Concetti Chiave
- Tra i due e i sette anni, il linguaggio trasforma l'aspetto intellettivo e affettivo del bambino, consentendogli di ricostruire esperienze passate e anticipare eventi futuri.
- I bambini sviluppano rapporti di subordinazione con gli adulti, scambi rudimentali con i coetanei e un linguaggio egocentrico, riflettendo una socializzazione ancora in fase di sviluppo.
- Il pensiero infantile si articola in due forme: l'assimilazione egocentrica, tipicamente soggettiva, e il pensiero adeguato agli altri, che prepara all'emergere del pensiero logico.
- Il gioco simbolico permette al bambino di reinterpretare la realtà secondo i propri desideri, evidenziando un'assimilazione deformante piuttosto che una mera sottomissione al reale.
- I sentimenti interpersonali nascono da uno scambio di valori, con il bambino che prova simpatia per chi valorizza i suoi interessi e antipatia per chi li ignora.
Trasformazioni linguistiche e sociali
Tra i due e i sette anni di vita, l’irruzione del linguaggio trasforma radicalmente sia l’aspetto intellettivo che quello affettivo: il bambino diviene capace di ricostruire le azioni passate attraverso il racconto e di anticipare quelle future con la rappresentazione verbale. Dal punto di vista della condotta si determinano alcune trasformazioni fondamentali:
a) La socializzazione dell’azione. Il linguaggio permette innanzitutto lo scambio comunicativo fra gli individui. Fin dal diciottesimo mese di vita il bambino è in grado di intrattenere rapporti interindividuali attraverso l’imitazione dei movimenti, poi dei suoni e, infine, di parole-frasi elementari. Con l’acquisizione delle prime funzioni del linguaggio, però, si determinano tre nuovi tipi di rapporti sociali:
- i rapporti di subordinazione esercitati dall’adulto nei confronti del bambino: il mondo esterno si rivela una realtà popolata da esseri superiori (i genitori e gli adulti), grandi, forti e capaci di attività misteriose, nei confronti dei quali il bambino sviluppa un Io ideale, acquisendoli come modelli da emulare, e struttura una sottomissione intellettuale e affettiva inconscia;
- gli scambi con gli adulti e gli altri bambini: le conversazioni fra bambini sono rudimentali essendo legate all’azione concreta. Fino ai sette anni di età i bambini non sanno discutere e si limitano a contrapporre affermazioni
contrastanti, faticano a comprendere il punto di vista altrui, è come se si riferissero esclusivamente a se stessi;
- lo sviluppo del linguaggio egocentrico: il bambino parla continuamente a se stesso, con soliloqui ad alta voce. Questo egocentrismo segnala una capacità di socializzazione ancora carente e l’incapacità di differenziare il proprio io dalla realtà esterna, da cui deriva, però, una supremazia del proprio punto di vista, esercitata anche nei confronti dell’adulto, al quale il bambino continua a sottomettersi ma cercando di ridurlo alla propria dimensione, “come gli ingenui fedeli fanno con le loro divinità”, dice Piaget.
Quali sono le origini del pensiero infantile?
b) Le origini del pensiero. A definire il pensiero concorrono il linguaggio e la socializzazione. Il primo consente al bambino di raccontare le azioni svolte, di ricostruire il passato e di anticipare il futuro. Ma il linguaggio conduce anche alla socializzazione delle azioni e, per loro tramite, genera un pensiero che non appartiene esclusivamente a colui che lo produce. Il linguaggio, insomma, diviene il veicolo di concetti che possono essere condivisi con tutti. Ciò,
tuttavia, implica uno sforzo per il bambino, che deve adoperarsi per assimilare i dati esterni al proprio io. Fra i due e i sette anni, dunque, incontriamo due forme di pensiero: “La prima di queste forme è quella del pensiero mediante incorporazione o assimilazione pura, in cui quindi l’egocentrismo esclude ogni soggettività. La seconda forma è invece quella del pensiero adeguato agli altri e al reale, che prepara quindi al pensiero logico. Fra queste forme si trova la
grande maggioranza del pensiero infantile, che oscilla fra queste due direzioni contrarie.” Il pensiero egocentrico si manifesta nel gioco simbolico - giocare con le bambole, a cucinare ecc. –, la cui funzione è quella di soddisfare l’io trasformando la realtà in funzione dei propri desideri: giocando con la bambola, il bambino mette in scena la sua vita ma ha l’opportunità di correggerla a suo piacimento, eliminando i dispiaceri e sanando i conflitti. Per questo Piaget è
dell’avviso che il gioco simbolico non sia un tentativo del soggetto di sottomettersi al reale bensì l’“assimilazione deformante del reale all’io”. Un’altra caratteristica del pensiero infantile fra i due e i sette anni è l’animismo, cioè la tendenza a concepire le cose come viventi. Anche in questo caso ci troviamo di fronte all’incapacità del bambino di distinguere fra il proprio mondo interiore e l’universo fisico e non a caso esiste, secondo Piaget, un rapporto diretto fra animismo e artificialismo, cioè la convinzione che tutte le cose siano state costruite dall’uomo o da divinità che operano con procedure
umane: i bambini stessi, pur essendo esseri viventi, credono di “essere stati fatti”. In conclusione, il pensiero fra i due e i sette anni è prelogico e strutturato su schemi di assimilazione egocentrica.
