Concetti Chiave
- Le figure reversibili, come il Cubo di Necker, possono essere percepite in modi diversi a seconda dell'orientamento dell'osservatore, dimostrando la soggettività della percezione.
- La realtà fenomenica non coincide con la realtà fisica, poiché esistono distorsioni visive e movimenti impossibili che sfatano il realismo ingenuo.
- Lo studio di Gibson e Walk del 1960 ha indagato se la percezione di profondità nei neonati sia innata o appresa attraverso l'esperienza.
- Durante gli esperimenti, i bambini mostrano paura e reticenza nell'attraversare una superficie di vetro, indicando una capacità innata di percepire la profondità.
- Le reazioni simili di animali come pulcini e capretti, che evitano la superficie di vetro, suggeriscono che la percezione della profondità è un istinto innato.
Figure reversibili e percezione
Esistono figure, chiamate reversibili, che possono apparire diversamente orientate nello spazio a seconda di come le guardiamo. Cubo di Necker. Possiamo vedere lo schienale in primo piano con il retro verso di noi, oppure guardarla con lo schienale in secondo piano, di fronte a noi.
Realtà fenomenica e percezione
Non c’è una forma di realtà fisica che coincide con una realtà fenomenica → questo realismo ingenuo non esiste proprio perché ci sono le distanze non viste, le lunghezze deformate e movimenti impossibili che dimostrano il contrario.
Esiste una realtà fenomenica che esprime il modo di pensare cognitivo della persona che non coincide con come appaiono fisicamente gli elementi della realtà.
Studio di Gibson e Walk
Percezione di profondità. Lavoro di 2 autori Gibson e Walk che sono passati alla storia con uno studio sperimentale Visual clip nel 1960. Hanno posto come principale quesito di ricerca cercare di capire se l’organizzazione percettiva del neonato viene appresa con l’esperienza o fa parte del patrimonio genetico.
L’apparato sperimentale che hanno disposto per studiate il fenomeno consisteva in una struttura di legno, a forma di parallelepipedo, composta da 2 parti: una “piena”, le cui superfici sono coperte da disegni a quadri, e una “vuota”, dove il piano superiore è costituito da un vetro. Facendone vedere così il fondo.
Esperimenti con bambini e animali
Hanno preso in considerazione bambini da 6 a 14 mesi quando per le loro abilità motorie cominciano a effettuare i primi spostamenti con il gattonamento. Il bambino viene posto sulla superficie piena e la mamma si pone al bordo di questa. Chiama il bambino e il bambino senza nessuna esitazione si dirige verso di lei. A tale proposito si è voluto verificare se fosse una capacità innata prendendo in considerazione animali che avevano anche un giorno di vita. Un pulcino nato da 24 ore evita la superficie del vetro. Nei capretti e negli agnellini succede la stessa cosa.
Reazioni dei bambini alla profondità
Nell’altra condizione la mamma si pone al lato opposto e il bambino ha di fronte il vetro → il bambino ha reticenza a spostarsi ⇒ la maggior parte dei bambini si rifiuta di attraversare la zona pericolosa, nonostante la loro mano abbia provato la solidità della superficie. Alcuni rimangono bloccati nella zona di confine e scoppiano in un pianto a dirotto perché impossibilitati a raggiungere la madre.
Non vanno nella zona del vetro e manifestano un chiaro segno di disagio ⇒ i bambini presentano la capacità di percepire e discriminare la profondità e compare quando cominciano a muoversi autonomamente (anche a carponi).
Domande da interrogazione
- Cosa sono le figure reversibili e come influenzano la percezione?
- Qual è la differenza tra realtà fenomenica e realtà fisica?
- Qual è l'obiettivo dello studio di Gibson e Walk sulla percezione di profondità?
- Come reagiscono i bambini alla percezione della profondità durante gli esperimenti?
Le figure reversibili, come il cubo di Necker, possono apparire diversamente a seconda dell'orientamento con cui le osserviamo, dimostrando che la percezione è soggettiva e non sempre coincide con la realtà fisica.
La realtà fenomenica non coincide con la realtà fisica, poiché esistono distanze non viste e deformazioni che influenzano la nostra percezione, evidenziando che ciò che percepiamo è influenzato dal nostro modo di pensare cognitivo.
Gibson e Walk hanno cercato di determinare se l'organizzazione percettiva del neonato sia appresa attraverso l'esperienza o se faccia parte del patrimonio genetico, utilizzando un apparato sperimentale innovativo.
I bambini mostrano reticenza a spostarsi verso una superficie di vetro, manifestando disagio e paura, il che indica che hanno la capacità di percepire e discriminare la profondità già quando iniziano a muoversi autonomamente.