Concetti Chiave

  • La lettera "Posteritati" di Petrarca funge da autoritratto morale, esplorando le tappe fondamentali della sua carriera e il suo comportamento etico.
  • Petrarca riflette sulla sua vita, evidenziando come l'adolescenza lo abbia illuso, mentre la vecchiaia gli ha permesso di riconoscere l'inutilità dei piaceri giovanili.
  • Ha sempre disprezzato le ricchezze, non per mancanza di desiderio, ma perché le considerava fonti di ansia, privilegiando relazioni e stili di vita più umili.
  • Il poeta descrive il suo rapporto con i potenti, affermando di aver evitato coloro che minacciavano la libertà, nonostante i vantaggi ottenuti dalla loro amicizia.
  • Petrarca si immagina un futuro interlocutore che condivide la cultura cristiana e l'amore per la civiltà classica, mostrando un disprezzo per il presente e una venerazione per il passato.

Nelle intenzione dell’autore, la lettera “Posteritati” (in italiano “Ai posteri”), avrebbe dovuto chiudere la raccolta “Seniles”. Con la raccolta delle “Familiares”, è possibile stabilire un certo parallelismo, perché ultimo libro è un insieme di lettere indirizzate ai grandi del passato. Tuttavia, “Posteritati” rimase incompiuta.

Indice

  1. Autoritratto morale del poeta
  2. Riflessioni sulla vita e l'amore
  3. Rapporti con i potenti
  4. Dedizione alla filosofia e poesia
  5. Stile di comunicazione e modestia
  6. Esame delle opere scritte
  7. Interlocutore futuro e cultura cristiana
  8. Amore per la civiltà classica

Autoritratto morale del poeta

Composta, almeno nella sua parte centrale, nel 1367 e poi rivista nel biennio 1370-1371, essa costituisce una sorta di autoritratto morale del poeta, la cui vita è scandita sulle basi delle principali tappe della sua carriera letteraria: formazione, composizione delle principali opere in latino, conseguimento della laurea poetica.

La parte più significativa della lettera è la prima parte dedicata dall’autore al proprio autoritratto ed è quella che analizzeremo in questo appunto.

Il passo si apre con un “tu” retorico, cioè il Petrarca si rivolge ad un interlocutore generico, scelto fra i posteri. Fin dall’inizio la lettera assume le caratteristiche di un documenti ritrovato in una “rocca”, secondo l’espressione del Petrarca stesso, dove per lungo tempo è rimasto nascosto, in attesa di trovare chi lo possa capire. Costui apparterrà ad un futuro molto lontano. Dalle prime righe, si ricava l’immagine di un uomo, autore di opere letterarie di una certa fama e preoccupato di un giudizio relativo soltanto sulla sua condotta di uomo. Egli si definisce un comune mortale, di origine ne umile, né elevata, di animo sostanzialmente buono.

Riflessioni sulla vita e l'amore

L’adolescenza lo illuse, la giovinezza lo allontanò dalla retta via, la vecchia lo rimise in carreggiata, facendogli riconoscere che vani sono i piaceri rincorsi da giovane. Non si vanta di essere stato bello fisicamente, tuttavia, non è escluso che nella giovinezza non attirasse l’attenzione per la prestanza fisica. Aveva lo sguardo vivace e acuto, ma nella vecchiaia la vista diminuì per cui fu costretto a mettere gli occhiali. La vecchiaia arrivò d’improvviso e con essa le malattie tipiche dell’età.

Disprezzò sempre le ricchezze, non perché non le desiderasse ma perché esse sono sempre state causa di preoccupazioni. Non amò mai dedicarsi a banchetti sfarzosi e preferiva banchettare con pochi amici, una scelta, fra l’altro più umile, più salutare e meno costosa. Nel periodo adolescenziale conobbe il sentimento amoroso (quello per Laura, il cui nome, però, non viene citato).

Fu un amore casto e unico, ma ritiene che la morte dell’essere umato fu provvidenziale, anche se molto dolorosa. Riconoscere di aver avuto un comportamento a volte libidinoso, che, però in cuor suo ha sempre condannato perché vi era spinto sia dal temperamento che dalla giovane età. Arrivato a quaranta anni allontanò da l’istinto amoroso a tal punto da evitare lo sguardo di ogni donna.

Riconosce di non essere mai stato affetto da superbia, anzi di aver considerato più piccolo di quello che in realtà era. Di temperamento irascibile, era però sempre pronto a dimenticare le offese ricevute e a ricordare sempre il bene che gli era stato fatto dagli altri. Coltivò le amicizie in modo leale e gli dispiace soltanto che la vecchiaia lo privò degli amici più cari.

Rapporti con i potenti

Passa quindi a descrivere il suo rapporto con i potenti. Ebbe la fortuna di conoscere principi e re, ma in nome del suo amore per la libertà cercò sempre di evitare coloro che erano mossi da ben altre intenzioni. Con questa affermazione, il Petrarca risponde in modo polemico a coloro che avevano criticato il suo soggiorno a Milano presso i Visconti, visto come atto di sottomissione a dei tiranni che minacciavano l’indipendenza degli stati italiani. Riconosce che molti soprani lo amarono e dalla loro posizione, il poeta ebbe solo dei vantaggi.

