Concetti Chiave
- La premessa umoristica e filosofica del romanzo utilizza l'autoironia per proporre una riflessione sulla vita e sull'atto della scrittura, distaccandosi dalla severità del pensiero accademico.
- La biblioteca di Miragno rappresenta una metafora della confusione e della dualità, dove i libri accatastati simboleggiano la fusione di opposti e il superamento dialettico dei contrari.
- L'esclamazione di Mattia "Maledetto sia Copernico!" riflette un profondo rimpianto per la perdita delle certezze del passato e mette in evidenza la contraddizione della modernità e l'inutilità della narrazione.
- Copernico è descritto come un umorista inconsapevole che ha demolito l'orgogliosa visione dell'universo, stabilendo un legame tra i suoi studi e la riflessione umoristica nel romanzo.
- Pirandello innova lo stile narrativo attraverso dialoghi brevi e sovrapposti, rifiutando i cliché del romanzo realistico e abbracciando una scrittura consapevole della precarietà e dell'incomunicabilità.
Indice
Premessa Umoristica e Filosofica
La seconda premessa del romanzo segue alla lettera i principi fondamentali del codice umoristico, a partire dal titolo, Premessa seconda (filosofica) a mo’ di scusa, dove il ricorso alle parentesi, ridimensionando il riferimento alla filosofia, suona autoironico, ma allo stesso tempo suggerisce il valore metaforico dell’opera. Con l’espediente delle parentesi, in altre parole, l’autore sottrae il capitolo alla severità del pensiero accademico, senza però rinunciare a proporre una disamina appassionata della vita. Dietro i toni leggeri, infatti, emerge in modo chiaro l’esigenza di riflettere sull’atto stesso della scrittura e dell’arte.
Biblioteca di Miragno e Metafore
La chiesa sconsacrata adibita a biblioteca di Miragno, piena di polvere e di topi, è lo scenario d’apertura del romanzo (cui fa da contraltare, in chiusura, quello del cimitero): la confusione e la promiscuità di libri di cui nessuno conosce il contenuto è la prima metafora su cui si è indotti a soffermarsi. Ricordando probabilmente una biblioteca di Agrigento che aveva frequentato da giovane, Pirandello costruisce un’immagine di desolante trascuratezza, nella quale tuttavia trova modo di introdurre il tema del doppio. Tra le pile di libri accatastate, infatti, un volume di Ars amatoria si trova per caso attaccato a una Vita e morte di un beato (Per l’umidità, le legature de’ due volumi si erano fraternamente appiccicate, rr. 19-20). Una descrizione così precisa è tutt’altro che casuale: come ha fatto notare Giancarlo Mazzacurati, i due libri si svelano «specularmente sdoppiati tra cielo e inferno, sublime e comico, come le vie dell’umorismo, capricciose, illogiche». L’immagine affronta - quasi indirettamente e con leggerezza umoristica - uno dei problemi fondamentali del razionalismo occidentale: il superamento dialettico dei contrari. La dualità appare a Pirandello non più come un’opposizione che va risolta - superata, appunto - ma come una fusione, una compenetrazione analoga alla coincidentia oppositorum (“coincidenza degli opposti”) dei mistici.
Rimpianto e Contraddizione Moderna
Dietro la celebre esclamazione di Mattia (io debbo ripetere il mio solito ritornello: Maledetto sia Copernico!, rr. 39-40) vi è un profondo rimpianto per la grandezza epica del mondo del passato, un mondo in cui l’essere umano, non ancora cosciente della sua insignificante piccolezza, riteneva di trovarsi al centro di un incrollabile sistema di certezze. Quando la Terra non girava… (r. 43), continua Mattia, ma è subito interrotto da don Eligio; il discorso lasciato in sospeso suggerisce una pluralità di confronti fra antico e moderno, volti però in definitiva a riconoscere l’inutilità della scrittura (di una narrazione minuta e piena d’oziosi particolari, r. 52) in un mondo smitizzato. L’effetto straniante è generato proprio da questa dichiarazione iniziale, cioè nella negazione ostentata dell’atto di narrare (Non mi par più tempo, questo, di scriver libri, neppure per ischerzo, rr. 37-38), del quale i lettori, paradossalmente, hanno però davanti la piena realizzazione, il romanzo compiuto. Il gioco sottile dell’affermazione-negazione lascia emergere impietosamente la contraddizione radicata nel pensiero della modernità: negare il senso di ciò che si sta facendo, mettendo in dubbio la realtà, è la sfida che Pirandello lancia alla narrativa del suo tempo.
