Concetti Chiave

  • Pirrone avviò il pensiero scettico intorno al 323 a.C., influenzato dalla scuola socratica e dalla sua esperienza nella spedizione di Alessandro Magno in Oriente.
  • Dopo aver appreso in Oriente la vanità di tutte le cose, Pirrone tornò a Elide per insegnare le sue teorie, senza mai scrivere nulla e senza fondare una vera scuola.
  • Il concetto centrale di Pirrone è che si può vivere felicemente anche senza verità e valori tradizionali, enfatizzando l'importanza della percezione e delle conseguenze delle azioni.
  • Pirrone sostiene che le cose sono indifferenti e senza stabilità, invitando a mantenere una posizione di apatia e imperturbabilità nei confronti della realtà.
  • L'atarassia, intesa come libertà dalle preoccupazioni e controllo sulle emozioni, è l'atteggiamento suggerito da Pirrone di fronte all'impossibilità di conoscere la verità.

Qual è l'inizio del pensiero scettico?

A partire dal 323 a.C., Pirrone, dopo essere entrato in contatto con la scuola socratica iniziò a diffondere il suo pensiero scettico, dando così inizio ad un movimento filosofico destinato ad avere nel mondo antico un notevole sviluppo. Insieme ad Anassarco, un filosofo facente parte dell’Atomismo, egli prese parte alla spedizione di Alessandro Magno in Oriente. Questo avvenimento incise profondamente sul suo spirito perché gli dimostrò che anche tutto ciò che è considerato invincibile può essere improvvisamente oggetto di distruzione.

L'influenza dell'Oriente su Pirrone

In Oriente, egli entrò in contatto con una setta di saggi indiani da cui egli apprese il senso della vanità di tutte le cose. Rientrato a Elide, la sua città natale, si dedicò all’insegnamento delle sue teorie, senza tuttavia scrivere mai nulla. In realtà, Pirrone non creò mai una scuola vera e propria: i suoi discepoli erano sono degli ammiratori e degli imitatori che nel maestro cercavano soprattutto un modello di vita a cui fare costantemente riferimento di cui in quel tempo c’era bisogno, visto il crollo degli antichi valori etico-politici.

Il concetto di base di Pirrone

Il concetto di base di Pirrone è questo: è possibile vivere una vita felice, anche senza la verità e senza i valori, almeno così come erano stati concepiti in passato. Il problema è quindi di come egli abbia potuto dedurre una regola vita e costruire una forma di saggezza, rinunciando alla ricerca della verità e della saggezza e dichiarando che ogni cosa è una semplice apparenza del tutto inutile. Egli sostiene che colui che vuole raggiungere la felicità, deve guardare alle tre cose seguenti: 1) come sono per natura tutte le cose 2) quale deve essere la nostra disposizione nei loro confronti 3) quali conseguenze ricadranno su di noi comportandoci in tal modo. Egli aggiunge e dimostra che tutte le cose sono senza differenza alcuna, senza stabilità e quindi indiscriminate. Per questo motivo non dobbiamo riservare fiducia alle cose, ma essere senza opinione.

L'indifferenza delle cose secondo Pirrone

Da questo comportamento deriverà prima l’apatia e successivamente l’imperturbabilità. Si pone però un problema. L’indifferenza delle cose è soggettiva o oggettiva? cioè che esse sono indifferenti in se stesse o soltanto per noi? Alcuni interpreti posteriori a Pirrone hanno creduto che il filosofo intendesse dire semplicemente che noi uomini non abbiamo gli strumenti adeguati (sensi o ragione) per arrivare a cogliere le differenze e le misure delle cose. Ma questa soluzione non è accettabile perché Pirrone sostiene che sono le cose che rendono sensi e ragione incapaci di raggiungere la verità o la falsità e non il contrario. Pertanto, Pirrone nega l’essere e i principi dell’essere e risolve tutto nell’apparenza.

L'atarassia e il ritiro interiore

Se le cose sono indifferenti, immisurabili e indiscernibili e se di conseguenza, senso e ragione non ci possono trasmettere né il vero, né il falso, l’unico atteggiamento corretto che l’uomo può tenere e non dare alcuna fiducia, né ai sensi, né alla ragione, ma restare senza opinione ed astenersi da ogni giudizio e siccome nulla può essere conosciuto, l'unico atteggiamento adatto alla vita è l'atarassia, libertà dalle preoccupazioni, mancanza di turbamento e quiete interiore o “vita egualissima” come definisce Pirrone. L’impossibilità della conoscenza porta quindi il saggio a ritirarsi in se stesso, ad allontanarsi da ogni attività e a praticare il controllo sulle emozioni (o scepsi morale) poiché queste ultime non trovano alcun fondamento nella realtà.

La diffusione della dottrina di Pirrone

Questo scetticismo si avvicina molto all’agnosticismo e corrisponde alla tranquillità ideale degli Stoici e degli Epicurei. La dottrina di Pirrone fu messa per scritto da Timone che cercò anche di confrontarla con quella degli altri filosofi e quindi di averla diffusa.

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Domande da interrogazione

  1. Qual è l'origine del pensiero scettico secondo Pirrone?
  2. Il pensiero scettico di Pirrone inizia nel 323 a.C. dopo il suo incontro con la scuola socratica e la sua esperienza nella spedizione di Alessandro Magno in Oriente, che lo portò a comprendere la vanità delle cose.

  3. Come ha influenzato l'Oriente il pensiero di Pirrone?
  4. In Oriente, Pirrone incontrò una setta di saggi indiani che gli insegnarono il senso della vanità di tutte le cose, influenzando profondamente le sue teorie e il suo approccio alla vita.

  5. Qual è il concetto fondamentale della filosofia di Pirrone?
  6. Pirrone sostiene che è possibile vivere felicemente senza la verità e i valori tradizionali, enfatizzando l'importanza di comprendere la natura delle cose e mantenere un atteggiamento di indifferenza verso di esse.

  7. Cosa implica l'indifferenza delle cose secondo Pirrone?
  8. L'indifferenza delle cose, per Pirrone, è oggettiva e non soggettiva; egli afferma che le cose stesse rendono i nostri sensi e la nostra ragione incapaci di cogliere la verità, portando a una visione del mondo basata sull'apparenza.

  9. Qual è l'atteggiamento che Pirrone suggerisce di adottare di fronte all'impossibilità di conoscere?
  10. Pirrone propone l'atarassia, una condizione di libertà dalle preoccupazioni e di quiete interiore, come l'unico atteggiamento corretto, invitando a non fidarsi né dei sensi né della ragione e a ritirarsi in se stessi.

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