Concetti Chiave
- La dottrina della reminiscenza di Platone si propone di rispondere a obiezioni scettiche riguardo l'esistenza e la natura delle idee, affermando che conoscere equivale a ricordare.
- Platone supera le istanze socratiche sostenendo che l'esercizio della dialettica è fondamentale per riconoscere la verità e che le idee pre-esistono alle indagini conoscitive.
- L'esempio dello schiavo nel Menone dimostra che la conoscenza non è una tabula rasa, ma un processo di riconoscimento e reminiscenza, evidenziando che conoscere è ricordare.
- Nel Fedone, Platone introduce il concetto di “uguale in sé”, chiarendo il ruolo delle idee nella sua epistemologia e l'importanza della dimensione sensibile nel percorso verso la conoscenza.
- La dottrina della reminiscenza viene esposta attraverso la maieutica, evidenziando che la conoscenza implica una dimensione di pre-conoscenze necessarie per il riconoscimento.
Che cos'è la dottrina della reminiscenza?
La dottrina della reminiscenza nasce dall'esigenza di rispondere a due obiezioni scettiche concernenti la dottrina delle idee: (i) come si giustifica l'esistenza delle idee? (ii) che cosa sono le idee? Esistono solo nella nostra mente, dunque sono meri concetti, o esistono al di là di essa e hanno una reale consistenza?
Platone risponde a queste domande attraverso una rilettura (e un superamento) della dialettica e della maieutica ereditate dal suo maestro, Socrate. Socrate aveva sottolineato l'importanza dello scambio di opinioni per poter giungere alla definizione di qualcosa. Ad esempio, cos'è la giustizia, cos'è la temperanza, cos'è la bellezza. Questa ricerca potrebbe però essere frustrante e avere un esito aporetico. Le possibilità che abbiamo di svolgere questa indagine attraverso il linguaggio non ci danno alcuna garanzia né di un possibile esito (positivo) dell'indagine stessa, né dell'esistenza dei concetti che ricerchiamo. E non è un caso che i dialoghi del primo Platone abbiano proprio un esito aporetico.
Il superamento delle istanze socratiche
Grazie alla teoria della reminiscenza Platone ha modo di sviluppare i suoi assunti iniziali e di superare le istanze socratiche. Secondo Platone, infatti, l'esercizio della dialettica è condizione necessaria e sufficiente per porre l'esistenza della verità. Ciò implica che se mi chiedo “che cos'è la giustizia?” il concetto (o idea) di giustizia deve esistere. Conoscere significa disvelare e rivelare qualcosa che già esiste, che pre-esiste necessariamente alle nostre indagini. Di conseguenza, conoscere significa ricordare. Come si è accennato, la dottrina della reminiscenza viene esposta principalmente nel Menone in cui troviamo il famoso esempio dello schiavo con cui Platone cerca di rispondere a un problema posto dagli eristi, i cattivi sofisti, secondo i quali la conoscenza deve presupporre uno stato di completa ignoranza, come se il soggetto conoscente fosse paragonabile a una tabula rasa, una tavoletta di cera su cui imprimere le conoscenze.
Secondo Platone ciò è impossibile in quanto se non conosciamo nulla come possiamo muoverci alla conoscenza di qualcosa? Se non ho un pacchetto di pre-conoscenze che mi consentono di “riconoscere” che, ad esempio, quello che ho davanti a me è un libro e non un tavolo, come potrò mai arrivarci? Lo schiavo del Menone riesce a risolvere il famoso problema geometrico della duplicazione del quadrato (imparentato con il più famoso problema della duplicazione del cubo di Eratostene). Lo schiavo, proprio attraverso l'induzione e la maieutica riesce a risolvere un problema geometrico senza aver mai studiato geometria. Questo testimonia, secondo Platone, che conoscere non è altro che ricordare. Ma non è tutto.
Il ruolo delle idee nel Fedone
Quando Platone riprenderà a parlare di reminiscenza nel Fedone, introdurrà il concetto di “uguale in sé” e chiarirà ciò che nel Menone era rimasto implicito, ossia il ruolo giocato dalle idee nella costruzione di questo tipo di epistemologia. Concludendo, si deve tenere presente che la dimensione sensibile non va affatto sottovalutata nei nostri processi conoscitivi in quanto è di continuo stimolo nel percorso che, dalle cose, ci condurrà alle idee.
Domande da interrogazione
- Qual è la principale obiezione scettica alla dottrina delle idee secondo Platone?
- Come Platone supera le istanze socratiche riguardo alla conoscenza?
- Qual è l'esempio utilizzato da Platone nel Menone per illustrare la sua dottrina della reminiscenza?
- Che ruolo giocano le idee nel processo conoscitivo secondo Platone?
- Come Platone definisce la conoscenza in relazione alla dialettica?
Platone affronta due obiezioni scettiche: la giustificazione dell'esistenza delle idee e la loro natura, se siano meri concetti mentali o entità reali al di là della mente.
Platone sviluppa la teoria della reminiscenza, affermando che conoscere significa disvelare qualcosa che già esiste, suggerendo che la conoscenza è un processo di ricordo piuttosto che di acquisizione da zero.
Platone utilizza l'esempio di uno schiavo che, attraverso l'induzione e la maieutica, riesce a risolvere un problema geometrico senza aver mai studiato geometria, dimostrando che la conoscenza è un atto di ricordare.
Le idee sono fondamentali nel processo conoscitivo, poiché la dimensione sensibile stimola il percorso che conduce dalle cose alle idee, come evidenziato nel Fedone.
Platone sostiene che l'esercizio della dialettica è necessario per affermare l'esistenza della verità, implicando che i concetti, come la giustizia, devono esistere per poter essere conosciuti.