedente.

Platone e Socrate

Platone è stato il più famoso tra gli allievi di Socrate e il primo filosofo di cui ci sono giunte numerose opere complete. Sono dialoghi piuttosto brevi, se non per la Repubblica, dove riassume quelle che sono le sue concezioni. Dal momento che provava un profondo rispetto nei confronti di Socrate e del suo insegnamento, egli non inserì le verità più profonde nei dialoghi, dal momento che riteneva anch’egli che la trasmissione delle verità potesse avvenire solo tramite l’oralità, e per questo motivo se Socrate le divulgava in piazza, egli lo faceva nella sua scuola.

La trasmissione delle verità

Secondo questa concezione, lo scritto non è ritenuto un mezzo sufficiente per la trasmissione delle verità, poiché è necessario porre domande, esprimere dubbi e ricevere risposte, cose che un libro non è in grado di fare.

Il mito e la scrittura filosofica

Nei suoi scritti egli utilizzava il mito (in greco racconto, favola, allegoria); si trattava quindi di una sorta di comunicazione indiretta, impiegata con lo scopo di non trasmettere tutta la verità, dal momento che aveva la certezza che i suoi allievi non potessero capirle, ma anche per permettere a ognuno il livello di comprensione adeguato. Prima la scrittura filosofica era naturalistica, era poetica, spesso molto difficile da interpretare (non a caso veniva chiamato “l'oscuro”), e ciò faceva sì che venisse compresa da pochi eletti. Non si può asserire che quella di Platone non fosse anch’essa impegnativa, ma non impediva che venisse trattata anche da persone inferiori culturalmente.

Domande da interrogazione

  1. Qual è il rapporto tra Platone e Socrate nella trasmissione delle verità filosofiche?
  2. Platone, allievo di Socrate, rispettava profondamente il suo insegnamento e riteneva che le verità potessero essere trasmesse solo oralmente, evitando di rivelare le verità più profonde nei suoi dialoghi, come indicato nel testo.

  3. Perché Platone considerava insufficiente la scrittura per la trasmissione delle verità?
  4. Platone sosteneva che la scrittura non permettesse il dialogo necessario per porre domande e ricevere risposte, elementi essenziali per la comprensione delle verità, come evidenziato nel testo.

  5. In che modo Platone utilizzava il mito nei suoi scritti filosofici?
  6. Platone impiegava il mito come comunicazione indiretta per non rivelare tutta la verità, permettendo a ciascun allievo di comprendere secondo il proprio livello, come descritto nel testo.

Domande e risposte

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