Concetti Chiave
- La lirica pubblicata nel gennaio del 1897 sul “Marzocco” è caratterizzata da una struttura in tre strofe, ciascuna composta da una doppia quartina di novenari.
- Ogni strofa alterna immagini serene e pacifiche a rappresentazioni inquietanti, creando un contrasto emotivo attraverso la descrizione della natura notturna.
- Il canto dell’assiuolo assume un significato simbolico, trasmettendo un messaggio arcano e funebre che richiama la presenza della morte.
- La poesia utilizza un linguaggio ricco di analogie e simbolismo fonico, accentuando l'atmosfera inquietante attraverso effetti sonori e allitterazioni.
- La struttura anaforica e la paratassi contribuiscono a un susseguirsi di sensazioni, riflettendo l’indeterminatezza e la densità emotiva del testo.
Pubblicazione e struttura della lirica
La lirica fu pubblicata sul “Marzocco” nel gennaio del 1897 e poi raccolta nella quarta edizione di Myricae.
La poesia descrive un notturno lunare attraverso una serie di sensazioni visive e uditive. Tutte e tre le strofe (ciascuna composta da una doppia quartina di novenari) si strutturano secondo un analogo schema: la prima quartina propone immagini serene e pacifiche, mentre nella seconda si delineano immagini più inquietanti.
Immagini serene e inquietanti
All’inizio della prima strofa viene colto il momento in cui sta per sorgere la luna; il cielo è invaso da un chiarore perlaceo ma l’astro non è ancora apparso da dietro l’orizzonte. La natura aspetta la sua comparsa, come se si trattasse di un'apparizione divina, la quale sembra possedere una magica funzione rasserenante e purificatrice, a cui allude sia la nota di bianco sia l'idea di nascita, che è implicita nella metafora dell'alba. A quest’immagine se ne contrappone un’altra nella seconda parte della strofa: il nero delle nubi, che si profilano in una lontananza remota, osteggia il bianco perlaceo dell’alba lunare, ed ancora più inquietanti sono i silenziosi lampi che da esse scaturiscono, evocati con una sinestesia (“soffi di lampi” v.5), per cui impressione visiva di luce è assimilata a quella tattile del soffio. Il negativo implicito nelle notazioni visive si precisa poi in una voce, il verso dell’assiuolo nella notte.
Simbolismo e messaggi arcani
Sappiamo che la voce degli uccelli, in Pascoli, ha sempre il valore di un messaggio arcano, pieno di sensi simbolici: in questo testo il canto dell’assiuolo, con il suo tono misterioso ha qualcosa di vagamente funebre.
Immagini quiete e misteriose
All’inizio della seconda strofa si presentano immagini quiete e serene: le stelle rilucono nel chiarore diffuso, il rumore del mare si associa a immagini consolanti (la metafora del “cullare” rievoca sensazioni di abbandono infantile alla dolcezza materna). Tuttavia, il rumore indistinto che proviene dalle fratte introduce già una nota più misteriosa: al guizzo dell’imprecisato essere tra la vegetazione risponde il sussulto nel cuore del poeta. Il “grido” che risuona nell’interiorità dell’io lirico è ripreso dal verso dell’assiuolo, che pare un “singulto”
Luce lunare e simbolismo
All’inizio della terza strofa ritorna l’immagine della luce lunare, che qui colpisce le cime degli alberi, ma subito si inseriscono notazioni più negative come il sospiro del vento che trema, o il suono finissimo delle cavallette. È questa un’impressione fonetica che è ambigua come il “fru fru tra le fratte”, e reca anch’essa un messaggio misterioso. L’incertezza è sottolineata da una domanda, che ipotizza il valore simbolico di quel suono: le invisibili porte sono plausibilmente quelle della morte. Come ricorda Giuseppe Nava, attento commentatore di Myricae, i “sistri” erano strumenti sacri alla dea egiziana Iside, ed il suo culto era un culto misterico che prometteva la resurrezione dopo la morte. Ma se per il poeta le porte della morte non si aprono più, si comprende la vaga angoscia che pervade tutte le sensazioni del notturno lunare: è l'angoscia della morte che non consente la rinascita della vita, non permette il ritorno dei cari scomparsi.
