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Concetti Chiave

  • Vitangelo Moscarda, protagonista di "Uno, nessuno, centomila", scopre di avere il naso storto, il che lo porta a riflettere sulla percezione soggettiva della realtà.
  • Le sue considerazioni lo spingono a rinunciare a beni materiali e identità, in un tentativo di liberarsi dalle aspettative sociali e dalle false immagini che gli altri hanno di lui.
  • Decide di ritirarsi in un ospizio per connettersi con la natura e abbandonare la vita cittadina, cercando la felicità attraverso una nuova forma di esistenza.
  • Il rifiuto del suo nome e della sua identità rappresenta un desiderio di non essere definito, aspirando a uno stato di continuo divenire e trasformazione.
  • La fusione con l'universo e l'annullamento del suo "io" portano Vitangelo a una serenità radicale, in contrasto con il fallimento di altri personaggi come Mattia Pascal.

La scoperta del naso storto

Il testo è tratto dal romanzo Uno, nessuno, centomila. Il protagonista è Vitangelo Moscarda che vive di rendita perché il padre, morendo, gli ha lasciato una banca. Un giorno, la moglie gli fa notare, mentre egli si sta guardando allo specchio, che il suo naso è storto e pende a destra.

Riflessioni sulla percezione della realtà

Vitangelo non se era mai accorto e da questa constatazione egli trae una riflessione: ognuno di noi percepisce la realtà in modo diverso per cui Uno rappresenta l'immagine che ognuno ha di se stesso, nessuno è quello che il protagonista sceglie di essere alla fine del romanzo, centomila indica le immagini che gli altri hanno di noi. Cerca di liberarsi delle false immagine che gli altri hanno di lui, ma non ci riesce.

Rinuncia alla vita e beni materiali

Tutto preso da queste riflessioni, Vitangelo adotta dei comportamenti che vanno contro la logica corrente, infatti, si mette in contrasto con la famiglia e con l’ambiente in cui vive ed arriva a regalare tutti i suoi beni come atto di carità, non perché si sia convertito ad un credo religioso, ma perché vuole rinunciare alla vita in modo radicale.

Ritiro nell'ospizio e contatto con la natura

Dopo varie vicissitudini e decide di ritirarsi in un ospizio, a contatto con la natura per poter godere del continuo fluire della vita e per non restare intrappolato nelle “forme”; in questa solitudine, rinuncia ad “esistere” e raggiunge così la felicità.

Si tratta di un monologo che conclude il romanzo Uno, nessuno, centomila. In esso, il protagonista, Vitangelo Moscarda chiarisce i motivi che lo hanno spinto a rifugiarsi in un ospizio, lontano dalla città e a contatto con la natura e quindi ad abbandonare la società e tutto quanto ricorda la civiltà.

Abbandono dell'identità e del nome

Ha preferito rifugiarsi nella natura perché essa è il simbolo di qualcosa che è in continuo divenire. Contemporaneamente Mascarda ha rinunciato anche alla sua identità e al suo nome. Per lui il nome è inutile perché serve soltanto a fissare l’individuo in un determinato momento. Esso serve per definire solo ciò che è concluso e ben definito. Invece, colui che è ancora in vita si trova in un continuo scorrere, in un continuo succedersi di cambiamenti uno dopo l’altro, in una situazione che non è ancora conclusa e che sarebbe in contrasto con l’attribuzione di un nome. Non avere un nome, significa non avere nessuna identità, significa non essere né definibile, né individuabile ed equivale ad essere “nessuno”. tutto ciò a cui Vitangelo aspira.

Fusione con l'universo e rinuncia all'identità

Passeggiando all’alba, fuori dall’ospizio, egli gusta le bellezze offerte dalla natura; poiché non ha più memoria di chi esso sia, egli può identificarsi facilmente con gli alberi, con il vento e con le nuvole ed è come se ogni giorno egli rinascesse di nuovo. Egli pensa che la natura e la vita devono essere colte nella loro trasformazione continua, e non possono essere colte in un determinato aspetto o momento, perché altrimenti esse verrebbero imprigionate in una “forma” fissa. In pratica, si ha una fusione con l’universo e una rinuncia alla propria identità (“muoio ogni attimo,io, rinasco nuovo e senza ricordi: vivo e intero, non più in me,ma in ogni cosa fuori”). Anche se il suo “io” si annulla”, egli arriva a recuperare il valore della sua esistenza e in questo “essere nessuno” raggiunge una grande serenità.

Confronto con Mattia Pascal

Anche Mattia Pascal cerca di liberarsi dalle convenzioni sociali che annientano la sua personalità, ma egli va incontro ad un totale fallimento. Con Moscarda la soluzione è più radicale e anche se paradossale (annullamento dell’ “io” = recupero della vera esistenza), essa permette al protagonista di raggiungere la serenità.

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Domande da interrogazione

  1. Qual è il significato del naso storto per Vitangelo Moscarda?
  2. Il naso storto rappresenta la scoperta della percezione soggettiva della realtà; Vitangelo realizza che ognuno ha un'immagine diversa di sé e degli altri, portandolo a riflessioni profonde sulla sua identità.

  3. Come Vitangelo Moscarda affronta la sua vita dopo la scoperta del naso storto?
  4. Dopo la scoperta, Vitangelo rinuncia ai beni materiali e si oppone alle convenzioni sociali, regalando tutto in un atto di carità, non per religiosità, ma per un desiderio di liberazione dalla vita.

  5. Qual è il significato del ritiro di Vitangelo in un ospizio?
  6. Il ritiro in un ospizio simboleggia la ricerca di contatto con la natura e il fluire della vita, permettendo a Vitangelo di abbandonare le forme rigide della società e di raggiungere una forma di felicità attraverso la solitudine.

  7. Perché Vitangelo rinuncia al suo nome e alla sua identità?
  8. Vitangelo considera il nome come un vincolo che fissa l'individuo in un momento definito; rinunciando al nome, aspira a essere "nessuno", in un continuo divenire che riflette la sua ricerca di libertà e trasformazione.

  9. In che modo la fusione con l'universo contribuisce alla serenità di Vitangelo?
  10. La fusione con la natura consente a Vitangelo di annullare il suo "io" e di vivere in un costante rinnovamento, portandolo a una grande serenità, poiché si identifica con tutto ciò che lo circonda, abbracciando il cambiamento continuo.

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