Concetti Chiave

  • Il protagonista ammette di non essere più pazzo, ma si sente escluso dalla vita normale, consapevole che gli altri hanno vissuto esperienze che a lui sono state negate.
  • Enrico evidenzia come la finzione sia una pratica comune a tutti, sottolineando che ognuno indossa maschere nei rapporti sociali che oscurano la propria vera identità.
  • La finzione può diventare autonoma e portare a comportamenti estremi, come il delitto di Enrico, che scaturisce dalla sua coscienza del ruolo teatrale che interpreta.
  • Dopo l'omicidio di Belcredi, Enrico è costretto a mantenere la sua maschera, condannandosi a una vita di solitudine e isolamento.
  • Pirandello utilizza elementi del teatro tradizionale, come colpi di scena e finali melodrammatici, ma li colloca in un contesto di finzione esplicita, creando distacco emotivo nel pubblico.

Indice

  1. La Confessione Finale
  2. Qual è la Maschera della Realtà?
  3. La Finzione e il Delitto
  4. Il Dramma di Pirandello

La Confessione Finale

Nelle battute finali del dramma il protagonista confessa agli astanti di non essere più pazzo, ma al tempo stesso lamenta l'impossibilità di tornare a una vita normale. Passati tanti anni, egli si accorge che ormai il banchetto è già bell'e sparecchiato (r. 27), cioè, fuor di metafora, che la vita è stata goduta da altri, mentre lui era recluso nel carcere mentale e fisico della sua pazzia. Ora è rinsavito, ma per lui rimangono solo avanzi (r. 37), una magra o molle pietà (rr. 37-38) o, al massimo, un po' di rimorso (r. 38) da parte degli altri.

Qual è la Maschera della Realtà?

L'unica soluzione che gli appare possibile, dunque, è quella di vivere la propria condizione con la più lucida coscienza (r. 42), vale a dire con piena consapevolezza, per scelta e non per accidente. D'altra parte afferma Enrico la finzione accomuna tutti, pazzi e sani di mente, essendo una generale consuetudine sociale: i panni regali che egli ha vestito per tanti anni, e che continua anche ora a indossare, sono soltanto la caricatura, evidente e volontaria, di quest'altra mascherata, continua, d'ogni minuto, di cui siamo i pagliacci involontarii (rr. 65-66), vale a dire il simbolo esasperato dell'abitudine a fingere, ad assumere maschere e ruoli rigidi, che tutti noi manteniamo nei rapporti interpersonali di tutti i giorni. Ma a differenza di Enrico, che ha scelto di fare della maschera la propria realtà, gli altri non sono in grado di vedere che l'abito, la maschera che portano su di sé, corrisponde ormai alla loro stessa persona (r. 69).

La Finzione e il Delitto

La finzione può però assumere una vita autonoma, inconsapevole, anche in chi, come Enrico, normalmente sia cosciente del carattere "teatrale" del nostro agire e del nostro atteggiarci: è proprio quella vita che in un momento lo ha forzato al delitto (rr. 150-151). A questo punto solo la prosecuzione della sua recita potrà evitargli la punizione per il delitto compiuto.

Il Dramma di Pirandello

Perciò non gli resta che continuare a fingere: Ora si... per forza... r. 151). Dopo avere rivelato di essere guarito dalla follia, adesso, avendo ucciso Belcredi, Enrico si è condannato a portare per sempre la maschera e a rimanere ancorato a un destino di solitudine assoluta. Nello strutturare il suo dramma, Pirandello riprende alcuni topoi del teatro tradizionale, come il colpo di scena nel momento in cui culmina la vicenda (qui la rivelazione che il protagonista non è pazzo, ma ha soltanto finto di esserlo) e il finale melodrammatico (in questo caso la punizione del colpevole). Tuttavia, tali elementi sono inseriti in un contesto la cui finzione viene esplicitamente esibita: un castello falso, personaggi mascherati con costumi medievali da operetta, un protagonista che simula di essere pazzo, una storia apertamente inverosimile. In tal modo il pubblico viene di continuo avvertito che il dramma non è reale e neppure realistico, ma che si tratta, appunto, di un'invenzione fantasiosa. Ciò determina come conseguenza un raffreddamento dell'adesione emotiva dello spettatore alle vicende rappresentate, a favore di un maggior distacco razionale.

Studia con la mappa concettuale

Domande da interrogazione

  1. Qual è la confessione finale del protagonista riguardo alla sua pazzia?
  2. Il protagonista ammette di non essere più pazzo, ma lamenta l'impossibilità di tornare a una vita normale, riconoscendo che la vita è stata goduta da altri mentre lui era recluso (r. 27).

  3. Come viene descritta la finzione nella vita quotidiana secondo Enrico?
  4. Enrico afferma che la finzione è una consuetudine sociale che accomuna tutti, e che le maschere che indossiamo nei rapporti interpersonali diventano parte della nostra identità (rr. 65-69).

  5. Qual è il legame tra finzione e delitto nel dramma?
  6. La finzione può diventare autonoma e inconsapevole, portando Enrico a commettere un delitto, e solo continuando a recitare potrà evitare la punizione (rr. 150-151).

  7. Qual è il destino di Enrico dopo aver ucciso Belcredi?
  8. Enrico è costretto a continuare a fingere e a portare la maschera, condannandosi a una solitudine assoluta (r. 151).

  9. Come si distingue il dramma di Pirandello da altre opere teatrali?
  10. Pirandello utilizza elementi tradizionali come il colpo di scena e il finale melodrammatico, ma li inserisce in un contesto di finzione esplicita, creando un distacco emotivo nello spettatore (r. 151).

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community