Concetti Chiave
- Il sonetto di Petrarca rievoca l'incontro fatale con Laura il Venerdì Santo, simbolizzando un parallelismo tra la sua sofferenza e quella di Cristo.
- Amore è personificato come una divinità insensibile che colpisce il poeta mentre è indifeso, evidenziando la vulnerabilità di Petrarca.
- Le "armi" dell'amata sono le virtù che le permettono di resistere all'amore, mentre Petrarca, disarmato, cede al suo sentimento non corrisposto.
- Il sonetto presenta un confronto con quello di Cavalcanti, esplorando le sofferenze amorose attraverso l'uso del campo semantico della guerra e la personificazione dell'amore.
- I temi stilnovisti nel sonetto includono lo sguardo devastante della donna e il tormento interiore, elementi chiave del "Canzoniere" di Petrarca.
L'incontro fatale di Petrarca
Questo sonetto, scritto da Petrarca subito dopo la morte di Laura, avvenuta nel 1348, rievoca il giorno in cui il poeta si innamorò della donna, incrociando il suo sguardo inaspettatamente. Egli afferma che da quel momento iniziarono i suoi guai e le sue sofferenze, proprio nel giorno in cui i cristiani ricordano la Passione di Cristo, ovvero il Venerdì Santo. È possibile, infatti, individuare un contrasto tra la dimensione individuale e quella collettiva nel sonetto, esattamente nell’ottavo verso “nel commune dolor s’incominciar”, in cui Petrarca afferma che i suoi guai incominciarono nel giorno del dolore, comune a tutta la comunità cristiana, per la morte e passione di Cristo.
Il simbolismo della Passione di Cristo
Il poeta sottolinea anche l’insensibilità di Amore, che qui è personificato e, quindi, agisce come una vera e propria divinità, nel colpirlo proprio quando era “in quello stato”, ovvero disarmato, indifeso e ignaro di quello che gli avrebbe riservato questo nuovo sentimento, proprio perché intento nella commemorazione della Passione di Cristo. Quest’ultima è introdotta nel sonetto, sotto forma di perifrasi, già nel primo verso, dal verbo “era”. Tale verbo è all’imperfetto per la scelta del poeta di suggerire un senso di maggior concretezza alla vicenda amorosa, che, così, viene inquadrata in un determinato momento. Questa scelta di Petrarca, però, non ha lo scopo di determinare temporalmente l’istante del suo incontro con Laura, ma di creare un parallelismo simbolico tra la sua sofferenza e quella di Cristo. Il suo dolore ha inizio, infatti, proprio nel giorno in cui si celebra e si ricorda quello del Redentore, motivo per cui il poeta si fa trovare indifeso da Amore.
Le armi dell'amore e della virtù
Quest’ultimo concetto, ribadito nella prima terzina dall’aggettivo “disarmato”, emerge già nella prima quartina, in cui il poeta afferma che, poiché era il giorno della Passione di Cristo, quando fu preso dagli occhi della donna non se ne guardò, ovvero non si mise in guardia, né tantomeno si difese, incredulo che in quel giorno di lutto vi potessero essere pericoli. Nella seconda quartina, poi, il poeta dice “m’andai secur, senza sospetto”, cioè continuò ad essere sicuro, senza alcun sospetto di ciò che lo avrebbe atteso. D’altra parte, però, Petrarca, nell’ultimo verso, afferma che la donna è “armata”. Le armi dell’amata sono le virtù che le permettono di resistere ai colpi dell’amore, ovvero che non le consentono di innamorarsi del poeta. Quest’ultimo, essendo disarmato, non riesce, quindi, a resistere ai suoi colpi e si innamora di lei. È significativa, in questo senso, anche l’ultima espressione del sonetto, “non mostrar pur l’arco”, che si riferisce al fatto che Amore ha colpito con la freccia il poeta, seppur disarmato, mentre non ha mostrato nemmeno il suo arco, cioè non ha nemmeno sfiorato la donna, che comunque era armata. Ciò ha, quindi, portato l’uomo ad innamorarsi perdutamente di lei e a soffrire per l’amore non corrisposto della donna. A livello metrico il sonetto è costituito da due quartine e due terzine a versi endecasillabi. Le rime delle quartine sono incrociate, secondo lo schema ABBA ABBA, mentre quelle delle terzine ripetute con inversione, secondo lo schema CDE DCE. A livello retorico, invece, è evidente una dittologia nell’undicesimo verso, “uscio e varco”, che si riferisce agli occhi. Il poeta intende dire che questi ultimi sono sia la via che arriva al cuore, sia uscio e varco delle lacrime. Questi due termini sono sinonimi, ovvero fanno riferimento entrambi all’idea di ingresso/uscita.