Dedizione alla filosofia e poesia

Di intelligenza piuttosto acuta, si dedicò soprattutto allo studio della filosofia morale e all’attività poetica. Tuttavia, col tempo, abbandonò la poesia, preferendo ad essa sa le lettere sacre, rinvenendo in esso una certa dolcezza che un tempo aveva disprezzato, preso com’era soltanto dalla poesia, intesa come puro ornamento. Tra le sue attività si dedicò soprattutto alla conoscenza del mondo antico, non trovando alcun piacere a vivere nel mondo a lui contemporaneo. Questo sentimento era così forte da far affermare al poeta che sarebbe voluto volentieri nascere in un’altra epoca e che comunque si è sempre sforzato di dimenticare quella presente.

Stile di comunicazione e modestia

Passa quindi a definire il suo modo di parlare: gli altri lo hanno definito chiaro e potente, ma per lui fragile e oscuro. D’altra, parte, nelle conversazioni quotidiane con gli amici e i conoscenti, mai ha cercato di essere eloquente. Soltanto quando la situazione era tale da esigere un tono più elevato, cercava di alzare il tono, ma non è certo che in tal modo egli abbia ottenuto il risultato voluto. Questa precisazione, come altre, sottolinea la modestia dello scrittore che continua sottolineando che, in ogni modo, sarebbe una cosa vana cercando di raggiungere la fama con le sole parole.

Esame delle opere scritte

Proseguendo nella lettura, si arriva al punto in cui, Petrarca compie un esame delle opere scritte: tralascia le opere scritte in italiano volgare e mette in secondo piano la vita morale. Sulla scorta delle opere latine e soprattutto dell’Africa, ripercorre la propria vita. Questo ci permette ragionevolmente di sostenere che fra un pubblico chiamato a scegliere fra le Confessiones di Sant’Agostino e le Vitae Caesarum di Svetonio, egli sceglierà senz’altro le seconde. D’altra parte bisogna anche ricordare che, sebbene l’epistola Posteritati non contenda la storia di un uomo illustre, in realtà lo scopo e di conservare la memoria di un letterato che ha acquisito fama per aver rivolto il proprio interesse verso gli antichi. Per questo motivo, si può dire che l’ obiettivo della Posteritati corrisponde esattamente al libro conclusivo delle epistole Familiares, indirizzate ai grandi dell’antichità classica.

Interlocutore futuro e cultura cristiana

Alcuni sicuri indizi ci permettono di affermare il suo futuro interlocutore si colloca nella cultura cristiana. Innanzitutto, l’autoanalisi è compiuta secondo la trattatistica morale cristiana perché egli presenta la propria persona scissa in anima e corpo come qualsiasi peccatore per il quale è previsto un giudizio finale. Poi passa in rassegna i sette peccati capitali (avaria, gola, lussuria, superbia, ira, invidia e frode).

Amore per la civiltà classica

Tuttavia altri indizi, ci fanno capire che il poeta si immagina il futuro e immaginario interlocutore come un cultore della civiltà classica, soprattutto quando sottolinea il disprezzo per il presente e l’amore per il passato che, concretamente, si è realizzato nel desidero della conoscenza del mondo antico.

È evidente che Petrarca si considera uno dei pochi scrittori del suo tempo ad essere in grado scambiare idee da pari a pari con gli scrittori antichi. Pur sfiorando toni in celebrativi, ogni volta li smorza, ricorrendo a formule di modestia. Pertanto, in sintesi, si può affermare che Petrarca mostra di voler dare di sé un ritratto che si ispira alla moderazione e alla saggezza, una saggezza classica e nel contempo cristiana e, in ogni caso priva di ogni riferimento al tempo presente, a cui, fra l’altro accenna brevemente, come al suo sentimento amoroso per Laura.

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Domande da interrogazione

  1. Qual è l'intento principale della lettera "Posteritati" di Petrarca?
  2. L'intento principale della lettera "Posteritati" è quello di chiudere la raccolta "Seniles" e di offrire un autoritratto morale del poeta, riflettendo sulla sua vita e carriera letteraria, come evidenziato nel testo.

  3. Come Petrarca descrive il suo rapporto con l'amore e la giovinezza?
  4. Petrarca riflette su come l'adolescenza lo abbia illuso e la giovinezza lo abbia allontanato dalla retta via, riconoscendo un amore casto per Laura e una successiva distacco dall'istinto amoroso, come riportato nel testo.

  5. Qual è la posizione di Petrarca nei confronti dei potenti?
  6. Petrarca afferma di aver conosciuto principi e re, ma ha sempre cercato di mantenere la sua libertà, rispondendo così alle critiche sul suo soggiorno a Milano, come indicato nel testo.

  7. In che modo Petrarca si dedica alla filosofia e alla poesia?
  8. Sebbene inizialmente si dedicasse alla poesia, Petrarca alla fine preferì le lettere sacre, trovando in esse una dolcezza che aveva disprezzato in passato, come descritto nel testo.

  9. Qual è la visione di Petrarca riguardo alla cultura classica e al suo futuro interlocutore?
  10. Petrarca si immagina un interlocutore futuro che apprezza la civiltà classica, esprimendo disprezzo per il presente e un forte desiderio di conoscenza del mondo antico, come evidenziato nel testo.

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