Concetti Chiave
- La famiglia Massimo, antichissima e risalente a papa Anastasio I, raggiunse il suo apice nel XV secolo controllando il rione di Parione e accumulando ricchezze attraverso commercio e agricoltura.
- Pietro Massimo, mecenate e collezionista, e il nipote Domenico trasformarono la loro dimora in un centro culturale e sfarzoso, ospitando anche la prima stamperia romana nel 1467.
- Il Sacco di Roma del 1527 devastò i massimi, con i loro palazzi saccheggiati e incendiati, portando alla morte di Domenico e alla divisione del patrimonio tra i suoi figli.
- Baldassarre Peruzzi fu incaricato nel 1532 di ricostruire il palazzo Massimo, creando un'imponente struttura con facciata simmetrica e cortili interni, mantenendo elementi classici.
- Il palazzo era ricco di opere d'arte, tra cui il Discobolo, e decorazioni pittoriche, subendo modifiche nel tempo, inclusi restauri significativi nel XIX secolo.
Origini e ascesa della famiglia Massimo
Antichissima famiglia alla quale pare fosse appartenuto papa Anastasio I(399-401), i Massimo sono citati in documenti dei secoli xii e xiii nel xv secolo ebbe inizio lo splendore della famiglia che controllava l'importante rione di Parione e già le loro vaste e compatte proprietà urbane erano indicate sulle piante dell’epoca sui due lati della stretta via Papale come «I Massimi». Intorno alla metà del xv secolo, Massimo de’ Massimi, che aveva costituito un vasto patrimonio terriero alle porte di Roma, fece costruire un palazzo con portico incorporando alcune case e una torre sul lato settentrionale della via Papale. Aumentarono con i commerci e con l'agricoltura le ricchezze della famiglia.
Il mecenatismo di Pietro e Domenico
Pietro, figlio di Massimo, mecenate e collezionista, che in uno degli edifici ospitò nel 1467 la prima stamperia romana,e il nipote Domenico, che fu anche maestro delle strade e conservatore capitolino e condusse vita sfarzosa facendo della sua casa una piccola corte di 160 «bocche» con una privata guarnigione di armati.
Il sacco di Roma e le sue conseguenze
Il Sacco di Roma recò enormi danni ai Massimo che in parte ne erano stati responsabili in quanto, pur essendo i più ricchi dei nobili romani, avevano negato a papa Clemente vii i finanziamenti necessari per organizzare le milizie che avrebbero potuto opporsi all’incombente minaccia degli imperiali.
Nei terribili giorni del giugno del 1527ifigli di Domenico parteciparonolla difesa di Castel Sant'Angelo e Domenico riparò presso i Colonna e altri amici badando a non essere riconosciuto per evitare
il pagamento di una taglia.
Ricostruzione e innovazione architettonica
I palazzi dei Massimo furono occupati dai Lanzichenecchi, furono saccheggiati e incendiati e resi inabitabili. Domenico morì nel 1528si disse di crepacuore, il patrimonio fu diviso trai tre figli e al figlio Pietro dei tre palazzi di famiglia toccò il palazzo del Portico ridotto quasi in rovina. Pietro su questi resti nel 1532 commissionò al pittore e architetto senese Baldassarre Peruzzi l'edificazione di un nuovo palazzo, dandogli istruzioni
perché conservasse il portico e tenesse come modello la casa patrizia classica.
Peruzzi, che ricevette un compenso molto inferiore ai suoi meriti, non solo dovette limitare i costi ma dovette anche tener conto della particolare pianta a cuneo del sito e della curvatura della strada che seguiva l’andamento dell’emiciclo dell’Odeon domizianeo.