Intuizione e pensiero prelogico
c)L’intuizione. I bambini affermano sempre e non dimostrano mai. Anche questa è ovviamente una forma di pensiero egocentrico, in quanto l’onere della prova ha un senso se esercitato nei confronti di un altro soggetto mentre perde di significato se ci si riferisce a se stessi. Questa carenza nel motivare le azioni ci ricorda che il pensiero infantile è in questa fase ancora prelogico, mentre è particolarmente attiva un’intelligenza pratica, sensomotoria e manipolatoria, e una percettivointuitiva. Le intuizioni elementari frequentemente messe in atto dai bambini in questa fase sono essenzialmente schemi percettivi, sensomotori o d’azione, “immagini o imitazioni del reale, a mezza via tra l’esperienza effettiva e l’’esperienza mentale’, e non sono ancora operazioni logiche generalizzabili e componibili fra loro”.
Affettività e valori interpersonali
d) L’affettività. Così come il pensiero intuitivo è legato allo scambio intellettuale fra soggetti, così i sentimenti spontanei interpersonali sono generati – secondo Piaget – da uno scambio di valori. Nel momento in cui il bambino comincia a comunicare con l’ambiente esterno, svilupperà un meccanismo di simpatie e antipatie, regolato da un principio generale: egli proverà simpatia per coloro che si mostreranno sensibili e valorizzeranno i suoi interessi, che aderiranno alla sua scala valoriale, e antipatia per coloro che li svaluteranno o li ignoreranno. Secondo Piaget, lo stesso amore del bambino per i genitori non può essere spiegato dal semplice vincolo di sangue ma dalla presenza di un’intima comunanza di valori. Oltre ai valori interindividuali, ve ne sono altri agiti unilateralmente dal bambino nei confronti di persone che egli giudica superiori a sé, per età o autorevolezza, il più importante dei quali è il rispetto: un sentimento composito di amore e timore che è all’origine dei sentimenti morali elementari e che determina il senso del dovere e dell’obbedienza.
Domande da interrogazione
- Qual è l'impatto del linguaggio sullo sviluppo sociale del bambino?
- Come si manifesta il pensiero egocentrico nei bambini tra i due e i sette anni?
- Quali sono le due forme di pensiero che emergono tra i due e i sette anni?
- In che modo l'affettività si sviluppa nei bambini secondo Piaget?
- Qual è il ruolo dell'intuizione nel pensiero infantile?
Il linguaggio trasforma radicalmente l'aspetto intellettivo e affettivo del bambino, permettendo lo scambio comunicativo e la socializzazione delle azioni, come evidenziato nel testo.
Il pensiero egocentrico si manifesta attraverso il gioco simbolico e l'animismo, dove il bambino non distingue tra il proprio mondo interiore e la realtà esterna, come descritto da Piaget.
Le due forme di pensiero sono l'assimilazione egocentrica e il pensiero adeguato agli altri e al reale, che preparano il bambino al pensiero logico, come spiegato nel testo.
L'affettività si sviluppa attraverso uno scambio di valori, dove il bambino prova simpatia per chi valorizza i suoi interessi e antipatia per chi li ignora, come indicato nel testo.
L'intuizione è una forma di pensiero prelogico, caratterizzata da schemi percettivi e sensomotori, dove i bambini affermano senza dimostrare, come descritto nel testo.