Coordinamento aristocratico in Germania
Nello spazio franco-orientale, ovvero in Germania, in confronto alla Francia emerse un coordinamento più regolare tra la grande aristocrazia che capeggiava i cinque ducati tedeschi: Sassonia, Baviera, Svevia, Lotaringia (alla francese Lorena), Franconia. Si trattava di grandi circoscrizioni territoriali, sorte o risorte con la fine dell’unità carolingia.
Non tutti i ducati ebbero la medesima durata: di pochi decenni la Franconia, millenaria la Baviera.
Elezione e dinastie regali
La regolarità dei rapporti interni all’aristocrazia tedesca era legata al fatto che la carica regia era elettiva e per individuare ed eleggere il nuovo titolare del trono era necessario un qualche accordo fra i duchi o altri potenti. Poteva capitare che un re particolarmente autorevole per capacità politiche e militari – come il sassone Enrico I, eletto nel 919 – riuscisse ad assicurare la corona a qualche generazione di suoi discendenti, ma il principio elettivo restava in vigore e il cambio di dinastia era sempre possibile.
Ottone I e il progetto imperiale
Furono proprio i successori di Enrico I a rilanciare il progetto imperiale di tradizione romana e poi carolingia, ovvero l’ambizione di ricostituire un potere valido e riconosciuto, in grado di governare su tutta la cristianità.
Ottone I, figlio di Enrico I, re di Germania dal 936, prese infatti l’iniziativa: nel 961, approfittando dei conflitti interni all’aristocrazia italica, conquistò la corona di re d’Italia e con essa il titolo imperiale. L’anno seguente (962) raggiunse Roma, dove papa Giovanni XII lo incoronò imperatore.
Espansione e riconoscimento di Ottone
A questo punto, i domini di Ottone si estendevano dall’Italia centrale fino alle coste delle Fiandre affacciate sul Mare del Nord, comprendendo i territori dei franchi orientali e di parte della Lotaringia delimitati a ovest dai fiumi Rodano e Mosa, mentre a NordEst si spingevano a ridosso del Golfo di Pomerania, dove incrociavano la pressione dei popoli slavi.
Ottone traeva ispirazione dal modello di Carlo Magno: ciò era parso chiaro fin
dalla cerimonia con cui ad Aquisgrana, la vecchia capitale carolingia, era stato incoronato re di Germania. Ora aggiungeva il titolo imperiale, a dar ancora più lustro a un monarca già potente.
Ottone II e il legame con Bisanzio
Quanto all’altro impero cristiano, quello di Bisanzio, Ottone cercò di espellerlo dall’Italia meridionale, dove ancora controllava Puglia, Lucania e Calabria; non riuscendovi, ottenne almeno un riconoscimento di fatto del proprio rango, combinando il matrimonio tra il proprio figlio, Ottone, e una nipote dell’imperatore d’Oriente, chiamata Teofàno.
Salito al trono come Ottone II, il figlio di Ottone I prese a cuore l’Italia: da buon imperatore cristiano fece guerra ai saraceni, ma ne venne sconfitto in Calabria e morì poco dopo, in età molto giovane (983).
Ottone III e la renovatio imperii
Tuttavia fu sotto l’adolescente Ottone III (996-1002), nato dal matrimonio fra
Ottone II e Teofàno, che più si sviluppò una elaborazione culturale e simbolica
su due versanti:
• l’universalità del potere imperiale, ovvero il fatto che esso dovesse estendersi a tutta la cristianità, e quindi a tutto il mondo conosciuto, che doveva diventare cristiano;
• il legame del potere imperiale con l’Italia, quasi che l’Impero romano, destinato alla conquista e alla conversione del mondo, rivivesse negli Ottoni come già era rivissuto una prima volta in Carlo Magno.
Era la dottrina della renovatio imperii («restaurazione dell’impero»), ovviamente in chiave cristiana, per cui il modello massimo d’ispirazione diveniva l’imperatore romano Costantino. Non a caso Ottone III, trasferita la sua corte a Roma, sostenne l’elezione a papa di Gerberto d’Aurillac, dotto vescovo di origine francese e suo precettore: questi prese il nome di Silvestro II (999-1003), richiamandosi al papa che secondo la tradizione aveva battezzato Costantino.