L'architetto seguì una sua idea di dimora patrizia classica che adattò al tradizionale impianto del palazzo romano rinascimentale facendo in modo che attraverso i cortili da una strada si potesse vedere la piccola piazza dal lato opposto dell’edificio dove sorge il quattrocentesco palazzo detto Istoriato per la decorazione in monocromato in chiaroscuro con soggetti del Nuovo e del Vecchio Testamento, eseguita nella prima metà del Cinquecento da allievi di Daniele da Volterra o di Polidoro da Caravaggio.
Ne risultò un’imponente costruzione con una maestosa facciata che fu resa simmetrica coprendo vani dell’edificio adiacente. Costruì lo scalone fino alla sala del primo piano, che però non è in asse con la facciata ma con il loggiato posteriore, e ricavò un cortile con un ninfeo, straordinario esempio di purezza architettonica; da questo si passa a un secondo cortile che fa parte del contiguo palazzo Istoriato.
Decorazioni e opere d'arte nel palazzo
Peruzzi curò particolarmente la decorazione degli interni e del cortile usando i bassorilievi antichi della collezione della famiglia e divertendosi a farne altri di imitazione con la collaborazione di Giovanni da Udine e di altri artisti.
Nel salone rosso era esposto il Discobolo, la copia meglio conservata e più fedele del Discobolo di Mirone che poi fu portata nel palazzo Lancellotti e ora si trova nel Museo nazionale romano. Ancora il palazzo abbonda di sculture classiche e di reperti, splendidi soffitti e decorazioni pittoriche tra cui le Storie di Fabio Massimo dipinte da Daniele da Volterra.
Modifiche e restauri nel tempo
Dopo la morte del Peruzzi i lavori furono portati avanti dai suoi aiuti che, intenzionalmente o per incomprensione, apportarono ai disegni del maestro
modifiche fortunatamente non essenziali. Altri cambiamenti e ampliamenti furono
apportati nel secolo xvi e nel secolo scorso. Nel 1871 il principe Camillo Carlo Massimo fece eseguire un radicale restauro del palazzo Massimo alle Colonne che fu soprelevato di un piano e coronato con il pesante cornicione. Nel 1887 nell’interno del palazzo furono ricavati alcuni appartamenti che inglobarono la torre medievale.
Domande da interrogazione
- Qual è l'origine storica della famiglia Massimo?
- Chi furono i principali mecenati della famiglia Massimo?
- Quali furono le conseguenze del Sacco di Roma per i Massimo?
- Come avvenne la ricostruzione del palazzo Massimo dopo il sacco?
- Quali opere d'arte e decorazioni si trovano nel palazzo Massimo?
La famiglia Massimo è un'antichissima dinastia romana, con origini che risalgono a papa Anastasio I (399-401) e documentata già nei secoli XII e XIII. Il loro splendore iniziò nel XV secolo, quando controllavano il rione di Parione e possedevano vaste proprietà urbane.
Pietro, figlio di Massimo, e il nipote Domenico furono i principali mecenati. Pietro ospitò la prima stamperia romana nel 1467, mentre Domenico condusse una vita sfarzosa, trasformando la sua casa in una piccola corte con una guarnigione privata.
Il Sacco di Roma del 1527 danneggiò gravemente i Massimo, che avevano negato finanziamenti a papa Clemente VII per difendersi. Domenico e i suoi figli parteciparono alla difesa di Castel Sant'Angelo, mentre lui stesso si rifugiò presso i Colonna per evitare di essere riconosciuto.
Dopo il sacco, Pietro commissionò nel 1532 a Baldassarre Peruzzi la costruzione di un nuovo palazzo, mantenendo il portico e adattando il progetto alla particolare pianta del sito. Il risultato fu un'imponente costruzione con una facciata simmetrica e cortili decorati.
Il palazzo Massimo è ricco di opere d'arte, tra cui il Discobolo, sculture classiche e decorazioni pittoriche come le Storie di Fabio Massimo, dipinte da Daniele da Volterra. Peruzzi curò anche la decorazione degli interni utilizzando bassorilievi antichi e opere di artisti contemporanei.