Il regno di Augusto
Il regno di Augusto, imperatore dal 27 al 14 d.C., coincise con un regno di pace,
prosperità economica e grande fioritura culturale, noto come "età augustea" o "Periodo Aureo".
Ottaviano e la morte di Cesare
Caio Ottaviano Turino, nato a Roma nel 63 a.C., figlio di Caio Ottaviano, apparteneva alla gens octavia, una ricca famiglia di Velletri. Nipote di Giulia, sorella di Cesare, era una figura poco conosciuta a Roma.
Nel 44 a.C. fu adottato per testamento come figlio ed erede dal prozio Cesare e, secondo la consuetudine, assunse il nome del padre adottivo, diventando Caio Giulio Cesare Ottaviano.
Pur soffrendo di malanni che col tempo andarono peggiorando diventando sempre più acuti, Ottaviano, allora un ragazzino, era dotato di una straordinaria forza di volontà che, insieme al coraggio, alla freddezza e alla prudenza con cui affrontava i nemici, fu notata dallo zio Cesare quando, nel 45 a.C., lo portò con sé in Spagna per debellarvi gli ultimi Pompeiani.
Egli ne seguì gli studi e appena diciassettenne gli affidò un piccolo comando in Illiria. Qui un messo lo raggiunse con la notizia della morte dello zio: egli accorse a Roma e si recò da Marco Antonio chiedendogli se il denaro che Cesare aveva lasciato ai cittadini era stato effettivamente distribuito. Non essendo questo stato fatto, Ottaviano si fece finanziare dai ricchi amici dello zio e distribuì questo denaro come egli aveva ordinato.
All'epoca aveva diciott'anni e il Senato lo prese in simpatia decidendo di favorirlo poiché credeva che non gli avrebbe dato problemi; inoltre gli aristocratici erano allarmati dalla prepotenza di Antonio e per questo appoggiavano l'unico in grado di contrapporglisi: Ottaviano.
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Lo scontro fra Antonio e Ottaviano e il secondo triumvirato
Lo scontro tra questi due generali avvenne presso Modena: dopo la vittoria Ottaviano rientrò a Roma alla testa di tutte le truppe, andò in Senato, impose la propria nomina a console e la morte dei responsabili della congiura contro Cesare. Il Senato, che aveva contato di usarlo come proprio strumento, resistette. Ottaviano, come contromossa, stabilì con Antonio e Lepido un secondo triumvirato. Il Senato chinò la testa e molti senatori e funzionari furono accusati della congiura contro Cesare, processati e uccisi. Ora restavano da castigare i due principali colpevoli, Bruto e Cassio, che, andati governatori in Macedonia e Siria, avevano unito le loro forze e formato un esercito. Lo scontro con le armate dei triumviri avvenne a Filippi nel 42 a.C. con la vittoria di queste. Quindi i vincitori si spartirono l'Impero; a Ottaviano toccò la fetta europea; a Lepido quella africana; Antonio prese l'Egitto, la Grecia e il Medio Oriente.
Antonio e l'alleanza con Cleopatra ai danni di Ottaviano
Antonio sperava, prima o poi, di eliminare i suoi alleati; per prima cosa, mandò un messaggio a Cleopatra intimandole di recarsi a Roma per rispondere alle accuse che le
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muoveva per aver finanziato Cassio, ma ella, sedottolo, pensò di farne un suo strumento per estendere il suo dominio.
Intanto a Roma, Ottaviano gettava le basi per la riunificazione. La moglie di Antonio, Fulvia, per sottrarre il marito da Cleopatra, lo richiamò a Roma e organizzò un complotto con il fratello di lui, Lucio. Essi arruolarono un esercito e lanciarono un appello di rivolta agli italiani. Dovette intervenire Marco Agrippa, il più fidato luogotenente di Ottaviano: Lucio si arrese a Perugia e Fulvia morì.
Cleopatra vide in questo avvenimento il pretesto per spingere Antonio alla guerra. Così egli radunò l'esercito e lo imbarcò su una flotta; sbarcato a Brindisi, assediò la guarnigione di Ottaviano. I soldati però si rifiutarono di battersi da entrambe le parti obbligando i loro generali alla pace. Questa fu saldata con un matrimonio: quello di Antonio con la sorella di Ottaviano, Ottavia. Antonio però rimandò Ottavia a Roma e si avviò con il suo esercito contro la Persia, impose un teorico vassallaggio, si proclamò vincitore, celebrò la sua vittoria, mandò un'intimazione di divorzio a Ottavia e sposò Cleopatra, rompendo così l'unico vincolo che lo legava a Ottaviano.
Ottaviano si era intanto innamorato di una donna incinta, Livia. Si era già sposato due Giulia. Divorziò volte, prima con Claudia, poi con Scribonia che gli aveva dato una figlia: anche da questa seconda moglie e sposò Livia.
Intanto aveva ripreso le sue imprese militari: il blocco di Sesto fu eliminato con la distruzione della sua flotta, e l'ordine fu ristabilito. Marco Agrippa, oltre che un buon generale, si rivelò un grande ministro di guerra: egli fu il vero riorganizzatore dell'esercito che doveva riportare l'unità di comando nell'Impero Romano.
La battaglia di Azio
Nel 32 a.C. giunse a Roma una lettera di Antonio in cui egli proponeva ai suoi due colleghi di deporre tutti insieme il potere e le armi e ritirarsi a vita privata. Ottaviano, non volendo rinunciare, tirò fuori il testamento di Antonio dicendo di averlo avuto dalle Vestali che lo tenevano in custodia. In esso egli designava come suoi unici eredi i figli avuti da Cleopatra: ci sono dubbi circa l'autenticità di questo documento ma, alimentando i sospetti di tutta Roma verso Antonio, esso permise a Ottaviano di intraprendere una guerra di indipendenza che dichiarò contro Cleopatra.
Le due flotte avversarie si scontrarono ad Azio e quella di Ottaviano, comandata da Agrippa, mise in fuga quella avversaria che ripiegò verso
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Alessandria. Ottaviano non la inseguì, ma sbarcò ad Atene per rimettere a posto le cose in Grecia; dopodiché tornò in Italia a sedarvi una rivolta; poi si recò in Asia e distrusse le alleanze che vi aveva lasciato Antonio, isolandolo. Quindi finalmente mosse verso Alessandria e lungo la strada ricevette tre lettere: una di Cleopatra, pronta a sottomettersi e due di Antonio che proponeva la pace. Disperato e non ricevendo risposta però alla fine Antonio lanciò un ultimo attacco, ma i mercenari di Cleopatra si arresero e ad egli giunse la notizia della sua morte: appresa questa falsa informazione si suicidò. Cleopatra, sentendosi perduta, fece altrettanto.
Ottaviano liquidò la loro eredità, mandò i loro figli da Ottavia, si proclamò re d'Egitto, ne intascò il tesoro, vi lasciò un prefetto e tornò a casa.
Ottaviano e la nomina di “Imperator”
Aveva trentun anni, si ritrovava padrone di tutta l'eredità di Cesare e il Senato non aveva la forza di contrastarlo.
In quegli anni i romani avevano smesso di credere alla democrazia e domandavano ordine, pace, sicurezza, una buona amministrazione e una moneta sana: Ottaviano si riteneva essere la persona più adatta per soddisfare queste esigenze.