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Concetti Chiave

  • Leopardi enfatizza la necessità di solidarietà tra gli uomini, esortando a sostenersi reciprocamente di fronte alle difficoltà della vita.
  • Il filosofo respinge le accuse di misantropia, affermando che la sua visione esclude l'odio verso gli uomini, attribuendo la responsabilità dei mali alla natura.
  • Contro l'ottimismo politico del suo tempo, Leopardi critica la superficialità e l'ignoranza delle reali esigenze individuali, oppandosi a ogni forma di conformismo.
  • Leopardi distingue tra due tipi di dolore: quello inevitabile, legato all'ordine delle cose, e quello derivante dalla qualità della vita, che può essere affrontato e migliorato.
  • Il nuovo poeta ha il compito di riconoscere il male della vita e promuovere valori come la compassione e la solidarietà per contribuire al progresso sociale e culturale.

Solidarietà e destino umano

Questa era del pensiero di Giacomo Leopardi consiste nella necessità di una solidarietà dell'uomo di fronte al proprio fato. Il dialogo, incentrato sul tema del suicidio e volto a chiarire le ragioni che lo respingono come soluzione al dramma esistenziale, si conclude con un'appassionata esortazione rivolta da Plotino all'amico: "Viviamo, Porfirio mio, e confortiamoci insieme: non ricusiamo di portare quella parte che il destino ci ha stabilita, dei mali della nostra specie. Sì bene attendiamo a tenerci compagnia l'un l'altro; e andiamoci incoraggiando, e dando mano e soccorso scambievolmente; per compiere nel miglior modo questa fatica della vita. La quale senza alcun fallo sarà breve. E quando la morte verrà, allora non ci dorremo: e anche in quell'ultimo tempo gli amici e i compagni ci conforteranno: e ci rallegrerà il pensiero che, poi che saremo spenti, essi molte volte ci ricorderanno, e ci ameranno ancora."

Filosofia e misantropia

Due anni più tardi Leopardi, in una famosa pagina dello Zibaldone, dissipa con forza i sospetti di misantropia di cui era fatto oggetto il suo pensiero: "La mia filosofia non solo non è conducente alla misantropia, come può parere a chi la guarda superficialmente, e come molti l'accusano; ma di sua natura esclude la misantropia, di sua natura tende a sanare, a spegnere quel mal umore, quell'odio, non sistematico, ma pur vero odio, che tanti e tanti, i quali non sono filosofi, e non vorrebbero esser chiamati né creduti misantropi, portano però cordialmente ai loro simili (...). Manoscritto di Giacomo Leopardi che esplora il pensiero pessimistico e il male storico legato all'egoismo umano.La mia filosofia fa rea d'ogni cosa la natura, e discolpando gli uomini totalmente, rivolge l'odio, o se non altro il lamento, a principio più alto, all'origine vera dei mali dei viventi."

Critica all'ottimismo politico

Ma Leopardi non trova rispondenza né comprensione nella classe politica e intellettuale del suo tempo, la quale professa fiducia nelle magnifiche sorti e progressive. Contro l'ottimismo storicistico del secolo, che egli giudica stolto, e contro lo stesso impegno politico e legislativo, che egli vede animato dalla sterile e ridicola pretesa di procurare agli stati il benessere e la felicità ignorando le reali esigenze degli individui, Leopardi intraprende una vigorosa crociata solitaria. In una lettera al Giordani del 1828 scrive: "Mi comincia a stomacare il superbo disprezzo che qui si professa di ogni bello e di ogni letteratura: massimamente che non mi entra poi nel cervello che la sommità del sapere umano stia nel saper la politica e la statistica. Anzi, considerando filosoficamente l'inutilità quasi perfetta degli studi fatti dall'età di Solone in poi per ottenere la perfezione degli stati civili e la felicità dei popoli, mi viene un poco da ridere di questo furore di calcoli e di arzigogoli politici e legislativi; e umilmente mi domando se la felicità dei popoli si può dare senza la felicità degl'individui." La polemica di Leopardi è particolarmente dura contro il liberalismo cattolico e moderato, come attesta la satira dei Nuovi credenti, e la sua condanna coinvolge ogni tipo di conformismo, sia reazionario, sia liberale.

