Concetti Chiave
- La penitenza è vista come un'opportunità fondamentale per la salvezza, da non procrastinare, poiché potrebbe non essere mai più disponibile.
- Il cavaliere, nonostante la grave malattia, rifiuta di fare penitenza per paura di apparire vigliacco, ma alla fine si rende conto che è troppo tardi.
- La disputa tra angeli e demoni evidenzia la condanna del cavaliere, con i demoni che presentano un libro con i suoi peccati, mentre gli angeli non trovano nulla di positivo.
- La narrazione ha una struttura lineare, partendo dall'autorità del Venerabile Beda e seguendo le visite del re e l'ostinazione del cavaliere fino alla sua condanna.
- La narrazione in prima persona del cavaliere crea una tensione drammatica, mentre la sua serenità e l'oggettività dei fatti aumentano l'intensità del racconto finale.
Indice
Qual è l'importanza della penitenza?
Ora guardati bene dall’indugiare a fare penitenza: credi a me, che chi non penitenza quando può, quando vorrà fare penitenza non gli sarà possibile; o si meriterà di non volere mai ciò che gli sarebbe utile per la sua salvezza.
Il cavaliere e la sua condanna
Si legge (ed è il venerabile Beda che lo scrive) che c’era un cavaliere in Inghilterra, molto coraggioso nell’uso delle armi, ma dedito al vizio; essendosi ammalato gravemente, il Re, che era un sant’uomo, gli fece visita; e esortato affinché si confessasse [= purificasse la propria anima] come un buon Cristiano, egli rispose che non ce n’era bisogno, e che non voleva far vedere che aveva paura, né essere considerato pusillanime, o vigliacco. Poiché la malattia si aggravava, invitandolo di nuovo a fare penitenza e a confessare i propri peccati, rispose: “Vostra Maestà, ormai è tardi; io sono stato già giudicato e condannato, peggio per me, se l’altro giorno, quando mi avete fatto visita e dato dei consigli sulla mia salute, non vi ho ascoltato.
La disputa tra angeli e demoni
Misero che sono! Allora ero ancora in tempo per ricevere la misericordia divina. Ora, sarebbe meglio che non fossi mai nato! mi è tolta ogni speranza: poco prima che voi arrivaste, sono venuti due giovani dall’aspetto molto bello, uno si è messo a capo del letto e l’altro ai piedi e dissero: “Costui è in punto di morte, vediamo un po’ se abbiamo qualche diritto su di lui. E uno tirò fuori dal seno un libretto, scritto in lettere d’oro e quantunque non sappia leggere, arrivai a leggere che, nella mia giovinezza, avevo compiuto delle piccole opere di bene, poche veramente, prima di compiere dei peccati mortali: non me lo ricordavo nemmeno. Ne fui molto contento, ma sopraggiunsero due grandi, neri e crudeli Demoni che mi posero davanti agli occhi un grande libro aperto, in cui era trascritti tutti i miei peccati e tutte le malvagità che avevo commesso e ai primi due giovani, che erano Angeli del Signore, dissero: “Che ci fate qui, voi? benché non abbiate alcun diritto su costui e che sul vostro libro non ci sia scritto nulla in suo favore? E scambiandosi uno sguardo, i due Angeli risposero: “È vero. E così se ne andarono lasciandomi nelle mani dei Demoni che mi tagliarono il corpo con due coltelli dalla lama tagliente, uno da capo e dai piedi. Ecco quello che sta a capo del letto mi taglia gli occhi per cui perdo la vista mentre l’altro mi aveva già segato fino alle parti intime per cui non posso più vivere. E dicendo queste parole, il cavaliere spirò.
Struttura e narrazione del racconto
Il racconto ha una struttura molto lineare: dopo l’esposizione della tesi che l’esempio vuole dimostrare, si passa alla caratteristica formula di apertura che richiama un personaggio autorevole (in questo caso il Venerabile Beda, un monaco inglese, morto nel 735) che costituisce la fonte della storia. Segue, poi, la narrazione dell’antefatto, la prima visita del re, l’ostinazione cieca del cavaliere a non fare penitenza nonostante la grave infermità da cui è affetto. Successivamente abbiamo il nucleo principale (seconda visita del re e il resoconto dell’ormai avvenuta condanna.
Aspetti psicologici e intensità
La parte più drammatica della storia è raccontata in prima persona dal protagonista e questo, forse, attenua un po’ l’effetto tragico di quanto accaduto. D’altra parte, durante la disputa, il cavaliere mantiene un comportamento sereno e lo scrittore non ne evidenzia gli aspetti psicologici, limitandosi, invece a descrivere i fatti nella loro oggettività. Solo alla fine, quando tutte le voci verbali sono al presente, il racconto acquista maggiore intensità.
Da sottolineare, infine, che la disputa fra gli angeli e i demoni è un topos molto frequente nella letteratura medioevale.
Domande da interrogazione
- Qual è l'importanza della penitenza secondo il testo?
- Qual è la reazione del cavaliere alla malattia e alla richiesta di penitenza?
- Cosa accade durante la disputa tra angeli e demoni?
- Come è strutturato il racconto?
- Quali aspetti psicologici emergono nel racconto?
La penitenza è fondamentale per la salvezza; chi non si pente quando ha l'opportunità, potrebbe non avere mai la possibilità di farlo in futuro.
Il cavaliere, nonostante la grave malattia, rifiuta di confessarsi per paura di apparire vigliacco, dimostrando una forte ostinazione.
I demoni presentano un libro con i peccati del cavaliere, mentre gli angeli non trovano nulla a suo favore, lasciandolo nelle mani dei demoni che infliggono punizioni.
Il racconto segue una struttura lineare, iniziando con l'autorità del Venerabile Beda, proseguendo con l'antefatto e culminando nella condanna del cavaliere.
Il cavaliere mantiene un comportamento sereno durante la disputa, mentre il racconto, narrato in prima persona, acquista intensità solo alla fine, evidenziando la drammaticità della situazione.