Concetti Chiave
- La rappresentazione dello spazio nei testi narrativi è influenzata da contesti storici, culturali e dalle scelte degli autori.
- Nella Divina Commedia, Dante utilizza lo spazio in modo allegorico, simboleggiando il percorso morale dell'uomo attraverso Inferno, Purgatorio e Paradiso.
- Il Decameron di Boccaccio introduce uno spazio concreto e preciso, essenziale per la comprensione delle vicende narrate, svincolato da intenti morali.
- In Orlando furioso, Ariosto descrive uno spazio labirintico e orizzontale, rappresentando percorsi imprevedibili e tortuosi, in contrasto con la linearità dantesca.
- Ogni autore presenta una visione unica dello spazio, riflettendo l'evoluzione della narrativa dal medioevo al rinascimento.
Evoluzione della rappresentazione dello spazio
Il modo di rappresentare lo spazio in un testo narrativo ha subìto continui cambiamenti nel corso del tempo, condizionato dal contesto storico e culturale, dalle convenzioni proprie dei generi letterari e dalle scelte dei singoli autori. Riportiamo alcuni esempi dai quali risulterà evidente come qualsiasi analisi debba essere ricondotta al contesto storico-letterario di riferimento.
1) Dante Alighieri, Inferno, I, I
Dante e l'allegoria dello spazio
La Divina Commedia di Dante (1265-1321) si apre con il racconto dello smarrimento del narratore-protagonista in una selva oscura che rappresenta un’allegoria del peccato nel quale è facile precipitare e perdersi, ma dal quale è difficile uscire. Lo spazio delineato dal poeta è uno spazio allegorico che rimanda costantemente ad una realtà diversa da quella terrena, relativa alla sfera morale-religiosa.
Nella Divina Commedia ogni elemento possiede un significato allegorico, a partire dalla struttura del cosmo nel quale Inferno, Purgatorio e Paradiso sono allineati lungo una direttrice verticale; questa verticalità è un’allegoria del percorso ideale dell’uomo (rappresentato nel poema da Dante) che dalla presa di coscienza del male e del peccato (Inferno) giunge, attraverso un percorso di purificazione (Purgatorio), alla salvezza e alla contemplazione di Dio (Paradiso).
2) Giovanni Boccaccio, Landolfo Rufolo (Decameron, 11,1V)
Boccaccio e la concretezza dello spazio
Con il Decameron di Giovanni Boccaccio (13 13-1375) nasce la novella moderna, nella quale la realtà viene descritta e raccontata per quello che è, in tutti i suoi molteplici aspetti, svincolata da finalità di carattere morale e pedagogico. Anche lo spazio di conseguenza cambia significato, diventa uno spazio concreto, delineato con precisione, che non si limita a fare da sfondo alle avventure del protagonista, ma risulta indispensabile per la piena comprensione degli avvenimenti.
3) Ludovico Ariosto, Orlando furioso, 1,35
Ariosto e lo spazio labirintico
La selva descritta da Ludovico Ariosto (1474-1533) nell’Orlando furioso è un paesaggio stereotipato, caratterizzato dalla presenza di boschi intricati, nei quali si aprono ampie radure, dove scorrono limpidi ruscelli e fiorisce una eterna primavera. Al suo interno dame e cavalieri si incontrano e si scontrano, si inseguono, si perdono e si ritrovano, muovendosi in uno spazio labirintico, privo di un centro. Se nella struttura verticale del cosmo dantesco la vita si configura come un percorso lineare dal peccato alla redenzione, lo spazio orizzontale dell’Orlando furioso rimanda invece all’idea di un percorso originale e imprevedibile, che procede attraverso linee tortuose, errori e deviazioni.
Domande da interrogazione
- Qual è il significato allegorico dello spazio nella Divina Commedia di Dante?
- Come cambia la rappresentazione dello spazio nel Decameron di Boccaccio?
- In che modo lo spazio nell'Orlando furioso di Ariosto si differenzia da quello di Dante?
Nella Divina Commedia, lo spazio è un'allegoria del percorso morale dell'uomo, rappresentato dalla verticalità che collega Inferno, Purgatorio e Paradiso, simboleggiando il passaggio dalla consapevolezza del peccato alla salvezza (come descritto nel testo).
Nel Decameron, lo spazio diventa concreto e dettagliato, essenziale per la comprensione degli eventi narrati, svincolato da finalità morali, come evidenziato nel testo.
A differenza della struttura verticale di Dante, lo spazio nell'Orlando furioso è labirintico e orizzontale, simboleggiando un percorso imprevedibile e tortuoso, come descritto nel testo.