Dolore e verità relativistica

Negli ultimi anni Leopardi abbandona il pessimismo più "metafisico" per acquisire un atteggiamento più "relativistico", fondato sul riconoscimento di un doppio piano della verità, quello dell'"ordine delle cose" e quello del "modo dell'esistenza", e, di conseguenza, di una duplice matrice del dolore. "C'è il dolore che deriva dall'ordine delle cose, dunque legato all'essenza stessa della vita e, come tale, è ineliminabile se non a costo della rinuncia alla vita stessa (si tratta del dolore inflitto all'uomo dai "mali esterni", ai quali non ci si può sottrarre: malattie, eventi atmosferici, cataclismi, deperimento dovuto a vecchiaia). C'è poi un altro tipo di sofferenza, che invece rimanda al mondo dell'esistenza, cioè alla qualità della vita, alla storia, alla cultura. Questo secondo tipo di dolore può essere invece combattuto e rimosso in quanto dipende non dalla natura, ma dall'uomo: di qui il recupero del vitalismo e la scoperta, da parte della poesia leopardiana, della dimensione sociale.

Compito del nuovo poeta

Il male storico dipende dal libero sfogo dell'egoismo umano: noi viviamo tutti per la morte e, anche se accomunati dalla stessa miseria della vita e dall'odio implacabile della Natura, tendiamo a contrapporci l'un l'altro per desiderio di affermarci, voglia di prevalere, che sono la manifestazione degli istinti più bassi. Così accresciamo il già grande male di vivere. Ma l'uomo è essere razionale, soggetto di cultura, dunque può controllare i bassi istinti, che sono fondamentalmente antisociali, e produrre valori alternativi come la compassione, la solidarietà, l'amicizia, che invece fondano la società. È questo il compito della "filosofia dolorosa ma vera", che riconosce francamente il male della vita e mostra concretamente come esso possa essere mitigato. Questo è il compito del nuovo poeta, che così recupera la funzione di vate al servizio tanto della verità quanto dell'intera umanità e si fa promotore di autentica cultura e autentico progresso sociale.

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Domande da interrogazione

  1. Qual è il messaggio principale di Leopardi riguardo alla solidarietà umana?
  2. Leopardi sottolinea l'importanza della solidarietà di fronte al destino, esortando a vivere insieme e a sostenersi reciprocamente per affrontare le difficoltà della vita, come evidenziato nel dialogo tra Plotino e Porfirio.

  3. Come si difende Leopardi dalle accuse di misantropia?
  4. Leopardi afferma che la sua filosofia non conduce alla misantropia, ma piuttosto mira a sanare l'odio verso gli altri, attribuendo le colpe alla natura e non agli uomini, come riportato nel suo Zibaldone.

  5. Qual è la critica di Leopardi all'ottimismo politico del suo tempo?
  6. Leopardi critica l'ottimismo storicistico e l'impegno politico che ignorano le reali esigenze degli individui, sostenendo che la felicità dei popoli non può esistere senza quella degli individui, come espresso nella sua lettera al Giordani.

  7. In che modo Leopardi distingue tra i diversi tipi di dolore?
  8. Leopardi identifica due tipi di dolore: quello ineliminabile legato all'ordine delle cose e quello derivante dalla qualità della vita, che può essere combattuto e rimosso, evidenziando un approccio più relativistico alla sofferenza.

  9. Qual è il compito del nuovo poeta secondo Leopardi?
  10. Il nuovo poeta ha il compito di riconoscere il male della vita e di promuovere valori alternativi come la compassione e la solidarietà, contribuendo così a una cultura autentica e a un progresso sociale, come descritto nel suo pensiero.

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