Concetti Chiave
- Il Patto Gentiloni, proposto da Vincenzo Ottorino Gentiloni, invita i cattolici a votare per i liberali che sostengono sette punti programmatici, creando un'alleanza strategica per le elezioni del 1913.
- Grazie al Patto Gentiloni, i liberali ottengono il 60% dei seggi alle elezioni, ma la situazione politica si complica con le polemiche interne tra i deputati liberali.
- Giolitti, pur mantenendo la carica di presidente del Consiglio, si trova in difficoltà a causa delle critiche verso i liberali del patto e le pressioni dei radicali.
- La crisi di governo si intensifica quando i radicali decidono di passare all'opposizione, lasciando Giolitti senza una maggioranza solida.
- Dopo aver valutato la situazione, Giolitti decide di dimettersi, prevedendo che il nuovo governo di Salandra possa fallire rapidamente, permettendogli un possibile ritorno al potere.
Qual è il patto Gentiloni e le elezioni del 1913?
Nell'imminenza delle elezioni del 1913, il presidente dell'Unione elettorale cattolica Vincenzo Ottorino Gentiloni (1865-1916), invia alle sedi locali dell'Unione una circolare nella quale invita i cattolici a votare per i candidati propri quando siano sicuri di vincere; altrimenti li invita a far convergere i loro voti sui candidati liberali purché questi si impegnano a sostenere sette punti programmatici cari al movimento cattolico.
Conseguenze politiche del patto
Il "Patto Gentiloni" non è indolore per i liberali. A ogni modo grazie a questo accordo i risultati elettorali segnano un successo dei liberali che prendono il 60% dei seggi contro il 10% dei socialisti mentre il resto dei seggi si distribuisce tra vari altri raggruppamenti. All'apparenza i risultati sono del tutto favorevoli a Giolitti, che nell'immediato resta in carica come presidente del Consiglio. In realtà la situazione politica è piuttosto complessa. La maggioranza liberale scossa dalle polemiche contro gli oltre 200 deputati liberali che hanno accettato di sottoscrivere il patto Gentiloni; Giolitti stesso in parlamento li critica aspramente sostenendo che non sono dei veri liberali.
La crisi di Giolitti e le dimissioni
Nonostante il presidente del consiglio prenda le distanze dai liberali del patto, i radicali, contrari alla convergenza tra liberali e cattolici, decidono di passare all'opposizione. A questo punto la situazione si fa quasi insostenibile: Giolitti non può fare a meno dei liberali del patto, altrimenti non ha più la maggioranza; ma non se ne vuole far condizionare, magari trovandosi costretto ad approvare una qualche legge che contempli uno dei punti del patto Gentiloni. E alla fine decide di uscire da questo stallo dando le dimissioni da presidente del Consiglio. Considera questa mossa come una soluzione temporanea, poiché ritiene altamente probabile che il nuovo governo, affidato a un esponente della Destra liberale, Antonio Salandra (1853-1931), naufraghi presto di fronte alle difficoltà del quadro politico, in quel caso lui potrebbe tornare alla presidenza del consiglio da una posizione di forza, imponendo le sue condizioni e le sue priorità. È una tattica che hai impiegato diverse altre volte negli anni precedenti ed è sempre andata bene. Ma questa volta il calcolo è sbagliato poiché il nuovo governo Salandra resterà in carica molto a lungo e in anni terribilmente importanti per l'Italia, per l'Europa e per il mondo.
Domande da interrogazione
- Qual è il contenuto principale del patto Gentiloni e come ha influenzato le elezioni del 1913?
- Quali sono state le conseguenze politiche del patto Gentiloni per il governo di Giolitti?
- Perché i radicali hanno deciso di passare all'opposizione dopo il patto Gentiloni?
- Qual è stata la strategia di Giolitti dopo le dimissioni e come si è rivelata?
Il patto Gentiloni, promosso da Vincenzo Ottorino Gentiloni, invitava i cattolici a votare per candidati liberali disposti a sostenere sette punti programmatici del movimento cattolico. Questo accordo ha portato a un successo elettorale per i liberali, che hanno ottenuto il 60% dei seggi, mentre i socialisti si sono fermati al 10%.
Sebbene il patto Gentiloni inizialmente avesse rafforzato la posizione di Giolitti, ha anche generato polemiche tra i liberali, con oltre 200 deputati criticati per averlo sottoscritto. Questo ha creato una situazione di instabilità politica, con Giolitti che si trovava in difficoltà a mantenere la maggioranza.
I radicali, contrari alla convergenza tra liberali e cattolici, hanno scelto di passare all'opposizione in seguito al patto Gentiloni, rendendo la situazione politica di Giolitti insostenibile, poiché necessitava del supporto dei liberali del patto per mantenere la maggioranza.
Giolitti ha considerato le sue dimissioni come una mossa temporanea, sperando di tornare al potere in un momento di crisi del nuovo governo di Antonio Salandra. Tuttavia, il governo Salandra è rimasto in carica a lungo, contrariamente alle aspettative di Giolitti, che ha sottovalutato la stabilità del nuovo esecutivo.