Conclusione e atmosfera funebre
A conferma del valore simbolico dei “sistri” delle cavallette e delle “invisibili porte”, in chiusura della strofa della poesia il verso dell’assiuolo si concreta in un pianto di morte. L’atmosfera inquietante e funebre che pervade tutto il componimento assume nella sua conclusione una fisionomia più precisa: evocato dai rumori misteriosi della notte e dal grido lontano del rapace, riaffiora alla memoria del poeta il pensiero della sua tragedia personale, dei lutti che hanno funestato la sua vita, l’idea dei suoi morti che non possono più tornare, della morte che incombe anche su di lui.
Analogie e simbolismo fonico
Le analogie. L’atmosfera indefinita e magica si riflette in una serie di espressioni del carattere analogico: “alba di perla”, “soffi di lampi”, “nero di nubi”, “nebbia di latte”, “cullare del mare”, “sospiro di vento”, “finissimi sistri d’argento”, “pianto di morte”. L'effetto di queste analogie è una maggior densità del linguaggio poetico: la cancellazione dei passaggi logici accresce la forza suggestiva di queste espressioni, che sembrano alludere a segreti legami tra le cose. Significativo è il sintagma “nero di nubi”: l’uso del sostantivo astratto con il complemento di specificazione, invece del concreto “nubi nere“, accresce l’indefinitezza dell’espressione e accentua il carattere simbolico, inquietante e minaccioso dell’immagine .
Il simbolismo fonico. Altro effetto suggestivo è dato dal simbolismo fonico: l’allitterazione “fru fru tra le fratte”, col suo valore onomatopeico, accresce il carattere inquietante dell’immagine indeterminata. Anche nel sintagma “finissimi sistri” il fonosimbolismo è scoperto: l'insistenza sulla vocale i rende l'impressione del verso delle cavallette , così come “tintinni” e “invisibili”.
Anafora e paratassi nella poesia
L’anafora e la paratassi. La poesia è un continuo susseguirsi di sensazioni: questo processo è reso attraverso una struttura verbale prevalentemente anaforica, che dà appunto l’idea di un affollarsi ripetitivo, incalzante. Si noti la collocazione dei verbi tutti all'inizio del verso. L'effetto è ribadito dalla costruzione sintattica, sistematicamente fondata sulla paratassi: si ha l’allinearsi in parallelo di brevi membri tra loro coordinati, quasi tutti collegati per asindeto, cioè senza congiunzione. Non si ha una struttura sintattica complessa, gerarchizzata, i membri si succedono semplicemente uno dopo l’altro. Non si crea quindi una struttura logica: il reale si frantuma in impressioni isolate, e il legame che le unisce non è logico, ma analogico, simbolico, allusivo.
Domande da interrogazione
- Qual è la struttura formale della lirica pubblicata sul “Marzocco”?
- Quali sensazioni evoca l'immagine della luna che sorge?
- Che significato ha il canto dell'assiuolo nella poesia?
- Come si manifesta il simbolismo fonico nella lirica?
- Qual è l'effetto dell'anafora e della paratassi nella poesia?
La lirica è composta da tre strofe, ciascuna formata da una doppia quartina di novenari, seguendo uno schema in cui la prima quartina presenta immagini serene e la seconda immagini più inquietanti.
L'immagine della luna che sorge evoca un chiarore perlaceo e una sensazione di attesa, simile a un'apparizione divina, ma è contrastata da nubi nere e lampi inquietanti, creando un'atmosfera di tensione.
Il canto dell'assiuolo rappresenta un messaggio arcano e misterioso, con un tono vagamente funebre, che riflette l'angoscia del poeta per i lutti e la morte, sottolineando la sua tragedia personale.
Il simbolismo fonico si manifesta attraverso allitterazioni e suoni onomatopeici, come “fru fru tra le fratte”, che accentuano l'atmosfera inquietante e misteriosa, contribuendo a creare un effetto suggestivo.
L'anafora e la paratassi creano un susseguirsi incalzante di sensazioni, frantumando la struttura logica e favorendo un'esperienza poetica basata su impressioni isolate, collegate in modo analogico e simbolico.