Copernico e L'umorismo
La relazione tra gli studi di Copernico e la riflessione umoristica è testimoniata, del resto, da un passo del saggio L’umorismo, in cui si legge che «Uno dei più grandi umoristi, senza saperlo, fu Copernico, che smontò non propriamente la macchina dell’universo, ma l’orgogliosa immagine che ce n’eravamo fatta».
Stile Narrativo Innovativo
Il dialogo tra Mattia e don Eligio, costituito spesso da brevissime battute che si accavallano, è impostato sulla ricerca di uno stile nuovo con cui intraprendere la scrittura del romanzo. In un certo senso, è come se Pirandello ammettesse il lettore nel suo laboratorio, permettendogli di assistere alla formazione di un innovativo modo di narrare.
Ciò che risulta chiaro da subito è che cosa non deve essere un romanzo (Il signor conte si levò per tempo, alle ore otto e mezzo precise… La signora contessa indossò un abito lilla con una ricca fioritura di merletti alla gola… ecc., rr. 58-59): nella varietà di questi esordi, tratti dagli stili correnti della letteratura dell’Ottocento, emerge un repertorio di formule e di personaggi stereotipati, quelli del romanzo realistico, che Pirandello rifiuta programmaticamente.
L’autore non esibisce alcuna precisione documentaria né effetti patetici, ma una scrittura cosciente della propria precarietà, del relativismo delle percezioni, dell’incomunicabilità tra gli individui. Da qui deriva uno stile incerto e smarrito, proprio di un narratore poco convinto di voler raccontare i fatti ma ormai coinvolto in una storia che, solo per la sua stranezza, vale la pena di provare a ripercorrere (Ebbene, in grazia di questa distrazione provvidenziale, oltre che per la stranezza del mio caso, io parlerò di me, ma quanto più brevemente mi sarà possibile, dando cioè soltanto quelle notizie che stimerò necessarie, rr. 90-92).
Domande da interrogazione
- Qual è il significato del titolo "Premessa seconda (filosofica) a mo’ di scusa"?
- Qual è la metafora principale presente nella biblioteca di Miragno?
- Qual è il rimpianto di Mattia riguardo al passato?
- Come si collega Copernico all'umorismo secondo Pirandello?
- Qual è l'innovazione nello stile narrativo di Pirandello?
Il titolo suggerisce un approccio autoironico alla filosofia, ridimensionando il pensiero accademico e proponendo una riflessione appassionata sulla vita e sull'atto della scrittura.
La biblioteca, piena di polvere e confusione, rappresenta la trascuratezza della conoscenza, mentre i libri accoppiati simboleggiano la fusione dei contrari, affrontando il tema della dualità in modo umoristico.
Mattia esprime un profondo rimpianto per un'epoca in cui l'essere umano si sentiva al centro di un sistema di certezze, contrastando con la modernità che mette in dubbio il senso della narrazione.
Pirandello considera Copernico un grande umorista poiché ha smontato l'orgogliosa immagine dell'universo, riflettendo sull'idea che l'umorismo possa derivare dalla messa in discussione delle certezze.
Pirandello cerca uno stile nuovo attraverso dialoghi brevi e accavallati, rifiutando le formule stereotipate del romanzo realistico e mostrando una scrittura consapevole della precarietà e dell'incomunicabilità.