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Concetti Chiave

  • Giuseppe Parini, nato a Bosisio nel 1729, diventa sacerdote a 22 anni e inizia a pubblicare poesie con pseudonimi, entrando nell'accademia dei Trasformati di Milano.
  • Inizia la sua carriera come precettore del duca Serbelloni, dove entra in contatto con l'aristocrazia milanese, ma dopo una lite si licenzia per diventare precettore di Carlo Imbonati.
  • Ottiene la cattedra di Belle Lettere alla Scuola Palatina nel 1778, interagendo con importanti pittori neoclassici e diventando un intellettuale al servizio dello stato.
  • Parini vive gli ultimi anni in isolamento dopo essere stato allontanato dalla municipalità per le sue idee democratiche, seguendo tumultuose vicende politiche a Milano.
  • Il suo ultimo sonetto, "Predaro i Filistei l’arca di Dio", esprime la sua gratitudine per il ritorno di Milano sotto il dominio austriaco e invita a evitare nuove violenze.

Giovinezza e formazione di Parini?

Giuseppe Parini nasce a Bosisio nel 1729 da una famiglia di modeste condizioni: il padre era un commerciante di seta. Poco dopo i primi studi, egli si reca a Milano da una zia che muore precocemente e cede a lui l’intera eredità alla condizione che diventi sacerdote. A 22 anni lo diventa, continuando a coltivare un amore per la poesia: le sue prime pubblicazioni poetiche escono con lo pseudonimo di Ripano (anagramma di Parini) Eupilino (luogo vicino Bosisio). Queste gli permisero l’ingresso all’accademia dei Trasformati di Milano il cui obiettivo era conciliare la cultura moderna con quella illuminista.

Carriera e vita a Milano

Nel 1750 inizia a prestare servizio presso la casa del duca Serbelloni in funzione di precettore dei suoi figli. Grazie alla sua brillante intelligenza riesce ad inserirsi nell’ambiente nobiliare ed a conoscere l’aristocrazia milanese. In seguito ad una fastidiosa discussione con Maria Vittoria Ottoboni, colta duchessa moglie di Serbelloni, per via di un rimprovero al maestro di musica, Parini decide di licenziarsi. Diventa ben presto precettore di Carlo Imbonati (secondo marito di Giulia Beccaria): questo è il periodo in cui scrive una serie di odi dal forte sentimento civile, pubblica due poemetti storici in forma anonima ed anche il Mattino ed il Mezzogiorno. Nel 1778 gli viene offerta la cattedra di Belle Lettere alla Scuola Palatina dal Conte di Firmian: questa si trasferà nel palazzo di Brera di lì a poco, e si unì anche l’accademia delle Belle Arti. Parini si trovò quindi a stretto contatto con grandi pittori che seguirono la corrente del Neoclassicismo. E’ un periodo importante per la vita di Parini, viene richiesto per molti incarichi ufficiali, partecipa ad alcune commissioni scolastiche e diventa la tipica figura dell’intellettuale del periodo al servizio diretto dello stato.

Ultimi anni e riflessioni finali

E’ il periodo in cui Giuseppe II sconvolge le istituzioni e propone delle direttive autoritarie soprattutto sulla cultura, quasi come se non importasse. Deluso e ferito, Parini ha un momento di chiusura in sé stesso. Poco dopo però i Francesi riescono ad entrare a Milano e Parini viene richiamato a far parte della municipalità. Essendo eccessivamente democratico, viene però allontanato da ogni incarico e si ritira in uno sdegnoso isolamento. Immediatamente dopo l’arrivo degli Austriaci, Parini muore nel 1799. Famoso è il suo ultimo sonetto “Predaro i Filistei l’arca di Dio”, all’interno del quale lodava Dio per avere restituito Milano all’Austria e esortava gli Austriaci a non compiere nuove rapine e nuovi scempi.

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Domande da interrogazione

  1. Qual è stata l'influenza della formazione di Parini sulla sua carriera poetica?
  2. La formazione di Parini, iniziata a Bosisio e proseguita a Milano, ha avuto un impatto significativo sulla sua carriera poetica, permettendogli di entrare nell'accademia dei Trasformati, dove ha potuto conciliare cultura moderna e illuminista, e di pubblicare le sue prime opere con lo pseudonimo di Ripano.

  3. Come si è sviluppata la carriera di Parini a Milano?
  4. A Milano, Parini ha iniziato come precettore presso la casa del duca Serbelloni, dove ha avuto accesso all'aristocrazia. Successivamente, ha scritto opere significative e ha ottenuto la cattedra di Belle Lettere, diventando una figura centrale nel panorama culturale del Neoclassicismo.

  5. Quali eventi hanno segnato gli ultimi anni di vita di Parini?
  6. Gli ultimi anni di Parini sono stati segnati da delusioni politiche, in particolare a causa delle direttive autoritarie di Giuseppe II, che lo hanno portato a un isolamento. Dopo l'arrivo dei Francesi a Milano, è stato richiamato nella municipalità, ma la sua eccessiva inclinazione democratica lo ha portato a essere allontanato.

  7. Qual è il significato del suo ultimo sonetto?
  8. L'ultimo sonetto di Parini, "Predaro i Filistei l’arca di Dio", esprime la sua gratitudine a Dio per il ritorno di Milano sotto il dominio austriaco e un appello agli Austriaci affinché evitino nuove violenze, riflettendo il suo profondo senso di delusione e speranza per la sua città.

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