Confronto con Cavalcanti
Tale sonetto di Petrarca, inoltre, rimanda a quello di Guido Cavalcanti “Voi che per li occhi mi passaste ‘l core” per temi e caratteristiche. Entrambi i sonetti rievocano le sofferenze provocate dall’amore ai poeti. Tali dolori sono collegati, in ambo i casi, al campo semantico della guerra, infatti nel sonetto cavalcantiano l’amore getta un dardo nel fianco sinistro, provocando il tremore dell’anima e la morte della parte sinistra del cuore. Nel sonetto petrarchesco, invece, l’amore ferisce il poeta con una “saetta”. In entrambe le liriche, poi, l’amore è personificato e perciò appare come una divinità in grado di smuovere gli animi, ma anche di ferire profondamente. Lo sguardo della donna è, poi, tema ricorrente in ambo le poesie. Esso è un tema proprio stilnovista, ripreso da tutti i poeti stilnovistici, ma anche da Petrarca, che è considerato il ponte tra la poesia medievale e quella dell’Umanesimo, epoca storica che, dal punto di vista letterario, ha inizio nel 1300.
Temi stilnovisti e tormento interiore
Nella prima lirica lo sguardo della donna è proprio quello che provoca effetti devastanti sul poeta, che viene privato delle funzioni vitali (“deboletti spiriti) e di cui rimane solo l’aspetto esteriore e un filo di voce che “parla dolore”; anche nel secondo sonetto, quello petrarchesco, è l’incontro del poeta con gli occhi della donna che lo fanno innamorare di lei. In questo caso, però, ciò che fa soffrire il poeta è il fatto che l’amore non sia corrisposto, proprio perché la donna è “armata” e non toccata da tale sentimento (con l’aggettivo “armato” vi è un ulteriore riferimento al campo semantico della guerra già citato). Le pene amorose hanno come conseguenza, quindi, da un lato la distruzione degli spiriti vitali, dall’altro l’inizio del tormento interiore del poeta, tormento che sarà poi al centro di tutto il “Canzoniere”. Entrambi i sonetti, inoltre, si sviluppano in un ambiente puramente psicologico, quindi senza legami con la realtà materiale. In Cavalcanti, però, la situazione è ancor più generalizzata perché il poeta non parla di una sua esperienza amorosa, come invece fa Petrarca con Laura, ma traccia il disegno di un amore universale, con le sue conseguenze sull’uomo. Dal punto di vista formale, invece, le due liriche sono entrambe sonetti, ma non presentano lo stesso schema rimico. Il sonetto di Cavalcanti presenta rime incrociate nelle quartine e ripetute nelle terzine, mentre quello di Petrarca rime incrociate sì nelle quartine, ma ripetute con inversione nelle terzine. Entrambi sono ambientati al passato, presentano cioè verbi al passato prossimo e remoto.
Domande da interrogazione
- Qual è il significato dell'incontro tra Petrarca e Laura nel contesto del Venerdì Santo?
- Come viene personificato Amore nel sonetto di Petrarca?
- Qual è il contrasto tra il poeta e l'amata nel sonetto?
- In che modo il sonetto di Petrarca si confronta con quello di Cavalcanti?
- Qual è il tema centrale del tormento interiore nel sonetto di Petrarca?
L'incontro tra Petrarca e Laura avviene nel giorno della Passione di Cristo, simbolizzando l'inizio delle sue sofferenze amorose, come evidenziato nel verso “nel commune dolor s’incominciar”.
Amore è descritto come una divinità insensibile che colpisce il poeta quando è disarmato e ignaro, sottolineando la vulnerabilità di Petrarca in un momento di commemorazione religiosa.
Petrarca è “disarmato” e incapace di resistere all'amore, mentre Laura è “armata” di virtù che la proteggono, creando un disequilibrio tra i due nel loro rapporto amoroso.
Entrambi i sonetti esplorano le sofferenze amorose attraverso il linguaggio della guerra, ma mentre Cavalcanti presenta un amore universale, Petrarca narra un'esperienza personale con Laura.
Il tormento interiore di Petrarca nasce dall'amore non corrisposto per Laura, evidenziando la distruzione dei suoi “spiriti vitali” e il dolore che diventa centrale nel suo “Canzoniere”.